Calcio

Il Bernabéu, José Mourinho e l'Inter, per un altro giro di Champions

Stasera scatta la nuova stagione della principale competizione europea e a spiccare è l’intreccio tra i nerazzurri e il Real Madrid guidato dallo storico tecnico del triplete
José Mourinho, 63 anni, ha fatto ritorno a Madrid quest'estate. ©EPA/SERGIO PEREZ
Massimo Solari
08.09.2026 06:00

Prendiamo in prestito il titolo di un recente articolo del Post, sottoscrivendo e rilanciando grazie al sorteggio della fase campionato di Champions League. «Il calcio non si è ancora stancato di José Mourinho». E a provarlo non è solo il documentario appena sbarcato su Netflix e dedicato all’allenatore di Setúbal. Il match tra Real Madrid e Inter, che oggi accende la competizione per club più prestigiosa al mondo, ce lo ricorda con forza ancora maggiore. Sì, perché al Santiago Bernabéu, in queste ore, si intrecciano ricordi memorabili e l’aura intramontabile dell’allenatore portoghese. Sono trascorsi sedici anni dal sigillo sul triplete nerazzurro e da un addio consumatosi fra abbracci e lacrime, al termine di una notte trionfale. Mai come allora Mourinho incarnava la reputazione di Special One, tramutata in oro a Milano e al contempo divenuta irresistibile agli occhi di Florentino Perez e della società più potente del pianeta. Mou, detto altrimenti, non aveva scelta. Conquistare, ancora, la Champions, per poi sposare l’ambizione smisurata dei Blancos. «Il triplete - spiega proprio nella serie Netflix - ha significato tutto: un club e un posto che amavo, ma avevo in mente di vincere la finale e andarmene. Se fossi salito sull’aereo coi giocatori e fossi andato a festeggiare allo stadio coi tifosi, sarei rimasto. Quindi sono dovuto scappare. Decisi di restare a Madrid e di non tornare a Milano: non potevo farlo. Scappai da quell’emozione, il lavoro era finito». Evidentemente, quello al Real non è invece stato portato a termine a dovere. Spezzare l’egemonia del Barcellona di Pep Guardiola nella Liga, e però fermarsi tre volte allo stadio delle semifinali in Champions, non è stato sufficiente.

E allora riecco Mou alla corte di sua maestà Florentino e in missione per conto di tifosi con i quali non è scoccata la stessa scintilla di San Siro. «Ovviamente, ho vinto una Champions League al Bernabéu con l’Inter, ma ho anche perso una semifinale ai rigori quando allenavo il Real (contro il Bayern nel 2012, ndr.)» ha dichiarato il 63.enne lusitano alla vigilia della sfida contro l’Inter di Cristian Chivu, uno degli eroi che contribuirono a plasmare il capolavoro continentale del 2010, sino all’apoteosi del Bernabéu. «Ho vissuto i miei momenti migliori e peggiori in questo stadio. Ma non ci penso. Né ai lati positivi, né a quelli negativi. Sono concentrato solo sul fatto che sono l’allenatore del Real Madrid e che la partita contro i nerazzurri non è una partita incredibilmente importante, perché non decide nulla; non è una fase a eliminazione diretta o una fase a gironi come ai vecchi tempi. Ma è una partita di una competizione in cui conta ogni punto. Anche l’Inter viene qui in cerca di qualcosa». E, appunto, lo fa guidato da un ex giocatore di Mourinho. «Ho avuto molti contatti con Chivu quando allenava la Primavera e lì ho capito la sua passione. L’Inter è una grandissima squadra da sei anni. Da Conte a Inzaghi e Cristian, il modello di gioco è lo stesso. È una squadra che può giocare con gli occhi chiusi. L’unica sorpresa degli ultimi anni è che non ha mai vinto la Champions». Aspetto che sicuramente garba a José Mourinho.

Da due anni senza svizzere

A scattare stasera, dopo due successi consecutivi targati Paris Saint-Germain, è una nuova edizione senza club svizzeri, ma con formazioni di Azerbaigian (Sabah), Slovacchia (Slovan Bratislava), Austria (LASK), Ucraina (Shakhtar), Grecia (AEK), mentre Norvegia (Bodo/Glimt e Viking) e Turchia (Galatasaray e Fenerbahçe) hanno raddoppiato. Insomma, ranking e ambizioni alla mano, non mancano i motivi di riflessione e preoccupazione per il calcio rossocrociato, costretto ad «accontentarsi» di Lugano e Thun in Conference League. La Champions League, ad ogni modo, si prenderà riflettori e schermi anche di giovedì, perlomeno in occasione del primo turno. Oltre a Real Madrid-Inter, a spiccare lungo la tre-giorni del torneo sono Napoli-Arsenal e Liverpool-Atletico (entrambe domani alle 21), così come Fenerbahçe-Roma e l’atteso debutto del Como di Cesc Fabregas, giovedì impegnato al Sinigaglia contro il Lipsia. Perché avere ancora voglia di José Mourinho non significa fermarsi al suo modo d’intendere il calcio.

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