Raf torna a Sanremo, un amore «Infinito»
È una domanda che Raf cantava a inizio degli anni Duemila, trasformandola in una delle sue ballate più amate. Oggi, tornando al Festival di Sanremo 2026 con Ora e per sempre, quella tensione verso ciò che resiste al tempo sembra trovare una nuova forma. Non più l’inseguimento di qualcosa che sfugge, ma la scelta di restare.
Raf mancava dall’Ariston dal 2015. Undici anni dopo rientra con un brano che, già dal titolo, è una dichiarazione programmatica. Ora e per sempre racconta un amore nato alla fine degli anni Ottanta che si ritrova oggi a fare i conti con un mondo completamente diverso. «È una storia d’amore iniziata verso la fine degli anni ’80 – ha spiegato – e due protagonisti, oggi, in un mondo profondamente cambiato, si trovano a confrontarsi con qualcosa che allora non avevano minimamente immaginato».
Non è un’operazione nostalgica, ma una riflessione sulla durata. Se Infinito era la rincorsa a un sentimento assoluto, qui l’assoluto si misura con il tempo trascorso, con le trasformazioni, con le cicatrici. Il cuore resta lo stesso: l’amore come esperienza che supera le contingenze.
Raf rivendica il suo metodo di lavoro: «Io scrivo sempre prima la melodia. Quando ho cominciato a scrivere il testo di questa canzone mi sono accorto che il lato emozionale era molto evidente. L’ho fatta ascoltare e mi hanno detto che è una canzone che emoziona molto. Se non avessi avuto un brano come questo non avrei mai deciso di presentarmi al Festival».
Non è la gara, dunque, ad averlo riportato sul palco. È la convinzione sulla forza della canzone. «Sanremo è oggi più che mai l’unico palcoscenico veramente importante in Italia per presentare nuova musica. Dopo l’estate uscirà un album di inediti, il primo dopo undici anni, e il Festival può essere molto utile in questo senso».
Ora e per sempre è stata scritta anche con il figlio Samuele Riefoli. Un dettaglio che aggiunge un ulteriore livello di lettura: un artista che racconta una storia d’amore nata negli anni Ottanta, oggi, insieme a una nuova generazione. Passato e presente che si intrecciano nella stessa partitura.
Nella sua carriera ultradecennale, Raf ha attraversato stagioni diverse: la svolta internazionale con Self Control, il pop sofisticato di Ti pretendo, l’energia di Battito animale, la malinconia lucida di Infinito. A Sanremo ha avuto un rapporto altalenante con la classifica, ma non con il tempo. Cosa resterà degli anni ’80, ad esempio, non brillò nella graduatoria finale, eppure divenne uno dei brani simbolo di quell’epoca.
«Storicamente a Sanremo non ho avuto grande fortuna nella classifica immediata – ammette – ma le canzoni che ho presentato magari non ottenevano grandi risultati nell’immediato, poi diventavano delle hit. Per me conta che la canzone resti, più che la posizione».
È una visione coerente con tutta la sua poetica: la musica come traccia lunga, non come sprint momentaneo. In questo senso, il legame tra Infinito e Ora e per sempre non è solo tematico, ma strutturale. In entrambe c’è l’idea che l’amore non sia una fotografia, ma un processo. Non un attimo congelato, ma una continuità.
Anche l’approccio personale al Festival è cambiato. «Questa volta mi sento più maturo, è scontato dirlo. Nelle precedenti edizioni avevo una forte dose di ansia per la gara, per la prestazione. Questa volta voglio divertirmi».
La parola chiave del testo, ha spiegato, è «empatia». E non è un dettaglio. Empatia significa relazione, scambio, riconoscimento reciproco. Significa costruire un ponte tra palco e platea, tra chi canta e chi ascolta.
«Chi fa musica non la fa per gareggiare con gli altri. Se c’è una gara, è solo con se stessi. Io faccio musica per il piacere di farla. È sempre stata la mia attitudine».
In un’edizione in cui convivono linguaggi e generazioni diverse, Raf porta una ballata che non rincorre le mode, ma riafferma una centralità: quella della melodia e del sentimento. L’infinito, cantava, è ciò che rincorri per tutta la vita. Oggi sembra suggerire che, a volte, l’infinito è semplicemente scegliere di restare. Ora. E per sempre.


