Quando gli animali si addentrano nell'umano

Trasformare in una pièce teatrale un libro ambientato nel mondo degli animali, senza cadere negli stereotipi fumettistici, è un compito difficile. Ci ha provato la compagnia VicoQuarzoMazzini con I miei stupidi intenti, tratto dal romanzo di Bernardo Zannoni e andato in scena in prima assoluta in un LAC stracolmo e attentissimo. Una storia facile da raccontare su carta – quella di una giovane faina zoppa che, venduta ad una vecchia volpe, viene da quest’ultima introdotta nella visione umana dell’esistenza attraverso la lettura, la scrittura e, soprattutto, un libro: la Bibbia che le fa mutare la percezione del tutto, regalandole pensieri e sensazioni sconosciute al mondo animale, quali il tempo, la morte e l’esistenza di un essere superiore – ma difficile da tradurre scenograficamente.
La coppia di registi Michele Altamura-Gabriele Paolocà (anche interpreti unitamente a Giuseppe Cederna, Leonardo Capuano, Jonathan Lazzini e Arianna Scommegna) l’ha risolta facendo propria la lezione del cinema d’animazione, ossia antropoformizzando gli animali, dando loro una forma umana, facendoli muovere e agire come noi e limitando il lato animalesco ad alcune loro formae mentis. Sottolineiamo l’aggettivo «alcune» perché a ragionare come gli umani sono solo gli animali (la faina, il suo maestro/padrone volpe) che impadronendosi della potentissima arma della conoscenza riescono, come detto, ad elevare il loro pensiero staccandosi da quella sorta di hic et nunc che caratterizza il mondo animale e elaborando processi cognitivi più complessi che però, alla fine, finiscono per rendere la loro esistenza complicata e drammatica, soprattutto quando si rendono conto che il loro pensiero contrasta nettamente con il loro essere.

Un tema complesso, a tratti fin troppo cervellotico alleggerito parzialmente da un’eccellente regia, da una suggestiva ambientazione scenica (una cupa tana sotterranea che fa da spazio sospeso, fuori dal tempo) e da un’eccellente recitazione, non solo di Giuseppe Cederna nei panni della faina che ormai in età avanzata, racconta la sua vita, ma anche degli altri attori: Gabriele Paolocà nel ruolo di faina da giovane; Michele Altamura (istrice), Leonardo Capuano (vecchia volpe), Jonathan Lazzini (cane) e Arianna Scommegna in tutte le parti femminili.
Mercoledì 15 aprile replica alle 20.00, preceduta alle 18.00 da un incontro pre-spettacolo con Carmelo Rifici, il critico teatrale Graziano Graziani e i due registi. Info: www.luganolac.ch
