La musica, una forza viva tra tempi e linguaggi

È con una lunga serie di sostantivi – continuità, connessione, destrutturazione, ridefinizione, interdisciplinarietà, plurilinguismo – che il direttore generale del LAC, Andrea Amarante, ha presentato ufficialmente la stagione musicale 2026/2027 del centro culturale luganese, che prenderà il via a settembre e che fino a giugno del prossimo anno si snoderà attraverso un fitto calendario strutturato secondo quella filosofia che lo guida sin dal suo insediamento un paio di stagioni fa. Ovvero «non una sequenza di eventi costruiti per rispondere a pubblici segmentati, ma un campo in cui i linguaggi diversi vengono messi in relazione, entrano in tensione e producono senso». Una stagione in cui «la qualità non è data dal singolo appuntamento, ma dalla coerenza del disegno complessivo» e all’interno della quale la musica «non è trattata come un patrimonio da conservare, ma come un campo dinamico in cui tradizione e presente si trasformano reciprocamente, generando nuove forme di ascolto e nuovi pubblici».

Pubblico nuovo e in aumento
Affermazioni queste frutto di un lavoro i cui risultati sono già sotto gli occhi di tutti: nella stagione che si sta concludendo il pubblico è aumentato sensibilmente (gli ultimi dati relativi al calendario parlano di quasi 18.000 mila spettatori, con un netto incremento rispetto al passato e, soprattutto, con una media d’età molto più bassa) ed è esponenzialmente cresciuto pure il gradimento nei confronti delle aperture effettuate verso i nuovi generi abbracciati – il jazz, soprattutto, ma anche l’elettronica, la musica etnica e il musical. Aperture e contaminazioni che saranno ancora più presenti nel prossimo calendario il quale non sarà, come spiegato da Andrea Amarante «un catalogo di nomi illustri da allineare in ordine di prestigio». E neppure «un contenitore in cui si cerca di soddisfare tutte le aspettative possibili», bensì un mosaico di eventi che trattano la musica «come una forza viva, capace di attraversare tempi, linguaggi, immagini, comunità».
Il pianoforte quale piatto forte
Eventi che, pur affrontando i generi più diversi, avranno quale «focus» il pianoforte. «Ho voluto partire dal pianoforte perché è forse il feticcio per eccellenza della tradizione musicale borghese – spiega Amarante – lo strumento che più di ogni altro è stato associato ad un’idea di prestigio, di interiorità colta. Proprio per questo mi interessava metterlo al centro della programmazione non come oggetto storico, di venerazione, ma come strumento dal quale si irradiano linguaggi diversi». Durante l’arco della stagione dunque, la sua tastiera bianconera verrà delineata sia nel suo contesto più tradizionale, quello cameristico e sinfonico, con solisti di grande pregio quali Evgeny Kissin (5 febbraio), Hélène Grimaud (8 giugno), Fazil Say (30 aprile con la Camerata Salzburg) e Yuja Wang (7 giugno, nella duplice veste di solista e direttrice della Mahler Chamber Orchestra), sia in quello jazz grazie al ritorno in Ticino della nipponica Hiromi (29 ottobre) e in uno decisamente «crossover» con Olafur Arnalds (6 maggio) e la sua abilità nell’articolare un linguaggio ibrido tra scrittura acustica e elettronica.

Sinfonismo e camerismo
Nella nuova stagione musicale del LAC, pur all’insegna delle aperture verso altri generi, un grande spazio lo conserva anche il grande repertorio sinfonico, affidato a rinomate orchestre e a direttori autorevoli. Anche in questo caso, tuttavia si è cercato di coinvolgerli «in pratiche interpretative che propongono riletture aperte a ogni linguaggio, ripensando alla funzione dell’interprete, spostando sempre più in là i confini delle coordinate esecutive fino a lambire territori che trasgrediscono senza tradire». Tra i protagonisti ci saranno Daniele Gatti sul podio della Staatskapelle di Dresda (28 ottobre), la Freiburger Barockorchester e il Collegium Vocale Gent (5 dicembre) diretti dall’altrettanto celebre Pablo Heras-Casado;Diego Fasolis con e l’OSI , i Barocchisti e il Coro della RSI (sabato 27 marzo con una replica del tradizionale Concerto del Venerdì Santo di Bellinzona) e la Zürcher Kammerorchester (18 aprile). Nell’articolato gioco di incastri musicali, un ruolo importante lo avrà pure l’offerta cameristica con realtà quali il Desguin Kwartet (24 gennaio); il Quatuor Våren (21 febbraio); l’Helix Trio (21 marzo) e I Solisti della Scala (4 aprile), questi ultimi con un programma che va da Beethoven a Luigi Tenco, ossia tra memoria e scrittura contemporanea.
Tra jazz e musiche di confine
In un calendario basato sugli interscambi non potevano mancare appuntamenti che potremmo definire «di confine», ossia in grado di ribaltare le consuetudini non solo sul fronte prettamente sonoro ma anche sulle forme espressive. In questo contesto si inserisce la Don Li Cosmotonic Experience (20 settembre), progetto che esce dallo spazio teatrale e si sposta in Piazza Luini dove il pubblico viene fatto «orbitare» in un flusso musicale e teatrale di sei ore senza soluzione di continuità, attorno e all’interno dell’opera Orbital Garden Satellite. Idem per Maybe a Concert (29 e 30 settembre) ideato da Raissa Avilés, cantante, performer e autrice svizzera di origini messicane per la quale i confini tra concerti e azione scenica diventano sempre più labili, e per Dhafer Youssef (16 ottobre), virtuoso dell’oud la cui scrittura si fonda su una coesistenza di pratiche: la vocalità di ascendenza sufi, l’improvvisazione jazzistica, l’elaborazione timbrica con una forte identità autoriale. Al jazz più propriamente detto fanno riferimento invece il Roberto Pianca Quartet feat. Johnathan Blake (11 novembre, nella sede di Jazz in Bess con cui si consolida quest’anno la collaborazione), il trombettista norvegese Nils Petter Molvær (10 gennaio), la sassofonista cilena Melissa Aldana, (17 marzo a Jazz in Bess) e Kinan Azmeh & CityBand (11 maggio). Il vivace programma si completerà con le storiche rassegne dedicate al contemporaneo Early Night Modern e E.A.R. – Electro Acoustic Room.
Tantissime proposte, insomma, all’insegna delle connessioni inaugurate, sabato 12 settembre, da un inedito gala operistico-solidale: un recital promosso dall’Opera Peace Academy che vedrà l’OSI e una decina di giovani talenti del canto lirico provenienti dal mondo intero spaziare tra immortali arie di Verdi, Puccini e Strauss. Prevendite di abbonamenti e singoli biglietti già aperte su www.luganolac.ch
LAC en plein air tra suoni del mondo e Neue Volkmusik
La stagione musicale del LAC2026/2027, sarà anticipata da una programmazione estiva, denominata LAC en plein air, che nel suo nono anno di programmazione, si rinnova articolandosi in due momenti distinti, affidati a due curatele diverse, coerenti con la visione artistica del LAC e in programma nell’Agorà alle spalle del centro culturale. Il primo segmento, in programma dal 26 giugno al 4 luglio, prevede sei serate ideate da Saul Beretta, con un itinerario tra jazz, blues e sonorità dal mondo, che attraversa idealmente l’Italia (in particolare la canzone popolare milanese e quella partenopea) e il Brasile.

Dal 21 al 30 agosto, nel weeekend che in passato era contraddistinto, a Lugano, dalle proposte di Blues to Bop, ci sarà invece un ciclo di concerti, curati dall’etnomusicologo Johannes Rühl, che indagheranno invece il rapporto tra musica popolare, area alpina e spaziotransalpino, rivolgendo un’attenzione particolare alle forme contemporanee della Neue Volkmusik, con la presenza di importanti artisti e progetti svizzeri e italiani. La programmazione si arricchisce e completa con alcuni appuntamenti volti a rafforzare il dialogo con le realtà culturali del territorio. Tutte le proposte di LAC en plein air saranno a ingresso libero.
