Un viaggio nella storia tra arte e architettura

Il volume «Il Sacro del Ticino» nasce da un’intuizione di Salvatore Maria Fares, che per molti anni ha ospitato Stefano Zuffi ai microfoni della RSI per la trasmissione «Riguardiamoli»: parlando dell’arte e dei capolavori universali, più volte il dialogo è venuto a incrociarsi sulle strade del Ticino, per sottolineare di volta in volta il contributo specifico dei maestri locali, ma anche la straordinaria densità storico-monumentale del territorio, e anche la varietà delle testimonianze artistiche che vi sono contenute. Con la collaborazione scientifica di Martina Degl’Innocenti e Micaela Mander, e con un ampio corredo fotografico che ha coinvolto gli archivi del Cantone e il Rettore emerito dell’Università dell’Insubria Renzo Dionigi, è nata una ricognizione poderosa sul patrimonio culturale e religioso del Cantone. Circa sessanta località sono state scelte lungo sei diversi itinerari che disegnano una simbolica croce sulla mappa. La casa editrice Skira ha conferito eleganza e prestigio internazionale alla realizzazione editoriale, che ha una prefazione di Mario Botta e l’introduzione del presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali.
Una «guida» preziosa
Salvatore Maria Fares, che ha studiato anche Storia dell’arte, come ha concepito il libro? «Ho compiuto un lungo e affascinante viaggio nei principali luoghi del Ticino -ci spiega - in cui le vestigia del Sacro offrono la testimonianza della solida quanto avvincente ricchezza spirituale e artistica di cui il Paese dispone e ora la troviamo in questa «guida» illustrativa di arte e storia dei nostri beni più elevati, per ricordare o fare scoprire quanto pregevoli siano molti nostri edifici e i loro contenuti, dalle pale d’altare agli affreschi, dalle pietre scolpite dai primi lapicidi fino alle ultime edificazioni del Sacro. Non si ricorda mai abbastanza che da queste terre sono partite colonie di costruttori, con scalpellini, decoratori, elevatori di pietre, dai Magistri Comacini, per lo più del Lago Ceresio, ai Magistri Antelami, scesi dalla Valle d’Intelvi. Abbiamo concepito un libro guida dedicato al Sacro nell’arte per fare riscoprire e valorizzare il grande patrimonio di tradizione, cultura e arte presente sul territorio. L’invito a ripercorrere le strade del Ticino alla ricerca dell’architettura e dell'arte sacra può essere una proposta culturale e turistica stimolante ma anche il mezzo per ritrovare le radici storiche di un’identità pertinente all'intero Cantone, ai comprensori, alle comunità anche più discoste e apparentemente isolate. Abbiamo folgoranti tesori pittorici, cenacoli e crocifissioni non meno preziosi di quelli di altri Paesi a noi vicini».
Stefano Zuffi, dal canto suo, sottolinea come sia stato dato un ampio risalto all’architettura del Sacro. «La storia di un territorio è scritta nella pietra e nella paziente fatica del Romanico; nei cicli di affreschi che raccontano la storia sacra e ci accompagnano quasi senza scosse dal Gotico al Rinascimento; nella presenza qualificata di grandi maestri del Cinquecento e del Seicento e dei loro capolavori; nella fantasia esuberante degli stucchi barocchi; e anche nelle interpretazioni contemporanee di Mario Botta e Giampiero Camponovo, aperte a un nuovo dialogo con l’ambiente e la natura. L’arte e l’architettura sacra hanno nel Canton Ticino una culla accogliente e una “lingua” del tutto particolare. Da un lato la tenace fedeltà alle diocesi subalpine di Milano e di Como, dall’altra la vicenda storica di città, vallate e centri minori, una tradizione di spostamenti, viaggi, emigrazioni internazionali che si combina con un profondo amore per l’identità locale. Architetti, capomastri, scultori e tagliapietre partiti dal Ticino hanno offerto un incomparabile contributo alla costruzione di grandi monumenti in tutta Europa. Già nell’editto del re longobardo Rotari vengono citati i “magistri” della regione del lago di Lugano come gli unici in grado di realizzare edifici monumentali in pietra: e a quell’epoca era già stato realizzato il Battistero paleocristiano di Riva San Vitale, la più antica testimonianza architettonica del Cantone e dell’intera Confederazione. Significativamente, il battistero di pianta ottagonale segue le indicazioni strutturali e liturgiche fissate per il rito battesimale da sant’Ambrogio: il presule milanese alla cui memoria si lega storicamente una parte importante della devozione ticinese, anche attraverso la dedicazione di diverse chiese.»
«Bianco mantello di chiese»
Per Fares quale momento storico è più significativo per conoscere il valore più originale del territorio?
«L’epoca incisiva dell’architettura sacra in Ticino, come è sottolineato in diverse pagine, è il Romanico. I campanili di pietra, coronati da cuspidi a piramide e aperti da bifore e trifore lungo il fusto, sono un elemento onnipresente e caratteristico nel panorama ticinese. Squadre ben organizzate ed efficientissime di costruttori ticinesi si sono messe in cammino per realizzare quel «bianco mantello di chiese» che secondo un cronista medievale ha coperto l’Europa per salutare la fine delle angosce per l’anno Mille, spesso lasciando anche interessanti segni di riconoscimento sulle pietre. Mentre i grandi architetti tra Rinascimento e Barocco (i Maderno, i Fontana, il Sardi, Borromini, Trezzini) hanno lasciato le loro terre per erigere splendori da Roma a San Pietroburgo.» E, aggiunge Stefano Zuffi: «Durante l’età romanica chiese molto importanti sono state costruite in loco, come San Vittore a Muralto, la parrocchiale di Biasca, il gruppo prestigiosissimo di edifici di Giornico, l’incantevole chiesa di campagna a Prugiasco di Negretino, autentico gioiello non solo per la purezza architettonica, ma anche per la presenza di cicli di affreschi di grande importanza».
E un’epoca di pittura pregevole, Stefano Zuffi? «L’attività dei pittori provenienti da Tradate e da Seregno è significativa e diffusa durante il XV secolo, e attraverso i valichi alpini si intreccia con alcuni influssi dal nord. Numerosi sono i cicli pittorici di notevole bellezza, con soluzioni iconografiche davvero inconsuete, come le indimenticabili anime che cercano di sfuggire alla rete del demonio nelle pitture di Morcote. Molto significativi, per la vastità dell’impresa, sono i dipinti murali di Santa Maria delle Grazie a Bellinzona e di Santa Maria della Misercordia ad Ascona. Il Rinascimento nelle terre ticinesi è stato oggetto di recente di diverse esposizioni a Lugano e Rancate: va comunque ricordata la stupenda facciata della cattedrale di Lugano, e più tardi il santuario a pianta centrale, coronato da un’alta cupola, a Riva San Vitale. La pittura tocca vertici assoluti con le presenze di Bramantino a Orselina e di Bernardino Luini in Santa Maria degli Angioli, con quel tramezzo della Crocifissione che in assoluto va considerato il tesoro artistico più importante del Ticino. Ma non vanno affatto dimenticati il Cenacolo di Ponte Capriasca, versione autonoma e interessantissima dell’originale leonardesco, e la bella pala d’altare di Domenico Pezzi a Bellinzona». E Salvatore Maria Fares aggiunge: «Terre anche ambrosiane, in cui la predilezione di san Carlo Borromeo verso il Ticino si manifesta nella stagione dell’arte sacra tra Cinque e Seicento, con la costruzione o il rinnovamento di molte chiese, spesso di dedicazione mariana, come nel caso del santuario della Madonna dei Miracoli a Morbio». «Segue la stagione del barocco, prosegue Zuffi, con gli stucchi, (indimenticabile è la Madonna del Ponte, a Cevio, e con i dipinti, con il vertice delle tre tele di Giovan Battista Serodine nella Collegiata di Ascona, e più tardi con le numerose e sempre intense opere di Giuseppe Antonio Petrini. E poi paliotti in scagliola, affreschi votivi, sculture espressive: un patrimonio da conoscere, amare e valorizzare». «Per questo, conclude Salvatore Maria Fares, occorreva divulgare i pregi di un’identità storica e culturale che il Ticino conserva, non solo come memoria collettiva, ma anche come radice salda su cui costruire un’offerta turistica di assoluta qualità. È significativa la continuità contemporanea della tradizione architettonica ticinese la Chiesa di Botta a Mogno, con richiami gotici modernissimi e la Chiesa della Trasfigurazione di Giampiero Camponovo a Breganzona, dove il modernissimo abbraccio del sagrato richiama il colonnato di San Pietro, su cui si affaccia il papa dal palazzo più visto nel mondo, costruito da Carlo Maderno, partito dal lago, così come il Fontana e il Borromini».