Cent'anni fa

Notti luganesi per il padrone, la cameriera ed i clienti

Le notizie del 7 novembre 1926
Turpi accadimenti trasformano un ristorante-canvetto in luogo di perdizione.
Red. Online
07.11.2026 06:00

Da due settimane era stata assunta in qualità di cameriera presso il ristorante-canvetto di via Cantonale 3, certa Erina L., una ragazza che non gode precisamente odore di santità presso la nostra polizia. Il piccolo e roseo proprietario del locale, certo Emilio B., incaricò una di queste notti l’Erina di dormire in un corridoio della casa per sorvegliare la via di accesso allo spaccio delle bevande. Il padrone motivò questa richiesta col fatto che da qualche tempo scomparivano bottiglie di vino e bottiglie di liquori e la cameriera non esitò un istante ad aderire alla domanda. Quand’era nel mezzo del camin di sua vita, che per l’Erina in questo caso e in quella notte era rappresentato da un sonno profondo e tranquillissimo, la donna venne bruscamente destata da un dubbio rumore. Qualcuno tentava di entrare nel canvetto-ristorante senza passare per la porta, e quindi dalla finestra, e quel qualcuno era un uomo. L’Erina non è di quelle ragazze che si spaventano alla semplice vista di un uomo, ma alle tre di notte una faccia non troppo rassicurante e dei gesti più che sospetti misero addosso alla cameriera una paura balorda. Grida strilli invocazioni e naturalmente accorrere di gente, confusione e tutto il finimondo che avviene in simili casi gettarono lo scompiglio per ogni dove. Volle fortuna che fra i primi ad accorrere fossero alcuni agenti componenti la pattuglia di polizia i quali diedero immediatamente la caccia al notturno e sconosciuto visitatore che nella baraonda del primo allarme era riuscito ad eclissarsi. Per quella notte le ricerche rimasero senza risultato ma poi l’autorità finì con l’identificare dapprima ed arrestare poi questo individuo che malgrado se ne fosse andato all’inglese facendo lo indiano è un autentico luganese. Che era andato a fare alle tre di notte costui nel crotto di via Cantonale? - Diamine, a trovare la cameriera, fu la pronta risposta dell’accusato il quale disse anche che la donna aveva gridato come un’oca spennata viva per la semplice e comprensibilissima ragione che con essa già si trovava altro cliente. Proteste furibonde della cameriera, e proseguimento delle indagini che portarono, sembra, a poco edificanti scoperte. Nel locale si sarebbero svolte cose poco pulite fra il padrone ed alcuni individui suoi clienti e le visite che si volevano mettere in conto alla cameriera erano invece, come dire, dirette ad altri. La faccenda parecchio complicata, è ora nelle mani dell’autorità che ha già assodato altre responsabilità e proceduto ad una mezza dozzina di arresti. Purtroppo il turpe vizio non è di quelli punibili nel nostro codice, ma trattandosi di pubblico esercizio viene a cadere sotto altra imputazione offrendo così all’autorità il mezzo di metter fine a quei convegni notturni.

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