Al Mondiale guardando il contachilometri

Vi ricordate cosa fece Franz Beckenbauer nel 2006? In occasione dei Mondiali disputati nella sua Germania, di cui fu presidente del comitato organizzatore, il «Kaiser» riuscì a seguire allo stadio 46 delle 64 partite disputate. Il tutto grazie a un elicottero, gentilmente messo a disposizione dagli sponsor, con cui si spostava da un impianto all’altro tra il fischio finale di un incontro e quello d’inizio del successivo. O ancora, pensate al presidente della FIFA Gianni Infantino, che in Qatar nel 2022 fece addirittura meglio e di partite non se ne perse neppure una (sì, anche quelle che si giocavano in contemporanea), non prima di essersi però assicurato di venire prontamente ripreso dalle telecamere in ognuna di esse. Bene, inutile dire che imprese simili negli imminenti Mondiali nordamericani saranno impossibili. Vuoi perché l’allargamento a 48 squadre ha portato il totale degli incontri a 104. Vuoi, soprattutto, per via delle enormi distanze fra le sedi ospitanti, distribuite in Canada, Messico e Stati Uniti.
Dal Qatar all’America
Quattro anni fa, al dirigente italo-svizzero non fu richiesto un grande sforzo. Degli otto stadi qatarioti, sette erano situati a Doha, o nella sua area metropolitana, con la sola eccezione dell’impianto di Al Khor, distante comunque appena 35 chilometri dalla capitale. Quest’anno la situazione è ben diversa;_le città ospitanti sono sedici, disperse in tutto il continente. Per fare un esempio, Vancouver e Miami, le due più distanti, sono separate tra loro da 4.375 chilometri: circa sei ore di volo e tre di fuso orario.
Più che per la caccia a un nuovo record da parte di Infantino, rimandata a un’altra occasione, o per la complicata organizzazione logistica dei tifosi, certe distanze mettono in difficoltà soprattutto le squadre. O, per meglio dire, i giocatori, che nello spazio di pochi giorni saranno costretti a sobbarcarsi lunghe trasferte aeree, con tutte le ricadute che lo stress del viaggio comporta a livello fisico. Incidendo, va da sé, sulla stanchezza e sul conseguente rischio di infortuni. La FIFA è intervenuta in sede organizzativa per mitigare questa problematica, raggruppando le sedi di gioco in tre «cluster» regionali e cercando di garantire il più possibile che ogni squadra disputasse le proprie prime tre partite all’interno della stessa macro-regione. Una soluzione ragionevole, che non è però riuscita a evitare grandi differenze nel chilometraggio delle squadre, sia tra i vari gruppi, sia all’interno degli stessi.
L’odissea bosniaca
Un caso emblematico ci riguarda da vicino. Secondo un calcolo effettuato da ESPN, la Nazionale maggiormente penalizzata negli spostamenti durante la prima fase è infatti la Bosnia, avversaria della Svizzera nel gruppo B. La formazione di Sergej Barbarez debutterà a Toronto il 12 giugno, per poi volare a Los Angeles sei giorni più tardi in vista del match contro i rossocrociati, e infine puntare nuovamente verso nord il 24 per la sfida contro il Qatar, in programma al Lumen Field di Seattle. Totale del viaggio? Senza tenere conto dei chilometri necessari per tornare, tra un match e l’altro, al «campo base» di Salt Lake City, si arriva a quota 5.060. Più del doppio di quelli previsti, per la truppa di Yakin, che nello spostarsi tra Santa Clara, Los Angeles e Vancouver ne macinerà 2.243.
Ancora meglio è andata allo stesso Qatar, il meno toccato del nostro girone, con poco più di 1.500 chilometri davanti a sé. Dzeko e compagni arriveranno dunque alla sfida contro i qatarioti con ben 3.500 chilometri in più alle spalle. Certo, l’avversario non è propriamente dei più ostici, e il maggior chilometraggio non dovrebbe dunque risultare un problema insormontabile. Ma qualora la classifica permettesse, invece, un incrocio ai sedicesimi con l’Egitto - la più agevolata tra le 48 partecipanti, disputando tutte le partite del girone tra Vancouver e Seattle - ecco che il contachilometri bosniaco ne segnerebbe ben 4.650 in più rispetto ai rivali. E a quel punto, probabilmente, si farebbero sentire.
Francia e Argentina fortunate
Qui si entra però nel campo delle supposizioni. Tornando allora ai dati certi, e dando un’occhiata alle favorite, a poter sorridere sono le due finaliste dell’ultima Coppa del Mondo. Nella prima fase l’Argentina di Leo Messi sarà impegnata tra Dallas e Kansas City (sede anche del ritiro) per un totale di 741 chilometri da percorrere. La Francia, invece, stanziata nei dintorni di Boston, ne affronterà appena 537 tra la capitale del Massachusetts, New York e Philadelphia. Qualche leggera scoria in più potrebbero allora accumularla Brasile (1.760 km), ma soprattutto Germania (2.636 km), Inghilterra (2.769 km) e Spagna (2.364 km). Quest’ultima sarà inoltre costretta, per la sfida contro l’Uruguay, a salire dalle colline del Tennessee - dove la Roja alloggerà - fino ai 1.500 metri di altezza a cui si trova lo stadio di Guadalajara.
