Addio a Cornaredo: le ruspe cancellano settant'anni di storia luganese

Oltre settant’anni di ricordi, un pezzo di storia di Lugano. Lo stadio di Cornaredo tra poco non ci sarà più. Le ruspe sono entrate in azione per procedere alla sua demolizione totale, chiudendo definitivamente un capitolo della memoria collettiva della città. Uno nuovo, comunque, si è già aperto. E si chiama AIL Arena, dove nei giorni scorsi i bianconeri hanno iniziato con il piede giusto il campionato di Super League.
Un'idea nata durante la guerra
Per capire da dove tutto è cominciato bisogna risalire agli anni Quaranta. L'FC Lugano doveva lasciare il vecchio Campo Marzio e, come si legge sulla Gazzetta ticinese del 21 luglio 1942, «mentre sino a qualche anno fa si era sempre parlato del Campo Marzio Nord come sede del futuro stadio, la circostanza della tenuta in quella località della Fiera svizzera ed il conseguente progetto di erigervi il Palazzo dei congressi, hanno indotto il Municipio ad abbandonare l'idea primitiva». La scelta cadde allora sulla «vasta area già di proprietà comunale, facente parte dei masserizi comunali, e più precisamente sulla zona sita tra il cimitero e Cornaredo». Non tutti erano d'accordo: i socialisti, pur senza opporsi, chiedevano di soppesare il progetto rispetto ad altre urgenze ancora irrisolte, dalle case popolari alle palestre scolastiche.
Il 7-0 al Chiasso e i 32.500 dell'Italia
L'impianto venne inaugurato nel 1951 con una partita fra FC Lugano e FC Chiasso vinta dai bianconeri per 7-0. Pochi mesi dopo, il 25 novembre dello stesso anno, arrivò la Nazionale svizzera per l'amichevole contro l'Italia, finita 1-1 davanti a 32.500 spettatori. Ed era solo l'inizio: nel 1954 Cornaredo ospitò una gara della fase a gironi dei Mondiali, Italia-Belgio. Nel corso del Novecento lo stadio venne progressivamente dotato di curve in calcestruzzo e poi di una tribuna centrale opposta a quella storica, la Monte Brè. La capienza toccò i 15.000 posti, 5.000 a sedere e 10.000 in piedi.
Molto più del calcio
Ma ridurre Cornaredo al pallone sarebbe ingeneroso. In settantacinque anni lo stadio è stato il palcoscenico di alcuni fra i momenti più intensi della vita cittadina: la visita di Papa Giovanni Paolo II nel 1984, la Festa federale di musica del 1991, i Mondiali di ciclismo del 1996 e, nel 2021, i funerali dell'allora sindaco Marco Borradori. Un catalogo che spiega perché, al momento dell'addio, la città abbia voluto salutare la struttura con una festa popolare.
Il lungo cammino verso il nuovo stadio
L'esigenza di intervenire era emersa già negli anni Novanta. Il nodo venne al pettine nel 2007, quando l'Associazione Svizzera di Football comunicò che Cornaredo, per carenze infrastrutturali, non sarebbe stato omologato per la massima serie in caso di ritorno del Lugano. Seguirono nel 2008 interventi urgenti di adeguamento, che fra l'altro permisero allo stadio di ospitare le prime due gare casalinghe di Coppa UEFA del Bellinzona. Il 12 marzo 2013 la Città bandì un concorso internazionale per il riassetto dell'area, vinto dal progetto Sigillo degli studi Giraudi-Radczuweit e Cruz y Ortiz.
Il nuovo capitolo
L'AIL Arena, costruita fra il 2023 e il 2026, fa parte del complesso denominato Polo sportivo e degli eventi, che comprende anche l'arena indoor PalaRaiffeisen, ulteriori infrastrutture a carattere comunitario, spazi pubblici all'aperto e strutture destinate a servizi e attività amministrative. Il primo incontro ufficiale è andato in scena il 5 giugno 2026, con la Svizzera femminile che ha battuto Malta 6-1 nelle qualificazioni mondiali; il Lugano vi ha esordito il 23 luglio, superando 1-0 il Dukagjini nell'andata del secondo turno preliminare di Conference League.
Nel frattempo il Centro sportivo di Cornaredo resta il cuore sportivo della città: anche dopo la demolizione dello stadio sopravvivono uno skatepark, un campo in sintetico per l'hockey su prato, un campo in erba per gli allenamenti del Lugano e due in sintetico. Le ruspe, insomma, portano via il calcestruzzo. Non i ricordi.
