«La favola Stade Losanna forgiata da un ticinese»

Narravano a inizio stagione: «La Challenge League? Sarà dominata da GC, Thun o Xamax». Calma. Le nobili decadute della lega cadetta stanno facendo i conti con lo Stade Losanna, autentica sorpresa del campionato 2020-21. «Noi però siamo dove vogliamo essere» precisa Manuele Ferrini, preparatore fisico dei vodesi.
L’ultimo successo di peso è arrivato martedì sera. Contro i citati neocastellani, «grande» del torneo ma in piena crisi. È bastato un gol per sbancare la Maladière e issarsi provvisoriamente al secondo posto a quota 19 punti, uno in meno del Grasshopper. «A differenza di quanto si possa credere all’esterno, gli attuali risultati non sono inattesi» sottolinea Ferrini, 27 anni, bellinzonese doc e dalla scorsa estate responsabile atletico dello Stade Losanna. E dire che solo sette anni fa il club militava ancora in Seconda Lega interregionale. «È vero siamo una società atipica, senza una grande tradizione, ma qualità e competenze non ci fanno difetto. A inizio stagione abbiamo valutato il potenziale del collettivo - un bel mix di giovani e giocatori esperti - e ci siamo dati un chiaro obiettivo: restare tra le prime il più a lungo possibile. Siamo ambiziosi, senza tuttavia l’assillo della promozione».

Kodro, tra Cruyff e Ronaldo
Difficile ad ogni modo non puntare in alto quando in panchina siede una personalità come quella di Meho Kodro. Il tecnico bosniaco ha scritto pagine bellissime nella Liga spagnola, dove negli anni Novanta ha bucato la rete qualcosa come 105 volte in 263 incontri. «La sua esperienza rappresenta indubbiamente un valore aggiunto» conferma Ferrini: «Parliamo di una persona che ha sfiorato per due volte il titolo di capocannoniere con la Real Sociedad. E che ha altresì militato nel Barcellona guidato da Johan Cruyff». Per i colleghi di staff, Kodro - già allenatore della nazionale bosniaca e del Servette - è dunque una fonte inesauribile di aneddoti. «Negli scorsi mesi - confida Manuele - ci ha raccontato di come finì la sua avventura in blaugrana. Era il 1996 e la dirigenza gli fece capire che non avrebbe più trovato grande spazio. “In squadra c’è Figo e dal PSV arriverà Ronaldo, il fenomeno”. Gli dissero proprio così». Poco male, perché Kodro ebbe modo di riscattarsi al Tenerife prima e al Deportivo Alavés poi.
Prima l’ACB poi il Sion
Anche Manuele Ferrini ha un passato da calciatore. «Dopo la trafila nel Team Ticino non sono però mai andato oltre al calcio amatoriale» precisa. Merito degli studi in sport all’Università di Losanna, solido trampolino per la carriera da preparatore fisico. «Il primo incarico l’ho ricoperto in Ticino, al Bellinzona. Dopodiché lo scorso anno ho avuto la fortuna di far parte dello staff del Sion. Un capitolo importante della mia vita: ho imparato tanto dal lavoro d’équipe in Vallese, vivendo una sorta di apprendistato e crescendo molto sul piano professionale. Purtroppo a livello umano non sono mancati i momenti difficili. In particolar modo quando, a fine giugno, la dirigenza non ha rinnovato diversi contratti tra cui quello del sottoscritto».
Fortunatamente si è aperta subito la porta dello Stade Losanna, dove si era liberato un posto nel team allora diretto da Stefano Maccoppi. Un posto, a questo giro, di piena responsabilità. «Il preparatore atletico - spiega Ferrini - ha comunque un ruolo di grande prossimità con i giocatori. Se vogliamo funge anche un po’ da tramite tra la squadra e il resto dello staff tecnico, cogliendo le esigenze e gli umori dei singoli calciatori». L’importante, prosegue il nostro interlocutore, è non smarrire l’autorevolezza. «Per un giovane non è subito evidente, anche perché nella rosa c’è sempre chi cerca di metterti alla prova quando si tratta di eseguire esercizi poco simpatici. In simili frangenti devi quindi essere reattivo, avere sempre una risposta pronta. Quando ho abbracciato questo mestiere ho ad ogni modo posto immediatamente l’accento sulla professionalità. Che alla fine è sinonimo di credibilità». E a proposito di serietà e attenzione. Con Michael Perrier, ticinese d’adozione e centrocampista ex Lugano, Bellinzona e Chiasso, il preparatore fisico dello Stade Losanna fa ogni giorno sei al Lotto. «Effettivamente di giocatori come lui ne vorresti avere mille in squadra» ammette Ferrini. «In campo il “Perro” fa sempre il suo, lavorando sodo e parlando poco. La sua umiltà e la sua intelligenza in campo sono lodevoli. E in più, studiando fisioterapia, si presta anche a darmi una mano in caso di problemi fisici tra i compagni (ride, ndr.)».
Gli atleti e la COVID-19
I giocatori, d’altronde, non sono dei robot. A maggior ragione in questo periodo tormentato, segnato da quarantene, rinvii e - di riflesso - continui «stop and go». Cosa significa per un preparatore fisico gestire la salute di una squadra nel bel mezzo di una pandemia? «Le ricadute del coronavirus sugli atleti non sono ancora chiare. A fronte di un contagio va dunque prestata la massima attenzione, monitorando tutti i parametri del soggetto interessato. Le reazioni, da un giocatore all’altro, possono infatti variare». In casa Stade Losanna, indica Ferrini, le cose sono sin qui andate piuttosto bene: nessun confinamento di gruppo e alcuni casi isolati guariti senza conseguenze. «L’aspetto più delicato interviene al momento del rientro in gruppo. I carichi di lavoro vanno gestiti in modo differenziato, evitando di chiedere troppo a chi magari si è allenato per alcuni giorni solo fra le mura domestiche».
La «fisicità» del campionato
In altri spogliatoi la COVID-19 ha invece colpito duro, come dimostra il calendario oramai dilaniato. «Il momento più delicato per il fisico dei giocatori - evidenzia Ferrini - è coinciso con l’estate, quando per portare a termine la passata stagione sono state disputate gare ogni tre giorni. Non si è tuttavia assistito alla tanto temuta esplosione degli infortuni. Anche perché come preparatori fisici siamo riusciti ad applicare dei principi fondamentali, quali il ritorno progressivo alla pratica o la gradualità dei carichi di lavoro». La dimensione atletica del calcio ha così assunto ulteriore valore. «Solitamente, poi, quando una squadra perde la condizione fisica finisce rapidamente sul banco degli imputati. Bisogna quindi convivere con una certa pressione, in particolare in un campionato come quello svizzero, riconosciuto per la sua fisicità» riconosce Manuele. Di qui la ricerca costante della perfezione: «La materia di cui mi occupo è in continua evoluzione e, bisogna ammetterlo, non al riparo dalle contraddizioni. Servono insomma occhio critico verso le tendenze, studio e una grande flessibilità». Parola di chi sta forgiando la favola Stade Losanna.