Mondiali 2026

Biscotti e poco sale: che pasticcio le terze partite

Complice il formato allargato e la fase a eliminazione diretta offerta a ben 32 squadre, le sfide finali nei gironi stanno prestando il fianco a risultati ponderati e scetticismo - La FIFA ci ha messo del suo, dando maggiore peso agli scontri diretti rispetto alla differenza reti: addio emozioni
©AP/Eugene Hoshiko
Massimo Solari
27.06.2026 06:00

Il primo Mondiale della storia a 48 squadre si regala l’ennesimo paradosso. Mentre la FIFA gongola per l’edizione che può già vantare il record di spettatori e di gol - ma dai? -, l’incremento delle partite in calendario sta ottenendo un effetto antitetico: diminuire i match che contano. Con tutte le conseguenze del caso per lo spettacolo e le emozioni. Il peccato originale, invero, non risiede nell’allargamento delle competizione. O meglio, non solo. No, a causare il cortocircuito sono soprattutto i criteri che determinano le gerarchie nei vari gironi. Chiamata ad aggiornare le regole del torneo, l’organizzazione presieduta da Gianni Infantino ha purtroppo preso spunto dall’infelice strategia adottata dagli amici-nemici della UEFA per gli Europei. Quale? Dare più peso agli scontri diretti rispetto alla differenza reti.

Se una sfida pesa più dell’altra

I risultati sono lì da vedere. Un pasticcio che sta svilendo il valore delle terze partite in diversi gruppi. Prendiamo il girone E. Alla vigilia dell’ultimo turno, la Germania era già sicura del 1. posto. Poco importa se la Costa d’Avorio avrebbe potuto affiancare i tedeschi a quota 6 punti. La vittoria nello scontro diretto, in occasione della seconda giornata, ha di fatto costituito un’assicurazione sulla vita per la formazione di Julian Nagelsmann e svuotato di valore e timori il match conclusivo con l’Ecuador. A farne le spese, va da sé, è stata la Costa d’Avorio. Da un lato poiché non legittimata al primato, dall’altro nella misura in cui una distrazione con Curaçao avrebbe comportato il sorpasso di una concorrente facilitata dalle scarse motivazioni della Germania.

Nel gruppo D non è andata meglio. Il primato degli Stati Uniti, blindato con 90’ d’anticipo, ha permesso ad Australia e Paraguay di non sprecare energie per inseguire la testa del girone e, piuttosto, ponderare quale potesse essere il risultato migliore al fine di approdare a braccetto ai sedicesimi di finale. Detto fatto, a San Francisco - pur lottando e cercando con discreta insistenza la rete - le squadre si sono lasciate sullo zero a zero, sinonimo di 4 punti a testa. L’Australia è passata come seconda, il Paraguay - con il 99,9% delle probabilità - lo farà con le migliori terze. I rovesci con questi due avversari avevano per contro già tagliato fuori la Turchia. Una sentenza che non avrebbe potuto essere pronunciata in anticipo qualora l’accento fosse stato posto sulla differenza reti.

Altro giro. Nel gruppo F, la Tunisia ha condiviso il destino dei turchi. Impossibilitata, cioè, ad acciuffare il 3. posto e la Svezia, in possesso di 3 punti prima dell’ultima curva del girone. Alla battuta d’arresto di Belhadj e compagni nella sfida contro gli svedesi è dunque stato attribuito un valore maggiore rispetto alle altre due partite. Detto altrimenti, per la Tunisia battere i Paesi Bassi - che la Svezia l’hanno sconfitta - avrebbe sostanzialmente comportato un vantaggio relativo nella rincorsa alla terza posizione. Poco male, comunque, perché Giappone-Svezia è finita 1-1: proprio il risultato necessario per spalancare le porte dei sedicesimi e agli asiatici, e agli scandinavi.

Anticlimax

Con altri parametri, la giornata di giovedì avrebbe potuto offrire incontri al cardiopalma. È accaduto l’opposto. Niente acme. Niente sale. Praticamente scoraggiati a vincere. Si chiama anticlimax. E, a ben vedere, il discorso abbraccia pure il gruppo A, con il Messico che ha potuto ricorrere alle riserve, senza doversi sudare il sedicesimo all’Azteca, e la Cechia oramai orfana di qualsivoglia pungolo per provare a conquistare i 3 punti. Qatar 2022, al proposito, sembra lontanissimo. E siamo a un altro controsenso. Già, poiché l’idea della FIFA per i Mondiali americani, in origine, era diversa. Ricordate? 16 gruppi da 3 nazionali e le prime due di ogni girone promosse alla fase a eliminazione diretta. A far cambiare idea a Infantino e soci, tuttavia, erano state proprie le terze partite dei Mondiali organizzati a Doha. Caos puro, con l’esempio eclatante del girone composto da Spagna, Germania, Giappone e Costa Rica. I parziali che, per un attimo, presero vita nel corso dei 90’ finali, stavano infatti eliminando sia gli iberici, sia i tedeschi.

A questa travolgente imprevedibilità, invece, si è finito per rinunciare ai Mondiali 2026. E, attenzione, non si tratta solo di attrattività delle partite, per altro pagate carissimo da migliaia di tifosi. A essere messa in discussione è pure l’integrità del torneo. Come spiegato, numerose squadre hanno affrontato l’ultima gara dei gruppi non solo con la qualificazione in tasca, ma con la certezza di terminare in una determinata posizione. E, appunto, nel breve volgere di un gruppo, una giornata storta e un match a cui è stato dato più peso si sono spesso tramutati in condanne anticipate.

Un altro patto di non belligeranza?

Non è tutto. La formula che premia le migliori terze presta il fianco a ulteriori interrogativi. C’è ad esempio chi denuncia un tabellone sbilanciato e à la carte, soprattutto per le ultime nazionali chiamate a scendere in campo. Prendete Algeria-Austria di domenica mattina. La formazione di Vladimir Petkovic avrà l’occasione di vendicare il match passato alla storia come il «patto di non belligeranza» o la «vergogna di Gijón». Ai Mondiali 1982, in Spagna, austriaci e Germania Ovest trovarono infatti il modo di sgambettare in extremis le Volpi del deserto. Con gli algerini a quota 4 punti, complice anche l’impresa all’esordio contro Rummennigge e compagni, ai tedeschi occorreva superare l’Austria e all’Austria bastava non perdere con più di due gol di scarto. Finì 1-0 per la Germania Ovest, con le squadre che di fatto smisero di giocare una volta caduta la rete e la FIFA che da allora introdusse la contemporaneità delle terze partite. Di qui, dunque, i sentimenti di rivalsa che ora potrebbero albergare l’animo degli algerini. La verità, però, è che un pareggio potrebbe tramutarsi in oro e nell’accesso condiviso ai sedicesimi di finale.

Non solo: addirittura Algeria e Austria potrebbero ritenere più interessante il 3. posto, così da evitare la Spagna, nella notte probabile prima del gruppo H. Insomma, a impregnare l’aria, più che il sapore della vendetta, è il profumo di biscotti. Ecco perché non saremmo sorpresi da una nuova svolta ai Mondiali 2030. O nelle edizioni successive. Le opzioni sono due: o ampliare il Mondiale a 64 partecipanti, così da premiare solo prime e seconde, oppure - restando a 48 squadre - cambiare il sistema d’accesso alla fase a eliminazione diretta. Come? Promuovendo le 8 migliori prime agli ottavi e introducendo uno spareggio tra le altre 4 leader e le 12 seconde. Vincere anche la terza e ultime partita del girone, in questo modo, diventerebbe un incentivo irresistibile. 

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