La recensione

Le folli corse di Star Wars: Galactic Racer

Niente spade laser né parenti di Skywalker: qua si sfreccia senza regole sull’Orlo Esterno!
Paolo Paglianti
19.10.2026 13:30

La Forza scorre potente nei videogame. Nel periodo in cui le serie TV e i film del franchise di Star Wars raggiungono i livelli più bassi di gradimento – persino l’ultimo film di The Mandalorian è andato ben al di sotto delle aspettative di Disney – i videogiochi a tema Guerre Stellari stanno andando molto forte. Dopo l’eccellente Outlaws di Ubisoft e il più recente Zero Company di Electronic Arts, anche Galactic Racer sfreccia verso il traguardo.

Eh sì, non ci sono spade laser né membri della famiglia Skywalker. Forse il segreto è proprio questo: esplorando altre storie originali della variopinta e coloratissima galassia “lontana, lontana”, il pubblico si diverte assai di più che a rivivere l’ennesima declinazione dei film originali. Nel caso di Outlaws, eravamo dei pirati spaziali alla Han Solo. In quello di Zero Company, abbiamo guidato un team di mercenari in un gioco di tattica e strategia. In questo Galactic Racer, corriamo come dei pazzi sui pianeti dell’Orlo Esterno.

Cronologicamente, siamo nel delicato periodo dopo Il ritorno dello Jedi: l’Impero è caduto e la Nuova Repubblica cerca timidamente di muovere i suoi primi passi. Ma qua, sull’Orlo Esterno, la cosa importa pochissimo. Siamo in una terra di confine, dove l’assenza delle truppe imperiali e il mancato arrivo di quelle repubblicane danno a tutti gli imprenditori privi di scrupoli carta bianca per nuove avventure spericolate, pericolose ed eticamente discutibili.

Come nel caso di Darius Pax, che ha creato un campionato multiplanetario di corse clandestine. Si corre sui landspeeder (quelli che guidava Luke in Star Wars del 1977), sulle speeder bike (simili a quelle degli Stormtrooper de L’Impero colpisce ancora) e sugli sgusci (quelli del giovanissimo Anakin, ancora incontaminato dal Lato Oscuro, in Episodio I). E poi ci sono anche gli Skim Speeder inventati appositamente per questo videogame, dei cosi che vanno velocissimi e fanno curve quasi a 90 gradi, strettissime.

Pax è nei guai perché un corridore particolarmente abile sta mettendo in crisi il suo nuovo business: Kestar Bool è un po’ il Max Verstappen di Guerre Stellari, e sta vincendo ogni gara senza grossi sforzi. Il pubblico si annoia e i ricavi si inabissano. Pax ha un’idea geniale: contatta il misterioso Shade, cioè voi, e gli propone di partecipare alla competizione e mettere i bastoni tra le ruote a Kestar. Nasce così la vostra carriera di pilota sui pianeti di Galactic Racer, tra cui ovviamente non mancano Tatooine, il pianeta desertico dove abbiamo conosciuto Luke Skywalker, e Jakku, il pianeta-cimitero di astronavi gigantesche. Potrete scegliere una delle categorie di bolidi e lanciarvi in una serie di gare. Una scelta molto intelligente di Galactic Racer è quella di proporre gare e campionati sempre differenti, dove dovrete sgomitare con gli altri partecipanti – sbattere i concorrenti contro massi e ostacoli è una regola d’oro della competizione – e acquisire esperienza e punti per migliorare il vostro mezzo.

Le corse sono spaventosamente divertenti: d’altra parte, il team di sviluppo di Galactic Racer include veterani dei videogiochi che hanno fatto la storia dei giochi di guida, tra cui i migliori capitoli di Need for Speed e Burnout: una vera garanzia.

Il gioco è disponibile su PC, Xbox Series X|S e PlayStation 5. Inoltre, potete giocarlo senza spendere un franco se siete abbonati ad Amazon Prime, tramite il servizio Luna. I dialoghi rimangono in inglese o francese, mentre il testo e i sottotitoli sono tradotti in italiano. La classificazione PEGI è 12+.

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