Calcio

Al Letzigrund non una bella pubblicità per l'AIL Arena

Nel giorno che ha visto il club bianconero lanciare ufficialmente la vendita pubblica degli abbonamenti in vista della stagione 2026-27, la squadra di Mattia Croci-Torti non si è sicuramente fatta apprezzare al cospetto del Grasshopper
©KEYSTONE/URS FLUEELER
Massimo Solari
01.03.2026 22:12

Il Lugano non perdeva dal 26 novembre. Il Grasshopper, dal 23 dello stesso mese, era invece stato capace di vincere la miseria di una partita, a ridosso del Natale, per poi rimanere a bocca asciutta nell’anno nuovo, quasi dimenticandosi dell’ultimo successo ottenuto al Letzigrund: correva il lontano 4 ottobre. Ebbene, a Zurigo la striscia di dodici risultati utili consecutivi è scoppiata fra le mani dei bianconeri, mentre il lungo digiuno delle cavallette è stato spezzato. Incredibile, sì, a maggior ragione considerando la trama del match, con i padroni di casa avanti già al 12’, ma poi costretti per oltre 70 minuti a difendersi con l’uomo in meno.

Che cosa è mancato

Reduce dal successo casalingo contro il Losanna, la squadra di Mattia Croci-Torti - con Carbone titolare in retrovia e Behrens di nuovo riferimento offensivo - non è dunque stata in grado di cavalcare l’onda. Anzi, il kappaò con la penultima forza della Super League, che già un mese fa aveva bloccato i ticinesi, costringe Saipi e compagni ad affrontare una settimana inglese con la testa sott’acqua. «E la responsabilità è mia» sottolinea l’allenatore del Lugano ai microfoni della RSI: «Non è possibile sbagliare l’approccio alla sfida come accaduto con il Grasshopper. Su un campo che non permetteva il fraseggio, sono mancate fisicità, aggressività e precisione: nei primi minuti abbiamo perso una decina di palloni».

A sbloccare il punteggio già al 12’, non a caso, è stato il GC, con Frey e Plange che hanno mostrato di avere più fame di Papadopoulos e Kelvin sugli sviluppi di un angolo. E dire che prima del vantaggio zurighese era stato Behrens a insaccare, avventandosi su un tiro deviato di Dos Santos stampatosi sul palo: le righe tracciate in sala VAR, non esattamente ferme, hanno però ravvisato un fuorigioco millimetrico.

Senza ispirazione

Poco male, poiché - come detto - il Lugano ha avuto a disposizione tutto il tempo necessario per raddrizzare l’incontro. Dopo aver costretto Diaby a un fallo da ultimo uomo e all’espulsione, Steffen si è tuttavia divorato il pareggio a due riprese: al 23’ ha sprecato - non senza un pizzico di superficialità - l’intimo tête à tête con Hammel; all’ora di gioco, pescato da Grgic, l’ex nazionale - lasciato tutto solo in area - ha quindi spedito a lato di testa. «Ma potevano giocare altri 30-40 minuti e non avremmo fatto gol» osserva con grande frustrazione Croci-Torti. Oltre alla necessaria convinzione all’alba del match, al suo Lugano, in effetti, è mancata totalmente l’ispirazione. «Abbiamo fatto troppo poco per vincere al Letzigrund e non cerco scuse» ammette il Crus. Solo Dos Santos, lungo il primo tempo, ha predicato, e però nel deserto. I tre cambi operati dal Crus dopo la pausa - dentro Alioski, Koutsias e Mai per Carbone, Cimignani e Kelvin - non hanno per contro offerto alcuna scossa. Anzi.

Urgono altre risposte

Nel giorno che ha visto il club lanciare ufficialmente la vendita pubblica degli abbonamenti per la prima stagione nell’AIL Arena - «la fase decisiva della campagna» citiamo -, in campo il Lugano non si è fatto una bella pubblicità. Al significativo filotto di partite senza rovesci, a fronte di tante prove così così sul piano dei contenuti, non sarà inoltre più possibile aggrapparsi. Ora urgono altre risposte.

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