Andres Gerber, un presidente felice: «Finanze fragili a Thun? Con risultati così, dormo tranquillo»

Insieme all'allenatore Mauro Lustrinelli e al direttore sportivo Dominik Albrecht, Andres Gerber è alla base del sensazionale successo del Thun. L'ex giocatore e bandiera dei bernesi presiede il club dal 2020. E oggi, dopo annate anche parecchio turbolente, cerca di fare tesoro di una storia indimenticabile. Una storia che, da qualche settimana, è tuttavia accompagnata da alcune nubi di carattere finanziario.
Presidente, avete trovato un balcone in città per festeggiare il titolo?
«Praticamente non ne esistono! Ma c’è la piazza del Municipio, dove - al termine della scorsa stagione - avevamo già celebrato la promozione in Super League. Insomma, non cambierebbe molto. Solo l’eventuale ampiezza - orari compresi - della festa. Il titolo già il 25 aprile in casa contro il Lugano? Beh, il giorno dopo è il mio compleanno. Sarebbe perfetto. In ogni caso, meglio il prima possibile. Anche se è doveroso precisare che non si tratta ancora di un traguardo acquisito».
Riesce ad assaporare il momento, o l’uscita di scena del finanziatore e oramai ex CEO Beat Fahrni hanno smorzato l’euforia?
«In spogliatoio si percepisce un’energia speciale. E, personalmente, è bello percepirla, essere coinvolti. Conoscendo bene il sistema, tuttavia, sono altresì cosciente che simili imprese presentano degli effetti collaterali: le rinnovate aspettative dei giocatori, la girandola di agenti, le speculazioni sull’allenatore, le richieste della stampa, gli eventi con gli sponsor, delle ambizioni da ricalibrare. Diciamo che non smetto di ripetermi: ‘‘Ehi Andi, è giusto che te la godi, senza preoccupazioni’’. D’altronde sarebbe triste non approfittare appieno di un percorso meraviglioso. A Thun però conosciamo bene il significato del termine tedesco Fallhöhe. Più si sale in alto, più la caduta rischia di essere fragorosa. Nel 2005-06 eravamo in Champions, due anni più tardi in Challenge League. Ecco perché è anche saggio rimanere con i piedi per terra».
Okay, ma l’addio di Fahrni è o no un problema?
«Non ha facilitato e reso meno intense le mie giornate. E visto che il Thun, rispetto a un anno fa, è diventato molto più interessante, è inevitabile che pure questo tema venga cavalcato a livello mediatico. Va bene. Purché la comunicazione sia leale e veritiera».
La verità recita che la stabilità finanziaria per la stagione 2026-27 è stata assicurata anche grazie a un credito ponte di 4 milioni di franchi. E poi?
«E poi lo scenario che si prospetta è tutto fuorché problematico. Vi assicuro che ho attraversato periodi molto più bui, come in occasione dell’ultima retrocessione, quando di fondi non ve n’erano praticamente più. Perciò oggi vado a dormire tutto sommato sereno: il club si trova in una situazione interessante anche in termini finanziari. Certo, a livello strutturale registriamo un deficit. Ma è un discorso che vale per buona parte degli altri club. Siamo ottimisti perché la rosa - anche in chiave mercato - ha acquisito un valore notevole, perché immaginiamo che la campagna abbonamenti andrà a gonfie vele e perché individuare nuovi sponsor e nuovi finanziatori - grazie ai risultati ottenuti - diventa molto più semplice. Va da sé, sarà cruciale proseguire su questa via. E cioè continuare a convincere tifosi e partner che il Thun è una realtà genuina, ben organizzata e nella quale val la pena identificarsi».
Capitolo mercato. Mauro Lustrinelli si è già messo il cuore in pace: perderà diverse pedine.
«Al giorno d’oggi non esistono più segreti. Nell’era dei social media e della data science, tutti gli addetti ai lavori possono indagare la qualità delle prestazioni dei singoli giocatori, misurare quanti chilometri hanno percorso Heule o Meichtry. E questo per dire che, sì, è possibile che alcuni elementi lasceranno la società. Significa che abbiamo lavorato nel modo giusto. Detto questo, le prospettive non sono così male pure a Thun. Non mi aspetto dunque di perdere metà squadra».
E l’allenatore del primo, storico titolo del Thun? Potrebbe salutare tutti anzitempo?
«Non glielo avete chiesto? (ride, ndr.). Di sicuro non esiste candidatura migliore di quella che ha allestito con l’attuale stagione. Qualora dovesse arrivare il titolo, dovremmo consegnare a Mauro metà del trofeo. È quindi probabile che riceverà telefonate interessanti durante l’estate. Anche se non può affermarlo apertamente, comunque, credo che stia pianificando di restare».

