I 30 nomi di Sanremo 2026

Iniziamo con la risposta: Tiziano Ferro, Patty Pravo, Tananai e altri 27, con l’asterisco che fra gli «altri» potrebbe esserci il sogno proibito di Carlo Conti: la reunion degli 883. Questa la domanda: quali saranno i 30 concorrenti del Festival di Sanremo 2026? Un po’ come per il calciomercato, è una gara a chi la spara più grossa perché tanto fra mille nomi almeno uno sarà giusto e permetterà il terribile «Io l’avevo detto» a tanti pseudo-insider. Ma a questo giro il totonomi sembra più facile che in quelli scorsi, vista la quantità di cantanti che ha bisogno del traino sanremese non per un album in uscita (esistono ancora gli album, quindi?) ma anche per un rilancio personale e artistico. Situazione graditissima a Carlo Conti, profeta del già visto e già sentito ma intelligente nello smarcarsi da vecchie glorie senza più nulla da dire. In ogni caso le due logiche possibili per parlare di Sanremo in estate sono quella delle uscite discografiche e quella del rilancio personale.
Tiziano Ferro
Per questo suo secondo Sanremo consecutivo, il quinto totale con quelli del triennio 2015-2016-2017, Conti da tempo pensa a Tiziano Ferro, che unirebbe la sua popolarità alle vicissitudini personali, generando interesse mediatico senza nemmeno bisogno di invenzioni da ufficio stampa. Inoltre per l’artista di Latina sarebbe il primo Festival da concorrente, dopo quelli fatti come ospite nei duetti (2006 con Zarrillo) e da solo, e come superospite fisso in tutte e cinque le serate del 2020, il primo Sanremo di Amadeus pochi giorni prima delle misure anti-Covid. Tutte situazioni protette, come del resto sarebbe in qualche modo protetta la sua presenza in gara: il meccanismo di voto attuale non consente di regalare la vittoria, ma di evitare figuracce sì. Conti è stato bravo nel capire il momento di Ferro, davvero di transizione: nuova manager, Paola Zukar, nuova casa discografica, la Sugar di Caterina Caselli dopo avere abbandonato la Universal, nuovi temi (chi conosce la Sugar dice meno tristi del solito) e nuovo sound. Certo ci vuole una canzone dall’impatto immediato, ma la disponibilità di Ferro c’è, per chiudere un cerchio in mezzo all’arena dopo le porte in faccia prese negli anni Novanta dal Festival come aspirante nuova proposta e le tante apparizioni successive da venerato maestro.
Pravo e Tananai
Fra le vecchie glorie con un presente c’è di sicuro Patty Pravo e Conti non se la è fatta sfuggire. La cantante veneziana, caso quasi unico di personaggio sia mainstream sia di nicchia, dice di avere pronto un brano per salutare degnamente Sanremo, alla sua undicesima apparizione in gara, in molti casi rilanciandosi proprio grazie al Festival: è il caso del 1984, con Per una bambola, con quel memorabile look da geisha firmato Versace, e del 1997 con … E dimmi che non vuoi morire, in entrambi i casi vincendo il premio della critica. Se Patty Pravo ha da lanciare il nuovo album di inediti, pronto da oltre due anni, Tananai dovrebbe andare a Sanremo soltanto per vincere, dopo due partecipazioni da concorrente: è il profilo ideale di Carlo Conti, giovane ma non giovanissimo (ha 30 anni), piace al pubblico femminile senza essere detestato da quello maschile: l’unico problema è che dopo avere spolpato il suo Calmocobra ed avere assaggiato il circuito dei featuring, Tananai non ha al momento una canzone sua che spacchi. Se la troverà il terzo grande nome in campo sarà lui.
E gli 883?
Il sogno proibito di Carlo Conti è, come detto, la reunion di Max Pezzali e Mauro Repetto sul palco dell’Ariston. Da sottolineare «sogno» e «proibito», non soltanto perché dai tempi di Max e Mauro insieme sono passati oltre trenta anni, ma anche perché l’immaginario degli 883 appartiene a un’epoca ben precisa ed è difficile rielaborarlo in chiave nostalgica. Certo i rapporti sono buoni, Mauro è già tornato in qualche concerto di Max come ospite, ha successo con il suo spettacolo nei teatri, la seconda stagione della Serie di Sky è imminente, eccetera, ma lo spirito di quei tempi è impossibile da riproporre. Mai dire mai, comunque, visto che Conti ci crede molto e che gli 883 sono amati da più generazioni.
Il rilancio
Sanremo ha smesso da anni di essere una sfilata di vecchie glorie e di cantanti «da Sanremo», ma questo non toglie che quello dell’Ariston sia l’unico palcoscenico in grado di rilanciare una carriera o comunque di riportare luce su artisti che non hanno una grande canzone da tempo immemorabile: proponendo qualcosa sopra il livello della decenza saranno in gara ex vincitori come Masini e Arisa, ma anche un pallino di Conti come Luca Carboni. Per un rilancio a livello personale e psicologico potrebbero essere in gara un’altra ex vincitrice come Angelina Mango e Sangiovanni, mentre gli addetti ai lavori danno per fatto il ripescaggio degli Zero Assoluto. Per il resto vale davvero tutto, a partire da Alfa che è stato uno dei trionfatori dell’estate per proseguire con il girone dei trapper, fondamentale per avere riscontri sui social network. In quota ultrapop Conti vorrebbe i Ricchi e Poveri in ogni sua trasmissione, ma questo potrebbe essere il giro di Bobby Solo. Guardando ai dischi in uscita c’è da scommettere sulla presenza di Rose Villain insieme a Guè.
L’incertezza
Stiamo parlando di Sanremo come se tutto fosse già previsto, ma in realtà l’edizione 2026 di sicuro non ha niente. A partire dalla data: è probabile che il Festival si svolga dal 24 al 29 febbraio, quindi molto tardi rispetto al solito, per evitare sovrapposizioni con le Olimpiadi di Milano-Cortina, ma l’ufficialità non potrà esserci fino al rinnovo della convenzione fra il Comune di Sanremo e la RAI, prevista per metà settembre dopo mesi di minacce, da una parte di scaricare la RAI e andare su un’altra emittente e dall’altra di trasferire il Festival in un’altra città (Torino la favorita, in questo scenario). Materia del contendere è la titolarità del format, visto che una sentenza del Consiglio di Stato ha assegnato a Sanremo sia «Festival di Sanremo» sia «Festival della canzone italiana». Insomma, la RAI è prigioniera di Sanremo, a cui paga 7 milioni l’anno, senza contare l’indotto enorme, ma vale anche il contrario visto che per entrare nell’immaginario pop bisogna essere sulla RAI. Sicura invece la riconferma della formula che, per farla breve, permette nella serata finale alla giuria della sala stampa e a quella delle radio, che pesano per il 33% ciascuna, di neutralizzare il polo del televoto, sempre che questo popolo non voti «bene». Non siamo alla giuria di qualità che fece vincere gli Avion Travel nel 2000, ma a un sistema che permette di proteggere certi artisti a scapito di altri. La grande differenza rispetto al passato, diciamo al pre-Amadeus, è che adesso nessuno fa il fenomeno snobbando il festival: quando ha la possibilità di andarci con una canzone forte anche il più (fintamente) antisistema dei rapper diventa un bravo cittadino.