FIFA, Infantino ritira il piano sul Mondiale ai privati: «Questa proposta non andrà avanti»

Cinque giorni per nascere, esplodere e morire. Gianni Infantino ha annunciato oggi il ritiro del progetto FIFA Forward Enterprise (FFE), la controllata commerciale che avrebbe gestito i diritti delle principali competizioni del calcio mondiale, Coppa del Mondo compresa, aprendo una quota del capitale a investitori esterni. Una marcia indietro arrivata dopo l'opposizione frontale dell'UEFA, di altre confederazioni continentali e di figure di primo piano interne alla stessa FIFA.
Cosa prevedeva il piano
La proposta, emersa martedì attraverso indiscrezioni di stampa e poi confermata dalla FIFA, prevedeva il trasferimento delle attività commerciali e organizzative degli eventi in una nuova società, di cui Zurigo avrebbe mantenuto almeno l'80%, cedendo il resto a fondi privati: il nome più citato è quello di Thrive Capital. Secondo le stime attribuite a J.P. Morgan, il valore complessivo dell'entità sarebbe stato di circa 20 miliardi di dollari.
L'argomento di vendita era la solidarietà: i contributi del programma FIFA Forward sarebbero saliti dagli otto milioni di dollari per federazione attualmente a bilancio a 20 milioni per il ciclo 2027-30, poi 22 e 24 milioni nei cicli successivi. Per approvarlo bastava la maggioranza semplice delle 211 federazioni, ossia 106 voti, più l'avallo del Consiglio FIFA, con scadenza fissata al 19 settembre.
La rivolta dell'UEFA: «Il calcio non è in vendita»
La reazione europea è stata immediata e senza precedenti. In una riunione d'emergenza in videoconferenza, le 55 federazioni dell'UEFA hanno approvato all'unanimità una posizione durissima: nessuna nazionale europea avrebbe partecipato a competizioni FIFA finché le proposte fossero rimaste sul tavolo. Per Nyon il piano superava «una linea che le istituzioni del calcio non dovrebbero mai varcare», perché il calcio «non è della FIFA e non è suo da vendere». «La Coppa del Mondo non può essere trattata come un prodotto d'investimento», il passaggio più citato del comunicato.
Alla minaccia di boicottaggio si sono aggiunte le prese di posizione della CONCACAF e della Confederazione asiatica (AFC), più prudenti sul boicottaggio ma altrettanto critiche su governance, mancanza di consultazione e tempi compressi. Insieme, UEFA, CONCACAF e AFC rappresentano 136 delle 211 federazioni con diritto di voto: la maggioranza semplice, di fatto, non esisteva più.
Le crepe interne
Il colpo più duro è però arrivato dall'interno. Carlos Cordeiro, consigliere di primo piano di Infantino ed ex presidente della federazione statunitense, si è dimesso dichiarando di respingere il progetto «senza equivoci». Anche il chief operating officer Kevin Lamour, collaboratore storico di Infantino sia alla FIFA sia all'UEFA, ha criticato la mancanza di trasparenza attorno all'operazione. Diversi membri del Consiglio FIFA, tra cui il presidente della federcalcio tedesca Bernd Neuendorf, hanno sostenuto di aver appreso del piano dai giornali.
«Il nostro scopo è unire e migliorare»
Nel comunicato con cui chiude il dossier, e dopo aver inizialmente cercato di smorzare le polemiche, ieri, con un primo comunicato, Infantino non parla di sconfitta ma di divisioni. «Dopo aver ascoltato attentamente tutti i punti di vista, è diventato chiaro che il progetto ha creato divisioni di una natura tale che, indipendentemente dal livello di sostegno, non sono più nell'interesse dell'obiettivo fissato in partenza», ha dichiarato. «Il nostro scopo è sempre stato, e sempre sarà, unire e migliorare. Di conseguenza, questa proposta non andrà avanti».
Il presidente ha annunciato l'intenzione di riportare attorno allo stesso tavolo tutte le parti interessate «nei prossimi giorni e nelle prossime settimane», con l'obiettivo di continuare a far crescere il calcio ovunque, in particolare nei Paesi che più hanno bisogno di sostegno.
Che cosa resta
Con il ritiro cade anche la minaccia di boicottaggio europeo, che avrebbe potuto svuotare di senso i prossimi appuntamenti internazionali, dalla Coppa Intercontinentale al Mondiale femminile in Brasile. Ma resta una ferita politica: mai come in questi giorni Infantino era apparso isolato, sconfessato dalle confederazioni più forti e da parte del suo stesso entourage. La partita sul modello economico del calcio mondiale, e su chi ha diritto di deciderlo, è solo rinviata.
