FC Lugano, la locomotiva bianconera non corre ancora così forte

Non è ferma alla stazione. Anzi, i binari sembrano condurre in una sola direzione: i playoff di Conference League. Eppure, la locomotiva bianconera non corre ancora così forte. Come accaduto in occasione dell’esordio europeo, contro il Dukagjini, il Lugano si è dovuto accontentare di un’altra vittoria esigua al cospetto del Runavík, nel match di andata del terzo turno di qualificazione. In un’AIL Arena riempita solo per metà, rispetto al battesimo, la squadra di Mattia Croci-Torti si è imposta 2-0, limitandosi insomma al compitino. «In effetti – conferma il tecnico ticinese – ci manca una rete per ritenerci soddisfatti. Cinque vittorie consecutive, però, fanno bene».
Un avversario particolare
Certo, il Lugano ha fatto la partita. E cercato a lungo le reti che potessero conferire slancio al vantaggio subitaneo di Pihlström, eroe giovane e bello di questa fase acerba della stagione. «Elias mi è piaciuto a metà» rileva il Crus in merito al 19.enne svedese, schierato largo a sinistra e autore di un’altra splendida rete dopo quella trovata nel weekend al Letzigrund. «Ci è riuscito attaccando lo spazio, dopodiché ha chiesto eccessivamente di ricevere la palla fra i piedi. Nel complesso, comunque, Pihlström è stato una spina costante nel fianco della difesa avversaria, svolgendo altresì un lavoro difensivo che mi sarei potuto sognare undici mesi fa».
Invero, il numero 24 è stato fra i pochi bianconeri a convincere per davvero contro una formazione composta da semiprofessionisti, un paio dei quali – per altro – in evidente sovrappeso. «Potevamo e dovevamo essere più pericolosi» ammette Croci-Torti. «Il Runavík, però, non ci ha mai permesso di sfruttare la profondità, rinunciando a qualsivoglia duello e difendendo con un blocco bassissimo. Soprattutto nel primo tempo, occorrevano più conclusioni dalla distanza e un numero maggiore di cross precisi».
Profumo di playoff
I traversoni di qualità si sono materializzati con l’entrata in campo di Grgic, gettato nella mischia solo all’ora di gioco. «Anto era molto affaticato dopo la sfida contro il Grasshopper e Kendouci, in allenamento, mi aveva fornito buone risposte» spiega il tecnico momò. «Per quanto riguarda invece le titolarizzazioni di Kelvin e Delcroix, non avevo dubbi. Meritavano di contribuire alla rotazione dei difensori. Mentre con Pihlström, banalmente, si trattava di far giocare il giocatore più in forma del momento, costruendogli attorno la squadra». I piani del Crus, suggerivamo, hanno funzionato solo in parte. Ma il raddoppio trovato da Behrens nel finale, in attesa della lunga trasferta alle Isole Faroe, profuma di playoff. E conferma che la macchina bianconera, nonostante tutto, pulsa ed è cosa viva.
