Calcio

È la domanda da 1 milione: ma il Thun, alla fine, ce la farà?

La Super League riparte con i neopromossi bernesi clamorosamente primi in classifica - La squadra, a questo punto, rientra fra le candidate al titolo, anche perché alla Stockhorn Arena non ci si pone limiti - L’analisi di Uli Forte: «Non me la sento di puntare sugli uomini di Lustrinelli; dico Basilea e attenzione pure al Lugano»
Il Thun si è laureato campione d'inverno. ©KEYSTONE/PETER SCHNEIDER
Massimo Solari
15.01.2026 06:00

Un anno fa, di questi tempi, il Thun occupava il primo posto, con 4 punti di vantaggio sulla prima inseguitrice. Dettaglio: il campionato era quello di Challenge League. Oggi, sempre con un discreto agio, i bernesi guidano invece il massimo campionato svizzero. E, appunto, lo fanno da compagine neopromossa. No, nessuno avrebbe scommesso un franco sull’esaltante - e al contempo clamorosa - prima parte di stagione degli uomini di Mauro Lustrinelli. Nemmeno l’allenatore ticinese. Oddio, alla Stockhorn Arena non si è mai ragionato in termini conservativi: per intenderci, puntando unicamente alla salvezza. Ma di nuovo: la vetta del massimo campionato svizzero - ripartito con due recuperi - costituisce un traguardo intermedio inimmaginabile. E ora? Dagli addetti ai lavori agli opinionisti costretti a rimangiarsi i pronostici d’inizio torneo, passando naturalmente per la concorrenza, tutti si pongono la stessa domanda: il Thun delle meraviglie riuscirà a conquistare un titolo che avrebbe dell’incredibile?

«Cammino sin qui strepitoso»

Uli Forte prova grande ammirazione per quanto mostrato sin qui da Bertone e compagni. «Ma no, non me la sento di puntare sul Thun campione svizzero» ci dice il 51.enne zurighese, che questo torneo lo ha toccato con mano per nove turni. Dopo il miracolo al termine della scorsa stagione, quando aveva salvato un Winterthur che tutti davano per spacciato, il tecnico non è più riuscito a superarsi alla Schützenwiese. E ciò complici anche le partenze di alcuni giocatori chiave, come Di Giusto o Gomis, e l’infortunio del difensore Lüthi. «Il calcio è fatto di cicli e bisogna andare avanti. Di certo, la sensazionale rimonta dell’ultimo campionato rimarrà per sempre nel mio cuore» osserva Forte con realismo e serenità.

Chi sta dando vita a un’altra prodezza, dicevamo, è il Thun. «E il primo posto in classifica è tutto fuorché un risultato casuale» sottolinea il nostro interlocutore: «Sin qui, i bernesi hanno fatto qualcosa di strepitoso e meritano di guardare tutti dall’alto. La società è solida, così come è unito il gruppo allenato da Mauro Lustrinelli, di fatto rimasto quasi immutato rispetto all’anno della promozione dalla Challenge. Personalmente auguro il meglio a questa realtà, persino il titolo, sì. E però ripeto: credo che a emergere e a spuntarla - alla fine - saranno altri club».

Quel precedente con il GC

Uli Forte sa bene di che cosa parla. Nella stagione 2012-13, infatti, il suo Grasshopper si laureò campione d’inverno contro ogni aspettativa, per poi venire riacciuffato e superato dal grande Basilea lungo la volata finale. Curiosità: all’epoca, dopo 18 turni, le cavallette comandavano con 37 punti, guarda caso gli stessi contabilizzati dal Thun allo stesso punto del torneo. «Ero stato chiamato ad assumere le redini del GC l’anno prima, con la squadra addirittura a rischio retrocessione» ricorda Forte. «Perciò fummo protagonisti di una cavalcata splendida, purtroppo insufficiente per prevalere sui renani. A separarci dai renani, in definitiva, furono appena tre punti».

Di colpo anche il Thun non "potrà", ma "dovrà" dimostrarsi all'altezza del ruolo di capolista e delle attese che ne conseguono
Uli Forte, ex allenatore del Winterthur

Ecco, ma che cosa accade quando uno spogliatoio animato da buone intenzioni si ritrova improvvisamente a gestire il primo posto in classifica e i riflettori di tutto il Paese? Dodici mesi fa, per dire, era successo al Lugano. «Beh, le dinamiche cambiano, eccome» rileva Forte. «Di colpo non “puoi” ma “devi”. Ed è un discorso che varrà pure per il Thun, che sino a Natale “poteva” ambire al primato, mentre da questo weekend “dovrà” dimostrarsi all’altezza del ruolo di capolista e delle attese che ne conseguono. Il che comporta un carico decisamente più importante sul piano psicologico e della gestione della pressione. Per il Thun sarà fondamentale ripartire subito bene, e non è scontato, considerati gli infortuni di pedine come Ibayi e Reichmuth».

Il livello del campionato

Candidato di diritto al titolo a fronte del bottino racimolato sin qui e del piccolo solco scavato alle proprie spalle, il Thun continua insomma a essere ritenuto una storia emozionante, ma dal finale già scritto. «La mia esperienza mi porta a sostenere che, anche a questo giro, una o più big prenderanno il sopravvento» conferma Forte.

A chi consegnare, quindi, la casacca del favorito? «Dico ancora Basilea, soppesata la qualità della rosa a disposizione di Ludovic Magnin» afferma l’ex allenatore del «Winti». Per poi aggiungere: «Lo Young Boys non mi convince appieno, ha perso troppi colpi. Piuttosto farei attenzione al Lugano e al suo slancio. Il finale di girone di ritorno parla chiaramente a favore dei bianconeri, che non mi stupirebbe vedere lì, in alto, a fine maggio». In cima alla Super League, al momento, spicca invece il Thun. «E - conclude Uli Forte - non è un bel biglietto da visita per la Super League. A capeggiare la graduatoria sono una neopromossa e il San Gallo, compagine che adotta un approccio tattico molto particolare. Tradotto: le società più attrezzate, a livello di rosa e mezzi finanziari, non hanno fatto bene i compiti».

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