«Dovrebbe essere soltanto una sfida di calcio»

Michael Yokhin, negli ultimi anni, quando si parla di una trasferta europea del Maccabi Tel Aviv, l’attenzione si concentra spesso sulla sicurezza e sui tifosi prima ancora che sulla partita. Come viene vissuta questa situazione in Israele?
«In realtà la maggior parte dei tifosi del Maccabi non vive la questione in questi termini. Il problema principale è soprattutto pratico. Per motivi di sicurezza, il club non può disputare le proprie partite casalinghe in Israele e deve trovare sedi alternative in Europa. Questo significa che i tifosi devono affrontare due trasferte invece di una e che la squadra perde il vantaggio del fattore campo. Ci sono conseguenze economiche per il club e per i sostenitori, oltre alle difficoltà logistiche. Una situazione tutt’altro che ideale».
Esiste però una percezione di una tifoseria particolarmente problematica legata al Maccabi Tel Aviv.
«Non credo sia corretto generalizzare. Ci sono stati alcuni episodi che hanno attirato molta attenzione, ma non direi che questo renda la tifoseria del Maccabi una tifoseria problematica. Penso soprattutto a due casi. Il primo è quello di Amsterdam, dove ci sono stati attacchi contro tifosi israeliani e, allo stesso tempo, anche alcuni comportamenti problematici da parte di una parte degli ultras del Maccabi. Un altro caso significativo è stato quello della partita contro l’Aston Villa a Birmingham, quando per ragioni di sicurezza fu deciso di non consentire la presenza dei tifosi del Maccabi. Anche lì, secondo la mia lettura, il contesto locale e le tensioni politiche ebbero un peso importante nella decisione delle autorità. Per questo distinguerei gli episodi specifici dall’identità dell’intera tifoseria. In Israele, inoltre, se parliamo di violenza e di estremismo tra i tifosi, il Beitar Jerusalem ha una storia molto più problematica sotto questo profilo. La grande maggioranza dei tifosi del Maccabi non si considera una tifoseria violenta e probabilmente sarebbe sorpresa dal fatto che il club venga identificato soprattutto attraverso questi episodi».
In che misura il contesto politico attuale può influenzare la percezione del Maccabi Tel Aviv in Europa?
«La percezione di Israele in Europa è certamente peggiorata negli ultimi anni, soprattutto a causa della guerra e delle sue conseguenze. Il governo israeliano ha responsabilità importanti per le proprie decisioni, ma allo stesso tempo non tutti gli israeliani si identificano con quelle scelte. Molte persone vogliono semplicemente vivere in sicurezza e in pace. Inoltre, sebbene il governo israeliano abbia una responsabilità significativa, i principali responsabili sono l’Iran, Hamas e gli estremisti filo-islamici. Il problema è che si tratta di una situazione estremamente complessa, difficile da comprendere nella sua interezza, soprattutto per chi la osserva dall’esterno. È quindi possibile che un’immagine generale del conflitto venga trasferita anche su una squadra di calcio. Ma il Maccabi Tel Aviv è una società sportiva. I suoi giocatori, israeliani e stranieri, rappresentano il club e non il governo. Non credo sia corretto attribuire a una squadra una posizione politica semplicemente sulla base della sua nazionalità».
Come mai, più in generale, sport e politica finiscono così spesso per intrecciarsi?
«Perché il calcio è uno sport globale e molto seguito, quindi può diventare uno strumento attraverso il quale gruppi politici cercano di esprimere messaggi o attirare l’attenzione. Le partite delle squadre israeliane in Europa possono diventare, in determinate circostanze, occasioni per proteste o manifestazioni legate al conflitto. Ma non bisogna pensare che questa sia la normalità. Quest’estate ci sono state partite di squadre israeliane in Austria, Serbia, Bulgaria e altri Paesi nelle quali tutto si è svolto normalmente. Anche il Maccabi, nella precedente sfida contro il CSKA Sofia in Bulgaria, ha giocato in un contesto professionale, nel quale si è parlato soprattutto di calcio. Questo dimostra che è ancora possibile vivere una partita semplicemente come una partita».
Guardando invece alla partita di Lugano, che cosa si aspetta da questo confronto e quale pensa possa essere l’atmosfera attorno alla sfida?
«Dovrebbe essere una sfida di calcio. Il Lugano è una società ambiziosa e sono convinto che i suoi giocatori pensino soprattutto a vincere. Lo stesso vale per il Maccabi Tel Aviv. Sarà una partita interessante tra due buone squadre, senza un favorito netto. Alla fine, è quasi sorprendente che si finisca per parlare così tanto di tutto ciò che circonda una partita e così poco della partita stessa. Lugano e Maccabi Tel Aviv sono due squadre che si affrontano per conquistare un posto nella fase campionato della Conference League. Per i tifosi dovrebbe essere, prima di tutto, una festa del calcio».

