Svizzera, a Copenaghen è ancora inverno

Il freddo pungente di Copenaghen si è sposato bene con la prestazione della Svizzera. E, certo, pure della Danimarca. Un inverno rossocrociato, figlio di un autunno complicato e di alcune scelte che non hanno pagato. Non ancora, perlomeno. È finita zero a zero, la prima amichevole di preparazione a Euro 2024. Una gara avara di emozioni e di occasioni. Di più, a mancare - alla fine - sono state le buone notizie e le certezze, tolta la ritrovata solidità di una difesa che pochi mesi fa panicava contro Bielorussia, Kosovo e Romania.
Con il 3-5-2
E a proposito di note negative. A fare notizia, stringi stringi, è stato quasi unicamente l’infortunio subito da Yann Sommer. Già, il portiere dell’Inter si è accasciato a terra al 24’, dopo una mischia in area e una brutta distorsione alla caviglia destra. Il numero uno della Nazionale ha stretto i denti, per certi versi inspiegabilmente, ma una decina di minuti più tardi ha alzato bandiera bianca.
Poco male. Perché la Svizzera dietro ha rischiato poco o nulla. Yann Mvogo - subentrato fra i pali - si è superato su una punizione di Eriksen nella ripresa, mentre il terzetto formato da Schär-Akanji e Rodriguez ha fatto il resto senza strafare. Si è giocato a tre, quindi, con il rientrante Widmer e il peperino Ndoye a fungere da quinti. Bene, ma non benissimo, nella misura in cui la scelta di Murat Yakin non ha prodotto altrettante scosse positive in fase offensiva. Okafor, da prima punta, ha balbettato. Peggio ha fatto Vargas - va detto in un ruolo non suo - alle sue spalle. Degno di nota però il fatto che il ct abbia puntato sul giocatore dell’Augsburg e non su Xherdan Shaqiri nel ruolo di numero 10.
Yakin, al solito, non si scompone
Difficile, ad ogni modo, aggrapparsi a un’idea, o a un messaggio, in vista della rassegna continentale in Germania. Aii microfoni della RSI, il selezionatore elvetico ha tuttavia voluto guardare il bicchiere mezzo pieno: «La prestazione del collettivo è stata buona. Sono soddisfatto, anche per quanto riguarda la nostra organizzazione e l’interpretazione di un modulo - il 3-5-2 - sul quale è stato possibile lavorare solo una settimana». Di vere occasioni, invece, nemmeno l’ombra. «Abbiamo cercato di dominare l’avversario, peccando però negli ultimi 20 metri. Sì, sulla concretezza offensiva dobbiamo ancora migliorare» ha ammesso Yakin. Per poi soffermarsi su tre nomi: Shaqiri, Ndoye e Sommer. «Xherdan uomo da ultimi 20 minuti? Ogni giocatore conosce il suo ruolo e ciascuno, va da sé, vorrebbe essere un titolare. Ma molto dipende e dipenderà anche dallo stato di forma del singolo. E all’Europeo mancano diverse settimane». L’allenatore si è per contro detto «felice» della prova dell’esterno del Bologna. «È stato disciplinato e al contempo intraprendente». Circa l’infortunio di Sommer, infine, il ct non ha nascosto «un po’ di preoccupazione. Peccato. Speriamo che possa riprendersi al più presto». E con lui rialzarsi definitivamente anche la Svizzera.
Il migliore - Dan Ndoye
Oddio, da quinto fatica quando deve coprire. Ma è l’unico rossocrociato animato da un certo brio
Il peggiore - Ruben Vargas
Fra i pochi a salvarsi lo scorso autunno, viene spostato da ala a 10 e l’esperimento è un flop


