La recensione

Darwin’s Paradox, il platform in cui si cammina sul soffitto

L’agente segreto perfetto: otto tentacoli prensili, perfetto mimetismo e spara inchiostro per nascondersi ai nemici
Paolo Paglianti
11.04.2026 21:30

Gli alieni stanno invadendo la Terra. Non con astronavi e raggi della morte, ma infiltrandosi con una corporazione gastronomica che produce l’UFOo - d, e che sta piantando radici in tutto il globo. Un piano apparentemente perfetto, ma che verrà rovinato dal più sfuggente degli agenti segreti: un polipetto dalle faccine buffe tipo Wall-E e dispettoso come Stitch.

E non sono paragoni casuali, perché Darwin’s Paradox ricorda parecchio i film d’animazione Disney/Pixar, sia visivamente grazie ad animazioni eccellenti e sfondi che non sfigurerebbero in un cartone Disney, ma anche per l’ironia che strappa sempre un sorrisetto al momento giusto.

Ma procediamo con ordine. Il polipetto protagonista del gioco sta sguazzando con la sua amica per i fondali del mare, quando una astronave aliena lo rapisce, e poi lo molla in mezzo a una discarica piena di topastri che non vedono l’ora di un piatto di mare a base del suddetto polipetto. Dovrete quindi fuggire a tentacoli levati, finendo prima nelle fogne e poi in altre location cercando di scombinare i piani degli extraterrestri troppo invadenti.

Darwin è un polipetto praticamente pacifista, e non farebbe male a una mosca. Però ha diverse abilità che lo rendono un agente segreto involontario perfetto: può camminare su pareti e soffitti, grazie alle sue ventose – almeno, quando non è cosparso di antipatiche sostanze viscide, cosa che purtroppo succederà piuttosto spesso. Poi può mimetizzarsi con l’ambiente, in modo da non essere notato da guardie più o meno aliene. Addirittura, può lanciare una nuvola di inchiostro, se è immerso nel suo ambiente acquatico, e nascondersi a occhi indiscreti e predatori.

Darwin’s Paradox è un platform di quelli classici: si va da una parte all’altro del livello, risolvendo piccoli enigmi a base di leve e piattaforme, ma anche strani liquidi verdi fosforescenti e carrelli da ufficio, saltando gli ostacoli e fuggendo dai nemici (visto che qua non potremo nemmeno saltare loro in testa per farli fuori). Niente esplorazioni a ritroso, porte che si aprono dopo ore di gioco con chiavi speciali e via dicendo. Una esperienza lineare pura e semplice, che ricorda i platform più classici della PlayStation.

L’intera odissea polipesca dura meno di sette ore: forse un po’ più corta di quanto avremmo desiderato, ma dobbiamo riconoscere il raro e innegabile pregio di non riproporci la stessa meccanica di gioco o lo stesso enigma dodici volte di troppo per allungare il brodo. Un po’ fastidiosi invece i picchi di difficoltà, che ci hanno preso alla sprovvista mezza dozzina di volte e che ci hanno costretto a rifare certe sequenze sei o sette volte in cerca del posizionamento perfetto e della tempistica senza errori. Questo rende Darwin’s Paradox una punta più impegnativo del desiderabile per i giocatori alle prime armi. Potrebbe essere impegnativo anche per i più veterani, che però riconosceranno anche la mezza quintalata di citazioni di altri videogame celebri, a partire da quella imperdibile di Metal Gear Solid.

Se siete a caccia di un platform classico, senza mappe astruse da esplorare a destra e a manca, e con enigmi carini e coccolosi, l’avete appena trovato; in caso di dubbi, vi consigliamo di provare il demo disponibile sulle piattaforme per farvi un’idea di quello che vi aspetta.

Darwin’s Paradox è disponibile su PC, PS5, Xbox Series X|S e Switch 2. Ha un PEGI età consigliata 7+ ed è tradotto in italiano – non che la cosa sia di vitale importanza, visto che il nostro protagonista è muto come un pesce per tutta l’avventura.

In questo articolo: