Cent'anni fa

Tra dadi porfidici malmessi e fognature che fanno acqua

Le notizie del 1. giugno 1926
Un breve articolo satirico sui lavori pubblici a Lugano. ©Emmanuel Codden
Red. Online
01.06.2026 06:00

Rilievi circa certi lavori pubblici di Lugano
Come sono atti alcuni pubblici lavori a Lugano? Da cane, naturalmente - e facciamo le debite scuse alla specie canina per l’irriverente accenno -, ma altro qualificativo non troviamo per giudicare come lo meritano certi inconvenienti che tutti vedono, anche gli orbi, ad eccezione di coloro che dovrebbero vederli. Per esempio: si rimaneggiano (per l’ennesima volta, ma poniamo pure per necessità inevitabile) intere contrade, disfacendo dei notevoli tratti di pavimentazione in dadi porfidici? Quando si tratta di rifare la pavimentazione i dadi medesimi vengono rimessi a posto così alla diavola che vien fatto di chiedersi se coloro che dirigono ed eseguiscono il lavoro sappiano cosa fanno: fra un masso e l’altro si lasciano crepacci di larghezza inverosimile; invece di riempire le distanze con terriccio (o con calce-cemento come abbiamo visto che si faceva, p. es. a Milano) si buttano sul tutto due o tre badilate di sabbia grossa, nella fiducia serafica che i piedi dei passanti abbiano a mandarla a turare le fessure... Il lavoro, incominciato coi piedi, dev’essere parimenti coi piedi terminato, ed infatti di lì a pochi giorni i singoli dadi mal connessi litigano fra loro, e nei tratti di strada così ben rinnovati si notano certi avvallamenti da richiamare le celebri montagne russe o le Centovalli.

Il colmo dei colmi lo si constata però in occasione di ogni temporale, ora specialmente che gli acquazzoni ed anzi i nubifragi sono all’ordine del giorno (e della notte). Dopo che il Comune ha con grave dispendio, e con coraggio notevole profuso un vero patrimonio per avere una fognatura modello, le inondazioni di intere vie e di interi quartieri sono diventate veramente croniche; ci si assicurava, in relazioni pompose ed irte di cifre e di calcoli matematici, che l’inconveniente delle periodiche inondazioni sarebbe stato del tutto ovviato, che si sarebbe finalmente provveduto ad asportare automaticamente le immondizie che un tempo si accumulavano nei vecchi tombini e nelle storiche roggie che facevano in umiltate il loro servizio da decenni - per non dire da secoli -, compensando qualche scarto periodico col fatto che non costavano nulla (od assai poco) all’erario comunale! [...] Per finire sciogliamo un inno ai non meno cronici sbadigli della luce elettrica, le eclissi e gli scarti della quale non sono mai stati tanto numerosi e cronici come da dopo che l’Azienda Elettrica colla modica spesa di poco più di un milioncino ci ha dato la Centrale termina, costruita appunto per provvedere la luce ed emanciparci dalla «Verzasca». Ieri l’oscurità regnava sovrana proprio in pieno... giorno, e le candele, le lucerne e le lüm di classica memoria salvavano ancora una volta la situazione; anche quei di Cuneo, che inauguravano la luce elettrica a mezzogiorno per «farla ammirare a tutto il popolo» sono superati. Spiritus asper

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