Teatro

Quando gli animali si addentrano nell'umano

Affascinante «prima» al LAC de «I miei stupidi intenti» trasposizione scenica del romanzo di Bernardo Zannoni
Una scena dello spettacolo che verrà replicato mercoledì 15 aprile alle 20.00. © Masiar Pasquali.
Mauro Rossi
15.04.2026 06:00

Trasformare in una pièce teatrale un libro ambientato nel mondo degli animali, senza cadere negli stereotipi fumettistici, è un compito difficile. Ci ha provato la compagnia VicoQuarzoMazzini con I miei stupidi intenti, tratto dal romanzo di Bernardo Zannoni e andato in scena in prima assoluta in un LAC stracolmo e attentissimo. Una storia facile da raccontare su carta – quella di una giovane faina zoppa che, venduta ad una vecchia volpe, viene da quest’ultima introdotta nella visione umana dell’esistenza attraverso la lettura, la scrittura e, soprattutto, un libro: la Bibbia che le fa mutare la percezione del tutto, regalandole pensieri e sensazioni sconosciute al mondo animale, quali il tempo, la morte e l’esistenza di un essere superiore – ma difficile da tradurre scenograficamente.

La coppia di registi Michele Altamura-Gabriele Paolocà (anche interpreti unitamente a Giuseppe Cederna, Leonardo Capuano, Jonathan Lazzini e Arianna Scommegna) l’ha risolta facendo propria la lezione del cinema d’animazione, ossia antropoformizzando gli animali, dando loro una forma umana, facendoli muovere e agire come noi e limitando il lato animalesco ad alcune loro formae mentis. Sottolineiamo l’aggettivo «alcune» perché a ragionare come gli umani sono solo gli animali (la faina, il suo maestro/padrone volpe) che impadronendosi della potentissima arma della conoscenza riescono, come detto, ad elevare il loro pensiero staccandosi da quella sorta di hic et nunc che caratterizza il mondo animale e elaborando processi cognitivi più complessi che però, alla fine, finiscono per rendere la loro esistenza complicata e drammatica, soprattutto quando si rendono conto che il loro pensiero contrasta nettamente con il loro essere.

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Un tema complesso, a tratti fin troppo cervellotico alleggerito parzialmente da un’eccellente regia, da una suggestiva ambientazione scenica (una cupa tana sotterranea che fa da spazio sospeso, fuori dal tempo) e da un’eccellente recitazione, non solo di Giuseppe Cederna nei panni della faina che ormai in età avanzata, racconta la sua vita, ma anche degli altri attori: Gabriele Paolocà nel ruolo di faina da giovane; Michele Altamura (istrice), Leonardo Capuano (vecchia volpe), Jonathan Lazzini (cane) e Arianna Scommegna in tutte le parti femminili.

Mercoledì 15 aprile replica alle 20.00, preceduta alle 18.00 da un incontro pre-spettacolo con Carmelo Rifici, il critico teatrale Graziano Graziani e i due registi. Info: www.luganolac.ch