Caslano Blues tempio di uno stile purtroppo statico

La carta geografica del blues in Ticino ha un nuovo punto di riferimento, Caslano, il cui festival nato quasi in sordina una decina di anni fa, si è progressivamente ampliato da diventare, assieme a Vallemaggia Magic Blues (e in attesa di verificare il rinato Bellinzona Blues Festival di fine luglio e il segmento Blues to Bop del LongLake Festival luganese) il riferimento cantonale per gli appassionati e per musicisti, internazionali e «local», di quel genere musicale. Genere che, a giudicare dai risultati raccolti dall’edizione 2026 di Caslano Blues – tanto pubblico e qualità artistica dell’offerta medio alta – gode di buona salute. Ma che se proviamo a guardarlo in maniera più distaccata e analitica, qualche problematica la evidenzia. Anzitutto dal profilo anagrafico: nelle cinque giornate di Caslano, così come in tutte le altre rassegne blues, i giovani si contano sulla punta delle dita e la media anagrafica degli spettatori è di poco inferiore all’età Avs. Il blues, insomma, oggi è una musica per anziani. Il che non sarebbe un problema (anzi, l’alta anagrafe media del pubblico riduce al minimo la possibilità di incidenti e complicazioni sul fronte dell’ordione pubblico) se ciò non avesse importanti – e nostro avviso pericolose – ripercussioni a livello artistico. Già perché degli stili che popolano la contemporaneità è l’unico ad essere al palo da più di mezzo secolo.

Se tutti gli altri generi si sono evoluti, si sono contaminati con il presente, hanno tenuto conto dell’evoluzione tecnologica, hanno assorbito il mutato assetto della società, il blues è identico a quello della sua ultima «rivoluzione» (il «british blues» degli anni Sessanta e il «white blues» americano dello stesso periodo), non si è spostato di una virgola in quanto a struttura, sonorità e testi. Si è insomma cristallizzato e con esso il suo pubblico. Che è lo stesso di allora, composto però non più ragazzini progressisti e un po’ ribelli, bensì da uomini e donne incanutiti, legati ai suoni e alle atmosfere della loro gioventù che chiedono ai musicisti di replicare all’infinito, rifuggendo e schifando ogni loro tentativo di innovazione. E dunque costringendo le band (raramente composte da giovani – altro dettaglio significativo) a replicare all’infinito schemi triti e ritriti che, pur eseguiti con una perizia superiore al passato, dopo mezz’ora di ascolto cominciano a provocare degli sbadigli. Il risultato e che il blues, almeno come viene proposto oggi, è un genere destinato se non all’estinzione ad essere confinato in una nicchia sempre più piccola e sempre meno seguita. A meno che non si inneschi al suo interno un processo di rinnovamento totale sul fronte delle sonorità e dell’approccio, in grado di coinvolgere le giovani generazioni, le uniche in grado di garantire la sopravvivenza del settore e di belle realtà come quella di Caslano.

Tornando alla quale vale la pena di sottolineare come sia stata in grado, in questi annindi assimilare la struttura di altri festival, per poi plasmare un modello originale e accattivante. Del «vecchio» Blues to Bop e di fortunate rassegne in auge un quarto di secolo fa (ricordate le storiche «Biasca Live», «Live Music Night e «Aspettando Estival?») ha mutuato la formula di tanti concerti in contemporanea in piccoli spazi – nella fattispecie le stupende corti private all’interno del borgo, altrimenti difficili da visitare – che invitano il pubblico a spostarsi, ad andare alla caccia di suoni e atmosfere sempre diverse. Dai festival più grandi ha copiato l’idea di non avere un solo «main stage» bensì due palchi, che ampliano l’offerta rendendo il lungolago, più dinamico, più vivo.
Sul versante musicale, Caslano 2026 ha avuto nelle voci femminili l’elemento più caratterizzante:della cantante afro-pavese Jane Jeresa in primis, con la sua esplosività scenica messa al servizio di un tappeto musicale che dal blues più tradizionale spazia al funk ben orchestrato dalla band del chitarrista italiano Roberto Morbioli e dell’americana Shari Puorto, che si muove sulle orme della compianta Janis Joplin. Piacevoli anche molti altri set tra i quali annotiamo il divertente duo chitarristico Paolo Fabris-Andrea Zinzi, l’emulo piemontese di Rory Gallagher Ricky Massini, la freschezza del combo grigionese Bluesick, il tocco «vintage» di Gianluca De Palo e il temporaneo ritorno «a casa» del locarnese Joe Colombo, da tempo stabilitosi a Cracovia. Un programma senza novità di rilievo ma piacevole, aiutato da condizioni climatiche e da una macchina organizzativa perfetta che hanno reso le calde serate di Caslano gradevoli, agli appassionati e non.

