Calcio

Ethan Meichtry, tra Genoa e Nazionale: «Il Camerun? Mai sentito, sono grato alla Svizzera»

Il talentuoso centrocampista, passato dal Thun ai Grifoni nel corso dell'estate, si racconta in vista dell'impegno della U21 rossocrociata all'AIL Arena, domani contro il Lussemburgo
Ethan Meichtry, 21 anni, è uno dei maggiori talenti della Nazionale U21. ©CdT/Gabriele Putzu
Massimo Solari
24.09.2026 06:00

Campione svizzero e protagonista con il Thun dei miracoli, Ethan Meichtry ha cavalcato l’onda e, durante l’estate, si è trasferito al Genoa, in Serie A. Un sogno a testa in giù, visto che la formazione ligure, al momento, annaspa sul fondo della classifica. Il giocatore dell’U21 rossocrociata, attesa dalla sfida contro il Lussemburgo, venerdì all’AIL Arena, non teme però la sfida con il massimo campionato italiano. Lo abbiamo incontrato e intervistato.

Ethan, dopo alcune settimane complicate e immaginiamo pesanti in Liguria, quanto ti ha fatto bene cambiare aria e riabbracciare la Nazionale?
«Sì, ora la mia testa è rivolta alla Svizzera U21 e ai tre impegni che ci attendono nelle qualificazioni a Euro 2027. A Genoa non abbiamo iniziato con il piede giusto, ma siamo decisi a invertire la rotta e a dimostrare che valiamo molto di più dell’attuale posizione in classifica».

Nemmeno un anno e mezzo fa militavi in Challenge League. Oggi vesti la maglia di un club storico, che si batte in una delle cinque principali leghe europee. Com’è stato l’impatto con la Serie A?
«In effetti si è trattato di un grande passo. Ma so che cosa serve ed è pur sempre calcio, come in Svizzera o al Thun. Ovviamente ci vuole un po’ di tempo per ambientarsi e tutto il resto, ma, alla fine, sono convinto di aver preso una buona decisione. Voglio approfittare al massimo dell’esperienza al Genoa».

Perché la Serie A e non, come fatto da alcuni tuoi ex compagni, la Germania?
«Perché il progetto che mi è stato illustrato era convincente e volevo farne parte. Anche i colloqui con il direttore sportivo Diego Lopez e con l’allenatore Daniele De Rossi sono stati positivi. Perciò scegliere Genoa e la Serie A è stato facile».

Ecco, appunto, come vanno le cose con De Rossi? Che tecnico è?
«È una bella persona e un buon allenatore. Mi sta aiutando molto nel mio percorso, sostenendomi e permettendomi, quotidianamente, di migliorare. È stato un grande campione e riesce a immedesimarsi nel nostro ruolo».

Daniele De Rossi è un buon allenatore, perderlo sarebbe un peccato: ma il calcio funziona anche così

Sin qui hai disputato quattro spezzoni di partita in campionato e un match da titolare in Coppa Italia. De Rossi crede in te e ha elogiato le tue caratteristiche. Un eventuale licenziamento del mister costituirebbe una brutta botta. È così?
«Beh, naturalmente, sarebbe un peccato. E un dispiacere, anche se di breve durata. Il calcio, d’altronde, funziona così. Le cose vanno veloce. A maggior ragione nei cinque principali campionati d’Europa. Se i risultati non arrivano, l’allenatore viene esonerato. Cerco comunque di non farci caso, concentrandomi unicamente sul lavoro in campo e per il bene della squadra».

Dalla discreta Stockhorn Arena alla pressione della Gradinata Nord a Marassi. Un’altra bella differenza, vero?
«Decisamente. Parliamo di una pressione molto più marcata. Avere dei tifosi del genere, in ogni caso, costituisce uno stimolo enorme. Nonostante le difficoltà, avvertiamo e apprezziamo il loro sostegno instancabile».

Trofie al pesto e focaccia genovese VS Berner Rösti: non c’è storia, siamo d’accordo?
«Siamo d’accordo (ride, ndr). Anzi, allargherei il discorso al cibo italiano in generale. Non c’è proprio partita».

A proposito di cultura e radici. L’avvicinamento alla sosta dedicata alle nazionali è stata segnata dal dibattito sulla doppia cittadinanza di Winsley Boteli e Alessandro Romano. Inutile girarci attorno, anche Ethan Meichtry - oltre a quello svizzero - dispone di un secondo passaporto. Il Camerun, in questi mesi di grande visibilità, ti ha contattato? E quali sono le tue intenzioni?
«No, non sono mai stato contattato dalla federazione camerunese. Ora voglio concentrarmi unicamente sulla Svizzera e sulle qualificazioni all’Europeo Under 21. E non m’importa se altri si faranno avanti in futuro. Sono grato di vestire la maglia della nazionale svizzera e credo questo attaccamento non muterà con il tempo».

La rapida ascesa di Boteli e Britschgi in Nazionale A rappresenta un grande stimolo

Boteli e Sascha Britschgi, che pure gioca in Serie A, hanno un anno in meno di te, ma hanno già fatto il grande salto nella selezione maggiore. Come vivi e come vivete nello spogliatoio della U21 la rapida ascesa dei vostri ex compagni? Con ammirazione o frustrazione?
«Nessuna frustrazione, assolutamente. Al contrario, sono felice per loro, per entrambi. Li conosco bene e ne ho apprezzato le qualità calcistiche, giocando al loro fianco. Osservare l’ascesa di Winsley e Sascha rappresenta quindi una grande motivazione. Uno sprone per provare a fare altrettanto».

Siamo reduci anche dallo storico Mondiale della Nazionale A, chiuso a un soffio dalle semifinali. Quanto è forte il desiderio di prendere ispirazione dagli uomini di Murat Yakin e provare a scrivere la storia al prossimo Europeo U21?
«Prima, naturalmente, dobbiamo meritarci la qualificazione al torneo. Poi, certo, le ambizioni non mancano. Sia come squadra, sia a livello personale. Sogno anch’io di disputare un Mondiale, ma per arrivarci so che occorre fare bene con la selezione U21. A partire dalle partite contro Lussemburgo, Islanda e Francia».

E che effetto fa osservare la tua ex squadra, il Thun, smembrato di tanti elementi che hanno favorito la conquista del titolo e, anche per questa ragione, in difficoltà nel massimo campionato elvetico?
«Sono andati via molti giocatori, è innegabile. E, di riflesso, la squadra ha smarrito parecchia qualità. Ma la società è ancora stabile e credo che dopo una normale fase di assestamento tornerà a essere protagonista in Super League. Non ho smesso di seguire il Thun e non posso che augurargli il meglio».

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