Alle origini di Breel Embolo: «Contro il mio Camerun, una partita speciale»

Per Embolo sarà una partita speciale. La questione, a margine dell'allenamento mattutino della Nazionale, gli è stata sottoposta in tutte le salse. Francese, tedesco, schweizerdeutsch, inglese. Lui, dispensando sorrisi a 180 gradi, non si è mai tirato indietro. A differenza di molti compagni, i cosiddetti «secondos», Breel non è nato in Svizzera. E nemmeno l’ha raggiunta subito. All’età di 6 anni, il nativo di Yaoundé - la capitale del Camerun - ha però seguito mamma Germaine. Le serviva un lavoro e Basilea poteva offrirle un’opportunità. Un futuro. Ecco dunque il luogo che negli anni seguenti avrebbe forgiato il classe 1997 anche sul piano sportivo. Già, ma chi rappresentare? All’età di 17 anni, Embolo ha rinviato la decisione per diversi mesi. «Alla fine, optando per i colori rossocrociati, non ho fatto una scelta contro il mio Paese d’origine, ma per la Svizzera» ha ricordato a poche ore dall’esordio mondiale. «Impossibile mettere tutti d’accordo. Se avessi abbracciato le mie radici, probabilmente, vi sarebbero state reazioni negative anche sul fronte elvetico. Una cosa è certa: ho il Camerun nel cuore e questo non cambierà mai». La priorità, domani, sarà la Nazionale rossocrociata. Manca sempre meno. «Vivrò delle emozioni uniche» ha ammesso l’attaccante del Monaco. «Ma essere a un Mondiale è di per sé qualcosa di speciale. Sin qui, comunque, non ho avvertito pressione. No, sono sereno e concentrato sul match. Vogliamo iniziare il cammino nel migliore dei modi. Ci attende il match più importante della fase a gironi e occhio a sottovalutare il nostro avversario. In molti ci credono superiori, io preferisco rimanere prudente». Ma come affrontare il proprio passato e l’amico Choupo-Moting se il cuore batte per due bandiere? «Il mio approccio alla partita non cambierà. Al netto dell’adrenalina, voglio fare bene, segnare, gioire per la Svizzera, nella speranza di vivere un match tranquillo, senza troppo rumore». All’Al Janoub Stadium - e non solo - vibreranno in molti per questo incrocio. Il primo nella storia, tra l’altro, fra le due selezioni. «I miei genitori saranno allo stadio. E pure qualche amico. Questa partita sarà speciale anche per loro, così come per diverse persone care in Camerun» ha indicato Breel.
Muscolatura impressionante, testa sveglia, il centravanti di riferimento di Murat Yakin è tra i più attesi in casa Svizzera. «Mi appresto a disputare il secondo Mondiale a 25 anni. E, no, non sono il Breel di quattro anni fa» ha riconosciuto il diretto interessato. «Sono cresciuto come uomo e come calciatore. E nel frattempo sono mutati pure allenatore e sistema. Alcuni leader, e penso a Gelson Fernandes o Behrami, hanno salutato la Nazionale, permettendo a giocatori più giovani di emergere, di evolvere. Ho avuto la fortuna di conoscere il calcio svizzero molto presto, prima di confrontarmi con la Bundesliga e ora il campionato francese. La mia progressione, tuttavia, non è ancora finita». M.S.



