Televisione

Ben Affleck, il patriottismo e Novartis: ecco i migliori spot del Super Bowl

Pagati a peso d'oro, questi secondi preziosi mostrati durante le pause della madre di tutte le partite raccontano molto, se non tutto, dell'America
©Mark J. Terrill
Marcello Pelizzari
09.02.2026 09:05

È football. Ma non è mai soltanto football. È anche politica, pensando alle critiche di Donald Trump. È musica. È costume. È società. Il Super Bowl dice molto, se non tutto, della società statunitense. Anche, se non soprattutto, attraverso le pubblicità che riempiono le interruzioni della partita. Per la cronaca, i Seattle Seahawks hanno battuto i New England Patriots per 29-13. A noi, però, interessa altro. Interessano i temi trattati, fra il serio e il faceto, dalle citate pubblicità. Uno su tutti: l'intelligenza artificiale, che cambierà per sempre le nostre vite. Almeno dieci spot durante il Super Bowl, pagati ovviamente a peso d'oro, avevano quale protagonista un chatbot o qualche altro servizio basato sull'AI. A farla da padrone, parallelamente, anche la nostalgia degli anni Novanta. Proviamo, fatte le dovute premesse, a fare ordine nel mare di réclame che ha accompagnato la finalissima della NFL.

I Backstreet Boys e la nostalgia

Ammettiamolo: lo spot non è niente di che. È di T-Mobile e, banalmente, propone i soliti affaroni legati alla telefonia mobile. Attenzione, però. I protagonisti sono nientepopodimeno che i Backstreet Boys. Una rimpatriata Nineties che, per noi, significa tanto. Anzi, tantissimo

«Hey Meta»: gli occhiali smart di Oakley

Oakley, a proposito di nostalgia per gli anni Novanta e i primi Duemila, ha lanciato degli occhiali per gli amanti del brivido e degli sport estremi. Occhiali smart, collegati alle nostre attività social. Da notare la presenza di Spike Lee e, in seconda battuta, il gioco di parole fra Artificial Intelligence e Athletic Intelligence. 

Kurt Russell maestro di sci

C'è da pubblicizzare una birra, chi chiamiamo? Da un lato, Joseph Kosinski, regista di Top Gun: Maverick e F1. Dall'altro, Kurt Russell, che almeno inizialmente richiama il suo personaggio in Grindhouse – A prova di morte. Il risultato è, ovviamente, spassoso e adrenalinico. 

Novartis e l'importanza della prevenzione

L'intento di questo spot è serio: illustra l'importanza della prevenzione, e nello specifico di sottoporsi a un esame del sangue, per il cancro alla prostata. Scenari idilliaci e pacifici accompagnano due giocatori della NFL, Rob Gronkowski e George Kittle, in questo spot della svizzera Novartis davvero riuscito. Anche politicamente, pensando alle pressioni dell'amministrazione Trump sull'industria farmaceutica elvetica.

Budweieser e il patriottismo

Dicevamo della nostalgia Nineties: Budweiser ha scelto un altro tipo di nostalgia, affidandosi ai simboli del patriottismo americano, come l'aquila o, venendo alla musica, ai Lynyrd Skynyrd. Uno spot che si sposa perfettamente all'attuale clima politico promosso da Donald Trump, al grido America First

George Clooney

Lo spot ha come regista Yorgos Lanthimos, piuttosto attivo (e creativo) per l'occasione considerando che ha firmato anche un altro spot per il Super Bowl con protagonista Emma Stone. Un gruppo di commensali è ritratto in una scena tipicamente grottesca, spezzata dalla uber-normalità, per dirla con il New York Times, di George Clooney in dolcevita. Tutto per arrivare a dire che Grubhub, un servizio di consegna a domicilio, non applicherà più commissioni sugli ordini superiori a 50 dollari.

Jurassic Park, ma senza problemi

Dite la verità: da bambini avreste sognato una visita a Jurassic Park, vero? Bene, grazie a Xfinity Wi-Fi quell'avventura, a differenza del film di Steven Spielberg, sarebbe stata sicura e family-friendly. Di per sé, l'idea dello spot è un po' piatta. Ma ci sono Laura Dern, Jeff Goldblum e Sam Neill. E, ancora una volta, la nostalgia Nineties è più forte di qualsiasi buco della trama.

Uber Eats e i cospirazionisti

Uber Eats ci riprova. Ricordate la teoria secondo cui il football, in realtà, sarebbe stato concepito solo per vendere del cibo ai tifosi? Ecco, Matthew McConaughey e il suo accento texano sono tornati per convincerci – e per convincere Bradley Cooper – che la NFL ha un piano. Diabolico e calorico.

L'orso polare ama la Pepsi

C'è del genio, qui. E c'è della provocazione. Aperta, ironica, magnifica. L'orso polare, storica mascotte di Coca-Cola, perde qualsiasi tipo di certezza quando, durante un test di gusto, eseguito bendato, sceglie la Pepsi al posto della marca che dovrebbe sostenere. Seguono analisi dallo psicologo, camminate tristi lungo il marciapiede, con tanto di stop per osservare persone felici che si godono un sorso della rivale storica della Coca. In sottofondo, I Want To Break Free dei Queen. L'incontro con un'orsa polare, che offrirà al nostro testimonial proprio una Pepsi, farà tornare il sereno. Volendo, si può sempre cambiare.

Ben Affleck genio ribelle

Clamoroso il gioco di parole, con Good Will Hunting – in lingua italiana tradotto con Will Hunting – Genio ribelle – che diventa Good Will Dunkin' per celebrare le ciambelle di Dunkin' Donuts. A unire il tutto lui, Ben Affleck, ma anche Jennifer Aniston, Alfonso Ribeiro, Jaleel White per questa rivisitazione del film in chiave sit-com anni Novanta. Ah, visto che parliamo di uno spot andato in onda durante il football nel cast è stato inserito anche Tom Brady.