Mancano bovini da macello: la beffa degli agrari ticinesi

Oggi, giovedì, indetta dal lod. Dipartimento d’Agricoltura, come da pubblicazione sul «Foglio Officiale» e riportata sui giornali locali, fu tenuta a Faido una Fiera di Bestiame ove l’Associazione Padroni Macellai Ticinesi aveva preso l’impegno di comperare 30 Bovini di prima qualità per supplire alla mancanza di buoi italiani contingentati in modo più che ridotto dietro insistenti petizioni fatte dai contadini nostrani sia al nostro Governo che al Consiglio federale. Nella riunione indetta dal nostro Governo a Bellinzona il 24 settembre fra le Associazioni interessate, il sig. Bomio, avv. Cattaneo, Forni ecc. per i contadini hanno esplicitamente asserito che attualmente il nostro Cantone può fornire 3000 (dicesi tremila) bovini grassi da macello. La prima Fiera smentì in pieno queste asserzioni e oggi non un capo di prima qualità fu portato sul mercato. Notasi bene. Nemmeno uno. L’Associazione Macellai in mancanza d’altro comperò una decina di capi di bestiame di II.a, III.a e IV qualità non adatti a sostituire la carne dei buoi italiani. Era presente anche il veterinario cantonale. Lunedì avranno luogo a Mendrisio e martedì a Lugano due altri mercati indetti dal Dipartimento a questo scopo e si vedrà la fine di questa commedia inscenata dai contadini col solo scopo di far rincarare i prezzi delle carni e peggiorando la qualità a tutto svantaggio dei consumatori. Ogni commento per oggi guasterebbe. Torneremo sull’argomento fra giorni.
Fin qui il comunicato dell’Associazione Padroni Macellai; ma i commenti che in esso si ritengono superflui non mancherà di farli il grosso pubblico dei consumatori. Il nostro giornale fu preciso in parecchi suoi articoli sulla questione del rifornimento del Cantone e, specialmente dei grossi centri in bestiame da macello. Siamo stati sempre scettici sulla serietà di coloro che degli interessi di una classe di cittadini fanno una ragione politica e che, seguendo pedissequamente la politica del baronato agrario della Svizzera interna, fanno della pericolosa megalomania. Costoro non possono nemmeno rappresentare gli interessi della grande maggioranza dei contadini ticinesi i quali, più che produttori, sono anche essi dei consumatori! Ma, nel caso specifico, facendo qualche credito allo zelo col quale i signori rappresentanti della politica agraria confederata nel Ticino (capaci di provocare persino una illecita pressione del Consigliere Federale Schulthess), ci limiteremo a chiedere al Governo cantonale, e più particolarmente al neo eletto direttore del Dipartimento di Agricoltura, ex collega on. Galli, di prendere i necessari provvedimenti perché - si trattasse di bestiame estero, si trattasse di bestiame indigeno - i bisogni del consumo e la economia dei consumatori non ne avessero a soffrire. Oggi incominciamo a vedere quali siano i lieti risultati di quella che, a giusto titolo, viene chiamata la commedia degli agrari ticinesi.
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