Alla Svizzera basterà ripartire dal modulo?

Una buona idea, in fondo, c’è stata. Tornare alla difesa a tre, approfittando del ritorno di Silvan Widmer e - fatta la tara alle analisi del dopo partita - dando ascolto ai senatori del gruppo. La scelta di Murat Yakin, complice dello 0-0 maturato a Copenaghen contro la Danimarca, un po’ paradossale tuttavia lo è. Tra le prime mosse del commissario tecnico per scollarsi di dosso l’ingombrante gestione di Vladimir Petkovic, in effetti, c’era stato il passaggio a una linea a quattro. Mentre la notte più buia con «Muri» in panchina, ai Mondiali in Qatar, negli ottavi di finale con il Portogallo, ci aveva visti naufragare proprio con il 3-5-2. Perché la flessibilità, senza gli uomini giusti, è un concetto vuoto.
Lo sguardo dei rossocrociati, giustamente, è rivolto al futuro. E, stando ai protagonisti, il primo test verso Euro 2024 non è andato male. Sia il selezionatore, sia il capitano si sono detti soddisfatti. «Il nostro linguaggio del corpo è stato molto diverso rispetto al difficile autunno» ha osservato Xhaka, commentando il pareggio al cospetto dei danesi. «Abbiamo vinto molti duelli e non abbiamo subito gol».
Chi può fare la differenza?
Vero. La Svizzera si è dimostrata solida in retrovia, con Schär preferito a Elvedi. E la sensazione, al proposito, è che si sia voluto ripartire dalla base, lasciandosi definitivamente alle spalle gli sbandamenti dell’ultima parte delle qualificazioni. Il modulo, dicevamo, sembra aver rinfrancato alcuni tenori. «Molti giocatori lo conoscono già dai loro club, e in Nazionale abbiamo avuto successo con Vladimir Petkovic» ha evidenziato sempre Xhaka. Ottimo. Lo spazio destinato alle buone notizie, però, si esaurisce qui.
Contro una formazione robusta e rispettabile, la Nazionale elvetica ha creato poco. Pochissimo, anzi. D’accordo, quindi, «l’organizzazione e la grande prova del collettivo», per dirla con Yakin. Ma di fronte a un gioco sciapo e qualitativamente mediocre dovrebbe sorgere pure qualche interrogativo. «Dal punto di vista offensivo, dobbiamo migliorare» ha ammesso Xhaka. Per poi fornire una personale chiave di lettura all’aridità emersa negli ultimi 30 metri. «Bisogna rendersi conto di un aspetto: non abbiamo due o tre giocatori che possano fare la differenza contro una squadra forte come la Danimarca».
Gerarchie ed esperimenti
L’osservazione del capitano non è secondaria. A maggior ragione considerata l’esclusione di Xherdan Shaqiri dalla formazione titolare. L’allenatore rossocrociato ha optato per Ruben Vargas nel ruolo di numero 10, alle spalle di Noah Okafor. Ebbene, l’esperimento è risultato fallimentare, al netto delle buone intenzioni dei diretti interessati. Di più: per fare su e giù lungo le corsie esterne - prima a sinistra, poi a destra - Yakin ha puntato su Dan Ndoye. Peccato che nel Bologna delle meraviglie il 23.enne venga sfruttato unicamente quale esterno d’attacco. E il discorso, se vogliamo, vale pure per il bianconero Renato Steffen. «Al Basilea, però, ho già giostrato da quinto» ha tenuto a precisare Ndoye, facendo tesoro di una titolarizzazione che potrebbe costituire uno dei pochi, grandi cambiamenti all’Euro rispetto al 2023.
Shaqiri, Sommer ed Embolo
All’appuntamento con il torneo in Germania mancano meno di tre mesi. Che non sono poi così tanti a ben guardare, quando si tratta di sviluppare un sistema tattico sì gradito a buona parte della squadra e ai suoi profili e però chiamato a fare la differenza contro avversari quadrati come Germania, Scozia e Ungheria. «Avete visto anche voi: questa formazione non ha giocato insieme molto spesso: quindi è chiaro che sarà difficile per la manovra offensiva» ha indicato Shaqiri, tra l’interessato e l’infastidito. «Con la Danimarca - ha aggiunto - era un’amichevole e l’allenatore ha il diritto di sperimentare. Sarà comunque importante valutare cosa è stato fatto bene e cosa no». Il secondo test di fine marzo, martedì contro l’Irlanda, rischia d’altronde di fornire meno risposte del primo, tenuto conto del possibile turnover.
Il lasso di tempo che ci separa dall’Europeo, pensando sempre a «XS», potrebbe anche rivelarsi benefico (o nocivo) per lo stato di forma dell’uno o dell’altro, così come alla voce infortuni. Per dire: dei chili e delle giocate di Breel Embolo - fermo da agosto e ora vicino al ritorno in campo a Monaco - rischiamo di non poter fare a meno. Ma, dopo quanto accaduto al Parken di Copenaghen, nelle prossime settimane andranno monitorate soprattutto le conseguenze della brutta distorsione della caviglia destra rimediata da Yann Sommer.


