L'intervista

«Pasolini è molto più attuale e vicino ai giovani di altre figure»

Emilio Marrese, giornalista e regista del film «Il giovane corsaro - Pasolini da Bologna», in programma a Castellinaria in prima internazionale
Il protagonista del film è il giovane studente «Martini», interpretato da Nico Guerzoni.
Dimitri Loringett
Dimitri Loringett
23.11.2022 06:00

Sul Pier Paolo Pasolini adulto si è detto molto, ma meno sul suo periodo giovanile a Bologna (1937-43). Oggi Castellinaria proietterà in prima internazionale (alle 18.15 al Mercato Coperto di Giubiasco) il docufilm Il giovane corsaro - Pasolini da Bologna che ripercorre, anche con documenti inediti, la fase cruciale della vita dell’intellettuale italiano. Abbiamo raccolto alcune considerazioni del regista del film (e giornalista de «la Repubblica»), Emilio Marrese.

Come si può stimolare, in un mondo saturo di stimoli, una curiosità intellettuale nei giovani che li porti davvero ad approfondire gli argomenti e le questioni?
«Auspico che si riesca a coinvolgere e interessare i giovani ad argomenti apparentemente lontanissimi facendo loro comprendere, nello specifico, che Pasolini è molto più attuale e vicino a loro di molti altri personaggi storici e anche contemporanei. Facendo spesso proiezioni per le scuole devo dire che in molti casi funziona, i ragazzi restano stupiti e affascinati da questa figura che ha in sé un seme molto attraente di gioventù eterna, che è quel bisogno quasi ossessivo di ribellione. Questo è un tratto tipicamente giovanile che può accomunare Pasolini con la platea più giovane. Pasolini, come tanti ragazzi di oggi, ha sempre contestato il sistema, il potere, l’ordine costituito, le imposizioni, “quello che va bene per tutti”, come diceva lui. Lo ha fatto sin dagli inizi, da ragazzo, anche all’interno delle riviste di regime nelle quali si muoveva ma con uno spirito critico e riformista, e lo ha fatto fino alla fine dei suoi giorni, opponendosi sempre allo “Stato delle cose”. Questo è l’aspetto che di solito colpisce di più i ragazzi. Pasolini aveva gli stessi problemi di tutte le giovani generazioni, di allora come di oggi, cioè di trovare un posto nel mondo, una propria identità (anche sessuale), affrancarsi dai genitori senza tuttavia perderne l’approvazione, sentirsi originali senza però essere emarginati dal branco, evitare di essere omologati ma allo stesso tempo non restare esclusi».

Il suo lavoro sembra un po’ autobiografico. È così?
«Sì, c’è qualcosa di autobiografico. Ho colto infatti l’occasione del centenario dalla nascita per svolgere questa specie di tesi di laurea cinematografica che mi ha costretto a studiare molto. Ammetto che la mia conoscenza iniziale di Pasolini fosse piuttosto superficiale. Mi ero sempre chiesto come mai avesse ancora tutta questa forza, questa importanza, perché fosse una presenza così “viva” ancora oggi. Mi sono un po’ immedesimato nel protagonista del film (il giovane studente, Martini, interpretato da Nico Guerzoni, ndr) e nel suo percorso di ricerca che vive emozioni alterne: dalla grande affascinazione ed entusiasmo alla paura davanti una materia così sconfinata che non si riesce a dominare, fino a momenti perfino di disagio di fronte alle incongruenze del personaggio o di sconforto per l’ansia di non riuscire a capire tutto, di perdersi qualcosa di importante. Ho rappresentato quindi nel protagonista questi stati d’animo che sono poi tipici di una “full immersion” com’è la stesura di una tesi, quel rapporto di amore-odio con l’oggetto del proprio studio e il senso di smarrimento che si prova quando si è totalmente assorbiti in un tema, perdendo a volte i punti cardinali».

Il film viene mostrato a un pubblico, quello di Castellinaria, che, stando alle parole del direttore artistico Zappoli, è sempre «attento alle proposte diverse». Il suo auspicio troverà terreno fertile a Bellinzona?
«Me lo auguro di cuore. Ho cercato di fare qualcosa di diverso e originale rispetto al classico documentario, che di solito “spaventa” il pubblico perché teme un lavoro accademico, noioso e polveroso, specie se l’argomento è tanto complesso e lontano nel tempo. Nel mio docufilm invece ho cercato una narrazione più ritmata, attraverso grafica, musica e montaggio, ma soprattutto con l’espediente di inserire questo personaggio – Martini – che fa da “guida” dentro la storia del giovane Pasolini. Insomma, ho provato a offrire qualcosa di molto più pop, diretto e accattivante di quanto non possa essere il documentario nella sua accezione più convenzionale, stereotipata e datata».

La curiosità

Forse non tutti sanno che la prima critica alla prima pubblicazione di Pasolini, Poesie a Casarsa (1942), una raccolta di poesie scritte in dialetto friulano, fu di Gianfranco Contini, uno dei più importanti critici letterari di quel periodo, per il «Corriere del Ticino». Pasolini inviò una copia del volume a Contini che rispose di aver apprezzato e di volerne scrivere su un’importante rivista culturale di quell’epoca (il quindicinale «Primato»). Ma quella rivista non la pubblicò, e Pasolini dedusse di essere stato censurato, poiché - si spiegò - il libro era scritto in furlàn e il regime fascista era contrario all’uso dei dialetti. 

Sinossi

Il Giovane Corsaro – Pasolini da Bologna racconta, per la prima volta in forma di documentario, la gioventù di Pier Paolo Pasolini nella città dove nacque il 5 marzo del 1922 e dove, soprattutto, si formò dal 1937 al 1943. Quel che, noto a tutti, diventerà, Pasolini lo era già a Bologna. Eppure ancora oggi tanti ignorano questo aspetto fondamentale della vita di PPP. Le amicizie, i maestri, gli studi, le passioni, la famiglia, i conflitti, i tormenti, la guerra, i luoghi, le prime esperienze in tutte le direzioni del sapere e del vivere: cinema, poesia, letteratura, teatro, pittura, giornalismo, politica, impegno civile, sport, sesso. Quello di PPP con la città dei portici fu un legame viscerale che proseguì fino agli ultimi suoi giorni, senza risparmiare severe critiche alla Bologna “consumista e comunista” degli anni ‘70.

Il protagonista del docufilm (girato dal Premio David di Donatello per la fotografia, il bolognese Gian Filippo Corticelli) è uno studente impegnato in una tesi di laurea sul rapporto tra Bologna e PPP ed è interpretato da un emergente attore bolognese, Nico Guerzoni, autentica rivelazione. Neri Marcorè dà voce alle parole di Pasolini, selezionate da articoli, lettere e interviste. Le musiche della colonna sonora sono state composte da Roberto Roda (suo il brano principale PPPunk) e Marco Prati per la parte rock mentre il maestro Valentino Corvino ha eseguito il tema classico principale Nico e Maria. In collaborazione con la Scuola dell’Opera del Teatro Comunale di Bologna, l’allieva Samantha Faina – che recita anche nel film – ha interpretato due arie di Bellini e Frontini.

L’obiettivo de Il Giovane Corsaro è anche quello di far scoprire ai più giovani – come accade al protagonista nel film - la potenza e l’attualità stupefacente delle idee di Pasolini. Grazie alla collaborazione – tra gli altri – del Centro Studi Pasolini della Fondazione Cineteca di Bologna, del Centro Studi Pasolini di Casarsa, dell’Archiginnasio di Bologna, dell’Università di Bologna e di Cinemazero di Pordenone, il film si avvale di una vasta documentazione e una ricca iconografia. Il dinamismo dello stile e della struttura narrativa, non convenzionali per un documentario, ambiscono a raccontare Pasolini a chi non lo conosce con un linguaggio contemporaneo che mira ad arrivare dritto al cuore dello spettatore. Chi invece pensa di conoscerlo bene, potrà scoprire comunque un Pasolini ancora inedito.