Teatro

«Pascersi di vento»

La nuova pièce di e con Gioele Dix, andata in scena ieri e martedì al LAC di Lugano, ha sapientemente interpretato lo spirito dei racconti brevi di Dino Buzzati da cui è tratta, portando il pubblico a sorridere ma soprattutto a riflettere sulla società
Gioele Dix e Valentina Cardinali nella scena tratta dal racconto «La canzone di guerra». © Laila Pozzo
Dimitri Loringett
Dimitri Loringett
15.12.2022 09:37

È proprio vero che «la buona letteratura è sempre magnifica da portare a teatro perché è come se “amplificasse” la sua potenza». E quando la letteratura è quella di Dino Buzzati, allora la rappresentazione teatrale diventa un racconto dell’attualità tinta di mistero e riflessione – e anche di qualche contenuta risata. Ad offrire una simile rappresentazione (e la citazione sopra) ci ha pensato l’attore, autore e regista milanese Gioele Dix con La corsa dietro il vento, andata in scena al LAC di Lugano, con una drammaturgia originale sapientemente ispirata ad alcuni brevi racconti che hanno reso famoso lo scrittore e giornalista italiano e che ha trasportato il pubblico, numeroso, in una dimensione fra l’immaginario fantastico e la realtà talvolta anche drammatica, senza tuttavia mai perdere quella capacità di far riflettere sulla società, sulla vita e, in fondo, su se stessi.

Ambientato in una sorta di laboratorio letterario, a metà fra una tipografia e un magazzino della memoria, la pièce compone un mosaico di personaggi e vicende che si susseguono a ritmo serrato, senza cambi di scena, in un continuo con Dix e la sua compagna di scena Valentina Cardinali che assieme intrecciano la sceneggiatura con le loro proprie sensibilità, divertendosi talvolta anche ad ironizzare sulle figure e le situazioni che interpretano. Lo schema delle scene è semplice, ma brillante: Dix apre recitando il principio di un racconto – quasi fosse lo stesso Buzzati – per poi calarsi nel ruolo del protagonista che, di regola, dialoga con il co-protagonista, interpretato naturalmente da Valentina Cardinali la quale non esita a uscire dal suo personaggio per, come detto, commentare la scena o il personaggio interpretato da Dix, offrendo così lo spunto comico alla storia che si sta narrando, storia che viene poi «collegata» a quella successiva.

Come sappiamo, la narrativa di Buzzati spesso invita alla riflessione e la sceneggiatura di Dix, così come le sue convincenti interpretazioni, ci sembra aver pienamente carpito lo spirito buzzatiano, come nel geniale (e «liberatorio») Quiz all’ergastolo o nell’inquietante La giacca stregata, o ancora ne La canzone di guerra. La scena finale, che si scopre essere quella che chiude il cerchio aperto all’inizio, racchiude l’essenza di La corsa dietro il vento (che è il titolo del racconto di Buzzati composto da altri racconti al suo interno e inscenati da Dix e Cardinali) e pone lo spettatore di fronte alla vanità delle sue quotidiane preoccupazioni che non sono altro che come «pascersi di vento».