Anche la Svizzera ha dovuto rincorrere

Meglio non soffermarsi troppo sugli «expected goals», le reti attese a fronte delle occasioni create, evitando così di infierire. Il dato, comunque, è inequivocabile, a conferma della gerarchia dei fattori che hanno determinato il clamoroso pareggio contro il Qatar. Statistiche alla mano, avremmo dovuto realizzare 3,14 reti, a fronte delle 0,52 del nostro avversario. Beh, è finita 1-1.
Indagando fra le pieghe dell’incontro, però, balzano all’occhio tendenze e numeri altrettanto interessanti. Svizzera e Qatar, per dire, hanno percorso grossomodo gli stessi chilometri: 109,4 e 109,2. Non solo. Le mappe stilate dalla FIFA non mentono: Akanji e compagni sono stati chiamati a recuperare un numero non indifferente di palloni, 41 per la precisione, la maggior parte dei quali (28) nella propria metà campo. Segno che il Qatar ha fatto ricorso a tanti lanci lunghi, sì, trovando però anche modo di infastidirci in transizione, con il 19% delle sue giocate. Tradotto: la formazione di Murat Yakin si è esposta parecchio, vedendosi costretta a più riprese a rincorrere e arginare l’avversario. Denis Zakaria, al proposito, è stato il rossocrociato a recuperare più palloni (8), ma anche quello che ha effettuato più traversoni verso l’area qatariota (6). Tutto giusto? Di sicuro la Svizzera è passata sovente dagli esterni o dalle azioni a rientrare di Aebischer. A quest’ultimo (tolti i difensori), Xhaka ha affidato il maggior numero di palloni (8). E ciò a riprova dell’impatto dell’uno e dell’altro sulla nostra manovra offensiva. Il capitano ha operato tanto, forse troppo, in orizzontale. Per dire: a Embolo, Granit ha recapitato un solo pallone.
