Cent'anni fa

Mussolini educa il popolo sulla politica internazionale

Le notizie del 28 maggio 1926
Grande folla a Genova per il discorso del Capo del Governo.
Red. Online
28.05.2026 06:00

Lettere romane: un occhio fuori casa
La visita dell’on. Mussolini a Genova ed il discorso che vi ha tenuto esorbitano dalla cerchia delle cosiddette visite protocollari del Capo del Governo ad un centro industriale e marittimo. L’on. Mussolini a Genova ha impreso a discutere direttamente col popolo di problemi di politica estera; ha insomma detto chiaramente al popolo italiano che è un dovere per tutti di occuparsi anche dei problemi di politica estera fino ad alcuni anni fa considerata in Italia un campo riservatissimo ai circoli ufficiosi ed ai pochi inizianti. Il discorso sulla politica internazionale, preannunziato, ma poi non tenuto alla Camera per la chiusura della discussione sul bilancio degli Esteri, l’on. Mussolini l’ha riservato al popolo di Genova. Novità interessante, iniziativa lodevole. Del fascino, del prestigio, dell’autorità di cui gode presso le folle, l’on. Mussolini si fa strumento per formare l’educazione politica. E di ciò, quanti degli italiani non sono elogianti professionali del Capo del Governo, possono e debbono avergli gratitudine infinita, giacché nulla era più umiliante del dover constatare, nei tempi ora morti, come, quando un uomo politico si accostava alle folle non sapesse, per muovere a commuoverle, che parlar loro, con suonante retorica, di problemi di immediato interesse economico, o di argomenti di rissoso interesse locale: di pancia o di campanile!

[...] L’on. Mussolini, com’è suo costume, non ha voluto nascondere la gravità del momento dietro i veli di un losco ottimismo. Ora grigia, - egli ha detto, alle masse che l’ascoltavano e ch’egli sa degne di sentirsi dire la verità. Ora difficile: barriere di egoismi si alzano dovunque in Europa; fermenti di odio ribollono; enigmi formidabili si vanno ponendo. Dovunque, fuorché in Italia, è agitazione convulsa: Ginevra sprofonda nella più ipocrita delle impotenze declamatorie; il patto di Locarno è un fantasma. La Germania, dietro la rinnovata bandiera imperiale rovesciando Luther, ma conservando Stresemann agli Esteri si prepara a restaurare la politica bismarkiana.. Il Belgio non riesce ad uscir dal marasma per colpa di Vandervelde, esecutore degli ordini della Internazionale di Amsterdam e dei banchieri di New York, rinunzia praticamente ad ogni autonomia diplomatica e finanziaria. In Francia il Governo non sa scoprire altro rimedio alla crisi finanziaria che un pericolosissimo colpo di mano sulla riserva aurea della Banque de France. L’Inghilterra è ridotta a ricorrere al neoprotezionismo, per riparare alla grave crisi economica e speculare al ribasso. Della Polonia non occorre parlare, poiché tanto ne parla la cronaca e tante apprensioni già desta in tutta l’Europa orientale. Ora grigia, veramente, anche per l’Italia, che, se per sua fortuna, non soffre di nessuna di quelle crisi, ne può risentire, e in parte ne risente, gli effetti e i danni. «Dovremmo dunque lottare - disse l’on. Mussolini - col coraggio che occorre quando la navigazione è difficile». Il pilota, dal cuore che non trema, ha indicato all’equipaggio gli scogli. Accorgimento opportuno. Ora che il popolo sa, l’on. Mussolini può essere sicuro che la sua fede nelle forze della nazione è la fede ragionata di tutti... E all’ora grigia seguirà un’ora di sole...

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