L'intervista

«Un Venerdì Santo all’insegna della coralità»

A colloquio con Diego Fasolis che dirigerà l'OSI e il Coro della RSI venerdì 3 aprile nel tradizionale Concerto del Venerdì Santo nella Collegiata di Bellinzona
La Collegiata di Bellinzona che da alcuni anni ospita uno dei più sentiti appuntamenti della primavera classica ticinese. © OSI
Mauro Rossi
02.04.2026 06:00

È uno degli appuntamenti più attesi di inizio primavera il Concerto del Venerdì Santo che si terrà domani alle 20.00 nella Collegiata dei Santi Pietro e Stefano di Bellinzona (chiesa che stasera, allo stesso orario ospiterà anche una prova generale aperta il pubblico): un evento che riunisce le realtà più importanti della nostra regione – l’OSI e il Coro della RSI diretti dalla più quotata «bacchetta" cantonale, Diego Fasolis – con un programma per certi versi insolito e in grado di incuriosire. Ne parliamo con il Maestro luganese.

Come mai un dichiarato «barocchista» come lei, invece di attingere al suo amatissimo repertorio così ricco di capolavori adatti al Venerdì Santo ha scelto brani prevalentemente contemporanei?

«È una scelta che si collega con l’attuale stagione artistica ticinese segnata da un doppio, importante anniversario:i 90 anni sia dell’Orchestra della Svizzera italiana sia del Coro della RSI. Due ricorrenze che purtroppo cadono in un momento delicato per entrambi gli ensemble, chiamati a resistere a quel clima di difficoltà che mette in pericolo la loro sopravvivenza. Un tema, quello della resilienza, cui fa riferimento anche una nuova opera del luganese Francesco Hoch (Siamo ancora qui - Z contro Z per coro a cappella) da lui composta a sostegno alla lotta per la libertà che sta sostenendo il popolo ucraino, ma che si adatta benissimo anche alla situazione dell’OSI e del Coro. È partendo proprio da questa composizione e dal suo adattamento al nostro contesto – sicuramente meno drammatico ma ugualmente degno di considerazione – che iniziato a costruire il programma del concerto cui ho poi affiancato lo Stabat Mater di Verdi con la sua straordinaria drammaticità latina stemperando poi il tutto con il Requiem del britannico John Rutter».

Tre composizioni molto diverse tra loro: c’è un qualcosa che le accomuna?

«Il Coro della RSI. L’intero programma è pensato infatti per valorizzare le potenzialità del complesso vocale:un ensemble in grado di destreggiarsi perfettamente nella dimensione "a cappella" del brano di Hoch ma anche nella solenne coralità ottocentesca rappresentata dallo Stabat Mater verdiano che non comprende parti solistiche ma solo del coro nel suo insieme e in quella più contemporanea del Requiem di Rutter che, se escludiamo il segmento affidato alla voce quasi angelica di un soprano (nel quale Betti Makarinski è perfetta), prevede solo l’esibizione del coro nella sua unità. Èdunque un programma che abbraccia tre differenti aspetti della vocalità corale ed evidenzia le capacità e le potenzialità del Coro della RSI sulla cui straordinaria esperienza e talento ci auguriamo si possa contare ancora a lungo, a dispetto della precarietà che sembra aleggiare sul suo futuro».

Diego Fasolis.  © D.Vass
Diego Fasolis.  © D.Vass

Ci parli ora di John Rutter, l’autore cui ha fatto riferimenti in precedenza e che, nella Svizzera italiana, è pressoché sconosciuto ai più...

«È un autore britannico di ottant’anni che gode di grande popolarità nell’area anglosassone soprattutto per le sue composizioni di musica corale. Che in America sono tra le più eseguite in assoluto, così come in Gran Bretagna dove però la critica più esigente spesso lo considera un po’ troppo "leggero" e "commerciale". Forse in alcuni casi è così, tuttavia ritengo che le sue opere siano tra le più rappresentative della tradizione corale contemporanea inglese. Il Requiem per soprano, coro e orchestra che abbiamo scelto per Bellinzona, in particolare, è in grado di regalare per una quarantina di minuti una parentesi di quella soave leggerezza di cui abbiamo tanto bisogno in un momento drammatico quale quello che stiamo vivendo, consentendoci un avvicinamento alla Pasqua con quella positività e serenità che, anche al di fuori del contesto religioso, è l’elemento più caratterizzante della festa».