Un genio del pianoforte nella Caverna dei Cristalli

Il luogo non è di quelli che ti aspetti per un recital di musica classica: sul Passo del San Gottardo all’interno dell’ex storica fortezza oggi trasformata in museo, nella suggestiva Caverna dei Cristalli cui si accede dopo una camminata di qualche centinaio di metri attraverso umidi tunnel che ti portano nel cuore della montagna. Lì, in un’atmosfera tra il primordiale e il magico, ieri pomeriggio si è esibito, ospite della Fondazione Sasso San Gottardo, uno dei pianisti più talentuosi e intelligenti della scena contemporanea: lo statunitense Kit Armstrong che ancor prima di sedersi alla tastiera ha stupito per la sua abilità linguistica. Nato a Los Angeles nel 1992 da famiglia di origini britanniche e taiwanesi, esperto in musica e matematica con un bouquet di lauree conseguite negli States, in Inghilterra, in Cina e in Francia (dove attualmente risiede e dove ha acquistato un’antica chiesa per adibirla a sala concerti e mostre) Armstrong, davanti alla centuria di spettatori accorsi per l’evento, si è infatti espresso in un tedesco impeccabile non solo per commentare, brano dopo brano, il suo recital imperniato sul rapporto tra Johann Wolfgang von Goethe e il San Gottardo nonché su come il grande scrittore tedesco ha poi influenzato l’opera di Franz Liszt, ma si è pure soffermato in un’amabile chiacchierata con il pubblico, sul rapporto tra musica e matematica (l’altra grande passione della sua vita, per certi versi addirittura predominante rispetto alla sua carriera artistica) nonché sulla possibile evoluzione della musica, soprattutto alla luce del prepotente arrivo dell’intelligenza artificiale.
Un prodigioso talento, insomma, che diventa ancor più straordinario quando dalla parola passa alla tastiera dove ad un’invidiabile tecnica e ad una cura matematica nei minimi dettagli delle partiture, abbina una grande abilità nel trovare nel suo strumento una gamma di sonorità e di colori tra le più ampie che un pianista è in grado di ottenere dal pianoforte. Capacità che ha sfoderato appieno nel repertorio da lui scelto e dedicato in massima parte, come accennato, a Franz Liszt e a pagine che richiamano la sua profonda ammirazione per Goethe e la sua capacità di trasformare suggestive località (come il Passo del San Gottardo, appunto) in luoghi di elevazione, prova e contemplazione nella stessa misura in cui, lui stesso, trasformava paesaggi e viaggi in esperienze musicali.
Da qui la scelta di eseguire una personale rielaborazione di Mignons Lied, nonché la Goethe-Festmarsch, il secondo movimento della Faust-Symphonie (Gretchen), e altre pagine tra cui la celebre Vallée d’Obermann tratta dalla raccolta Années de pèlerinage: Première année: Suisse che rappresenta forse l’apice della capacità di Liszt di fondere la letteratura con il linguaggio pianistico d’avanguardia del XIX secolo. Per poi chiudere, tra gli entusiasti applausi della platea – e forse in omaggio alla struttura militaresca che l’ha ospitato – con l’energica Polonaise in La maggiore di Chopin in grado di far risuonare la Caverna dei Cristalli al massimo delle sue potenzialità acustiche.
