Quando Profondo rosso cambiò il suono del cinema (e altre 5 colonne sonore che hanno fatto la storia)
Pensate a Il Padrino. Oppure a Il buono, il brutto, il cattivo. È quasi impossibile pronunciarne il titolo senza che nella mente inizi immediatamente a risuonare una melodia. Prima ancora delle immagini, spesso è la musica a riattivare la pellicola dei ricordi. Una colonna sonora non accompagna soltanto un film: ne diventa parte integrante, contribuisce a costruirne l'identità e, nei casi più riusciti, finisce per vivere di vita propria. È un'arte silenziosa, perché raramente occupa il centro della scena, ma fondamentale nel determinare l'impatto emotivo di un'opera.
È anche per questo che stasera il Locarno Film Festival renderà omaggio a Claudio Simonetti, premiandolo per il suo straordinario contributo alla musica da film, prima della proiezione speciale di Inferno in diretta (1985) di Ruggero Deodato, di cui firmò la colonna sonora. Un riconoscimento che celebra uno dei compositori italiani più influenti nel cinema di genere e che lo inserisce idealmente in una tradizione che ha reso l'Italia un punto di riferimento mondiale nella musica per il grande schermo. Da Nino Rota, che ha dato un suono ai capolavori di Federico Fellini e Francis Ford Coppola, a Ennio Morricone, autore di temi entrati nell'immaginario collettivo, passando per Nicola Piovani, premio Oscar per La vita è bella, e Franco Micalizzi, capace di definire il carattere del poliziesco all'italiana.
Fondatore e anima dei Goblin, Simonetti ha saputo portare il rock progressivo dentro il cinema, trasformando sintetizzatori, organi e chitarre elettriche in strumenti capaci di generare tensione, inquietudine e suspense. Una scelta quasi rivoluzionaria negli anni Settanta, quando le colonne sonore erano ancora dominate da grandi orchestrazioni. Invece di limitarsi ad accompagnare le immagini, i Goblin finirono per dialogare con esse, creando un linguaggio sonoro nuovo, riconoscibile fin dalle prime note.
La collaborazione con Dario Argento ha cambiato il modo di concepire la musica nei film horror. Titoli come Profondo rosso, Suspiria, Phenomena e Opera non sarebbero gli stessi senza quelle sonorità ipnotiche che hanno contribuito a renderli opere di culto. Nel cinema di Argento, infatti, la musica non arriva dopo le immagini: sembra quasi precederle, anticipando il pericolo, amplificando l'angoscia e trasformando il suono in uno degli elementi narrativi del racconto.
Emblematica è proprio la vicenda di Profondo rosso. Chiamati inizialmente per arrangiare le musiche di Giorgio Gaslini, Simonetti e i Goblin finirono per comporre i brani principali della colonna sonora. Il risultato fu straordinario: oltre un milione di copie vendute nel primo anno, un Disco d'Oro e una permanenza record nelle classifiche italiane. Quel celebre tema, ancora oggi immediatamente riconoscibile dopo poche note, è diventato uno dei simboli del cinema di genere italiano e dimostra come una colonna sonora trasformandosi addirittura in un patrimonio della cultura popolare.
Claudio Simonetti ha dimostrato così di appartenere a quella ristretta cerchia di compositori le cui colonne sonore hanno saputo superare i confini del film. Nel corso della sua carriera ha collaborato, oltre che con Dario Argento, anche con registi come George A. Romero e Ruggero Deodato. Le sue musiche continuano a essere eseguite nei teatri di tutto il mondo, spesso accompagnando dal vivo la proiezione delle pellicole per cui sono nate, e vengono riconosciute dopo decenni anche da chi magari non ha mai visto i film originali. È il segno che una grande colonna sonora riesce a emanciparsi dalle immagini senza tradirle, conservandone intatta la forza evocativa e trasformandosi in memoria collettiva continuando a parlare a generazioni di spettatori, ben oltre il pubblico degli appassionati dell'horror.
L'omaggio di Locarno assume così un significato che va oltre il riconoscimento di una straordinaria carriera. È il tributo a un compositore che ha contribuito a definire il suono del cinema italiano e, insieme, a tutti quegli autori che con le loro colonne sonore hanno dimostrato come la musica non accompagni semplicemente un film ma ne diventi parte integrante, a volte andando addirittura oltre ai titoli di coda.
Le colonne sonore che hanno fatto la storia del cinema
Simonetti non è un'eccezione. La storia del cinema è costellata di compositori che, con poche note, sono riusciti a fare ciò che a volte non bastano immagini o dialoghi a ottenere: rendere un film immortale. Alcune colonne sonore hanno reinventato un genere, altre hanno dato un'identità a intere saghe, altre ancora sono finite per vivere di vita propria. Eccone cinque che hanno cambiato per sempre il rapporto tra musica e grande schermo.

Per un pugno di dollari
Prima del fischio di Alessandro Alessandroni, il West aveva un altro suono. Quando Sergio Leone chiese a Ennio Morricone di scrivere la musica per Per un pugno di dollari, il compositore capì che le grandi orchestre hollywoodiane non avrebbero funzionato. Così costruì una colonna sonora con strumenti e rumori che nessuno aveva mai osato portare in un western: fruste, spari, campane, chitarre elettriche e il celebre fischio di Alessandroni, affiancato dal coro dei Cantori Moderni. Leone ne rimase talmente colpito da far ascoltare i brani sul set prima delle riprese, affinché il ritmo della musica guidasse i movimenti degli attori. Un metodo allora quasi impensabile, che avrebbe contribuito a cambiare per sempre il rapporto tra regia e colonna sonora. Morricone avrebbe poi perfezionato quella formula in Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo e C'era una volta il West, prima di firmare capolavori come Mission e Nuovo Cinema Paradiso.

Star Wars
George Lucas pensava inizialmente di utilizzare musiche classiche già esistenti, come aveva fatto Stanley Kubrick in 2001: Odissea nello spazio. John Williams lo convinse a fare l'opposto: scrivere una partitura completamente originale, ispirata ai grandi compositori romantici come Wagner, Holst e Korngold. La sua intuizione fu assegnare a ogni personaggio un'identità musicale: Darth Vader ha la Marcia Imperiale, Luke il tema eroico, Leia una melodia delicata, la Forza un motivo riconoscibile fin dalle prime note. È una tecnica, quella del leitmotiv, che Williams ha perfezionato anche in Indiana Jones, Harry Potter e Jurassic Park, trasformando le sue musiche in personaggi aggiunti del racconto.

Momenti di gloria
Vangelis non lavorava come molti compositori di cinema. Non scriveva prima lo spartito per poi registrarlo con un'orchestra. Preferiva sedersi davanti ai sintetizzatori e improvvisare, lasciando che fossero le immagini a guidare la musica. Così nacque anche il tema di Momenti di gloria: una melodia semplice, costruita su poche note e un crescendo quasi impercettibile, capace però di evocare sacrificio, vittoria e nostalgia. Il paradosso è che oggi quel brano è probabilmente più celebre del film stesso. Dopo quel successo, Vangelis avrebbe confermato il proprio talento con un'altra colonna sonora leggendaria, quella di Blade Runner, destinata a influenzare la fantascienza per decenni.

Il gladiatore
Per raccontare l'antica Roma Hans Zimmer non voleva cadere nei cliché della musica "storica". Per questo chiamò Lisa Gerrard, cantante australiana dei Dead Can Dance, chiedendole di cantare in una lingua inventata. Non latino, non greco: un linguaggio senza significato preciso, pensato per parlare direttamente alle emozioni. L'incontro tra quella voce e l'orchestra di Zimmer diede vita a una colonna sonora sospesa tra sacro ed epico, diventata il modello di gran parte del cinema storico dei vent'anni successivi. Zimmer, già autore delle musiche di Rain Man e Il re leone, avrebbe poi continuato a reinventare il genere con Il cavaliere oscuro, Inception, Interstellar e Dune.

Il Padrino
Francis Ford Coppola non cercava una musica da gangster movie. Cercava il suono di una famiglia. Nino Rota rispose componendo un tema ispirato alle melodie popolari siciliane, costruito attorno a un valzer malinconico che racconta insieme nostalgia, potere e destino. La sua apparente semplicità è il frutto di un equilibrio raffinatissimo. Curiosamente, quella colonna sonora venne esclusa dagli Oscar perché alcuni giurati notarono una somiglianza con un motivo scritto anni prima per Fortunella. L'Academy cambiò idea due anni dopo, premiando Rota per Il Padrino - Parte II. Del resto, il compositore aveva già lasciato un segno indelebile nel cinema firmando le musiche di capolavori di Federico Fellini come La strada, La dolce vita, 8½ e Amarcord.


