Mondiali 2026

La fame di vita e gli spettri di Vancouver

La perla della British Columbia è tra le sedi più affascinanti del torneo - A pochi isolati dall’effervescenza di Granville Street e dal BC Place, tuttavia, Downtown Eastside fa i conti con la piaga del Fentanyl e della tossicodipendenza - L’accostamento è perturbante
Luci e ombre attorno al BC Place, lo stadio di Vancouver che ospita alcune partite dei Mondiali 2026. © EPA/Bob Frid
Massimo Solari
02.07.2026 22:30

Lungo Granville Street si sta giocando un Mondiale parallelo. Farsi largo fra la folla che fa vibrare la zona pedonale è impresa ardua. In vantaggio, leggiamo un po’ ovunque, ci sarebbero i messicani, presenti in massa e su di giri (anche) a Vancouver. Quando abbiamo percorso la colorata e variegata via cittadina, giorno della festa nazionale, bandiere e magliette con la foglia d’acero avevano tuttavia preso il sopravvento. Uno stadio a cielo aperto, con ragazzi e ragazze che ogni cento metri ballano o improvvisano partitelle e palleggi da spiaggia. È la spensieratezza. È fame di vita.

Il BC Place, con la sua bianca corona, domina l’estremità orientale del False Creek e dista una decina di minuti a piedi. L’anima spavalda e insieme ricca di una delle sedi più affascinanti della Coppa del Mondo 2026 è racchiusa in questa porzione di Vancouver. Bastano tuttavia un paio di isolati e un’altra breve camminata verso nord-est per incontrare la sua faccia più povera e spettrale. Siamo a Downtown Eastside e qui, sull’uscio del «più grande evento sportivo nella storia dell’umanità», per dirla con Gianni Infantino, l’unica partita in corso è quella, drammatica, della tossicodipendenza.

Sguardi che sembrano burroni

East Hastings Street è come un’arteria al collasso. E l’assunzione di Fentanyl, soprattutto di Fentanyl, è la sua ancora e al contempo la sua condanna. La «droga degli zombie»: così viene etichettato il devastante oppioide, nato per curare il dolore cronico ma che, dal 2016, nella sola British Columbia, ha contribuito al decesso di 16.000 persone. Attraversare queste zone è come ricevere un pugno violento allo stomaco. A maggior ragione provenendo dall’atmosfera scintillante del torneo FIFA. Non è una questione di pericolo, né percepito, né effettivo. Sono gli sguardi che sembrano burroni, sono i corpi piegati in vita, o quelli accasciati che la vita proprio non la riconoscono più. Alla luce del sole, senza soluzione di continuità, ci si iniettano dosi di rilassanti e di euforia, smarrendo il controllo della propria mente e del proprio corpo. Rallentando pericolosamente l’esistenza.

Interpellato dal New York Times, il vicedirettore medico del Vancouver Coastal Health Mark Lysyshyn ha definito il rapporto della città con la droga come un «problema complesso che cambia di anno in anno». Già, perché c’è il Fentanyl - 50 volte più potente dell’eroina - ma non solo. Laboratori e spacciatori alimentano il mercato illegale con nuove sostanze, persino più forti e letali se - come spesso avviene - si mescolano ad altri farmaci e tranquillanti. I servizi di prevenzione, trattamento e contrasto del fenomeno non mancano a Downtown Eastside. Anzi, si concentrano in quest’area. L’emergenza sanitaria, che interessa il Nordamerica, è però di una portata enorme. Che sfugge alla sorveglianza dell’autorità e dei diversi agenti di polizia che incrociamo lungo East Hastings Street, investiti da un compito encomiabile e però visibilmente inermi.

E a Gastown tutto rinasce

Nel candidarsi a città ospitante del Mondiale 2026, Vancouver ha ammesso apertamente le difficoltà legate alla gestione e alla risoluzione della tossicodipendenza. La FIFA, evidentemente, ha ottenuto sufficienti garanzie su altri fronti. Le ricadute positive per i conti della Federcalcio internazionale e per l’economia locale sono assicurate. Ce ne accorgiamo proseguendo verso Gastown - il centro storico - e il porto commerciale. Boutique e graziosi locali attirano migliaia di turisti e tifosi. È Vancouver che nel giro di quattro strade e 500 metri si riprende il Mondiale. Non tutti, in città, sanno però che si sta giocando.  

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