Ultimo giro di ballo per il «vecchio» Estival

La grande musica è pronta a invadere le piazze ticinesi. Come obbedendo a un unico, grande ordine, nel giro di 48 ore prendono infatti il via alcuni degli eventi musicali di area pop più importanti dell’estate cantonale: Moon&Stars in Piazza Grande a Locarno (vedi pagina 25), LongLake Festival (con il suo segmento Estival Jazz in Piazza della Riforma) a Lugano e Magic Blues in Valle Maggia. Tre manifestazioni completamente differenti tra di loro - per struttura e per target - ma con un unico obiettivo: fare della Svizzera italiana un importante polo a livello nazionale, e non solo, della scena openair.
Dei tre festival quella che vanta la storia più importante è senza ombra di dubbio Estival Jazz: nata nell’ormai lontano 1979 per iniziativa di due allora giovani appassionati (Jacky Marti e Andreas Wyden che - piccola curiosità - scelsero di concentrarsi sulla musica improvvisata più che per una indomabile passione, che comunque c’era, per il fatto che organizzare un openair jazzistico costava meno rispetto a un’analoga rassegna rock) e che anno dopo anno, sfruttando al meglio una favorevole congiuntura economica, è cresciuta sino a diventare l’assoluto punto di riferimento, a livello subalpino per i festival generalisti all’aperto. E questo pur mantenendo sempre un solido legame con un genere - il jazz - non propriamente popolare ma che grazie ad Estival (e al suo principale partner, la RSI) è diventato familiare a un ampio strato della popolazione. Di quella versione di Estival Jazz, tuttavia, dopo il periodo pandemico che ha ridisegnato completamente i contorni del mondo musicale, oggi rimane ben poco. Probabilmente solo la serata odierna (inizio alle 20.30), l’unica che è riuscita a conservare le caratteristiche dell’Estival del passato, ossia con ingresso gratuito e con proposte di grande qualità che vanno oltre il concetto di «mainstream». Ad aprirla sarà infatti Amaro Freitas, giovane pianista e compositore brasiliano considerato una delle voci più rivoluzionarie e acclamate del jazz contemporaneo globale in virtù di uno stile che si distingue per un approccio allo strumento fortemente ritmico e percussivo, capace di fondere le strutture del jazz d’avanguardia con la musica tradizionale «nordestina».
Seguirà il singolare abbinamento tra l’Orchestra della Svizzera italiana, per l’occasione diretta dall’anglo-svizzero Kevin Griffiths e il trio di un altro musicista brasiliano, Hamilton de Holanda. Cinquantenne originario di Rio de Janeiro, proveniente da una famiglia profondamente legata alla musica tradizionale brasiliana, de Holanda sin da giovanissimo ha sviluppato un amore viscerale per il «choro», genere musicale brasiliano nato alla fine dell’Ottocento, ricco di sincopati, improvvisazione e virtuosismo. Dotato di una tecnica straordinaria, nel corso degli anni si è affermato come uno dei più grandi mandolinisti al mondo. La sua innovazione più celebre consiste nell’aver aggiunto due corde extra al mandolino tradizionale brasiliano (bandolim), portandolo da otto a dieci corde, ampliando così le possibilità armoniche e melodiche dello strumento in modo radicale e aprendo nuovi orizzonti espressivi fino ad allora inesplorati. Forte anche di questa innovazione, la sua carriera internazionale è decollata nei primi anni Duemila, quando ha iniziato a esibirsi sui palcoscenici di tutto il mondo, collaborando con affermate stelle tra le quali il pianista Chick Corea, con il quale ha inciso l’album Choro, un incontro straordinario tra due mondi musicali - il jazz nordamericano e il choro brasiliano - che ha ottenuto consensi unanimi dalla critica internazionale. Hamilton ha inoltre lavorato a lungo con grandi nomi della musica brasiliana come Hermeto Pascoal e João Bosco, dimostrando una versatilità rara e una capacità unica di dialogare con generi diversi senza mai perdere la propria identità artistica che staseraverrà ulteriormente valorizzata dagli arrangiamenti orchestrali dell’Orchestra della Svizzera italiana.
Da domani, poi, Estival Jazz cambierà definitivamente pelle trasformandosi in un evento di chiara impronta «pop» grazie alla presenza, venerdì sera, di Antonello Venditti, uno dei decani del cantautorato italiano che arriva a Lugano nell’ambito del tour legato all’ennesimo album «live» (il dodicesimo!) della sua ultracinquantennale carriera, intitolato Daje!. Sabato invece spazio al milanese Matteo Professione, in arte Ernia, anch’egli in Ticino nell’ambito di un tour di grande successo legato ad un album, Per soldi e per amore che, pubblicato lo scorso dicembre, ha ribadito il suo status di prim’attore in quella scena rap-trap che - con i dovuti e necessari distinguo - può essere considerata il vero erede di quella scuola cantautorale che tanta presa sui giovani ebbe negli anni Settanta e Ottanta. I biglietti d’ingresso per le serate di venerdì e sabato sono disponibili su www.biglietteria.ch
