Calcio

La storia si scrive pure a Lugano, Croci-Torti: «È bellissimo»

Esordio da sogno per i bianconeri nella fase campionato di Conference League: in un’AIL Arena traboccante di euforia e tifosi serbi, la Stella Rossa viene ribaltata nel finale
©Samuel Golay
Massimo Solari
15.10.2026 23:04

15 ottobre 2026. Eccola la nuova data da scolpire nella storia europea del Football Club Lugano. Sì, perché l’esordio dei bianconeri nella fase campionato di Conference League, all’AIL Arena, è memorabile. Un sogno che si avvera. L’apoteosi al termine di una partita vibrante. Prima la sofferenza, questa sconosciuta in campionato, poi una di quelle rimonte (3-2 il risultato) che mettono i brividi e fanno persino venire da piangere. «Bislimi, prima del rigore trasformato da Grgic, era in lacrime» svela Cimignani, commentando l’apice della serata: il pallone che s’infila nel sette, lo stadio che impazzisce e, appunto, una partita di calcio che si trasforma in ricordo per la vita.

Cadute di stile e orgoglio

Qualcuno, invero, s’infuria. È l’allenatore della Stella Rossa, Albert Riera, che dopo aver fatto soffrire a due riprese il Lugano di Mattia Croci-Torti non riesce proprio a mandare giù sconfitta e legge del contrappasso. «L’UEFA dovrebbe indagare sul tiro dal dischetto assegnato al nostro avversario. Un rigore ridicolo». Un furto, insomma, stando al tecnico spagnolo: «In campo c’è stata solo una squadra. E a fronte di una simile sciocchezza arbitrale non me la sono nemmeno sentita di congratularmi con il mio omologo». Già, con tanti saluti a stile e oggettività.

Al Crus, però, importa poco dell’ennesimo show di Riera. «Il rigore? Francamente non l’ho visto, stavo esultando» afferma con un sorriso grande così. «È stato bellissimo». Lo è stato, in effetti. Ma è servito tremare e sentirsi persino inferiori. «Parlare di fortuna, tuttavia, equivale a mancare di rispetto alla mia squadra. Sapevamo chi affrontavamo: una corazzata, infarcita di qualità e che pratica un calcio fantastico a livello internazionale. Semplicemente si trattava di seguire il piano partita. E lo abbiamo fatto alla perfezione. Personalità e convinzione non sono mai venute meno, in particolare nel primo tempo, quando è stato necessario stringere i denti. Eravamo per contro consapevoli che, lungo la ripresa, avremmo potuto godere di maggiori spazi per emergere alla distanza. Se Behrens avesse segnato tutto solo davanti a Matheus, per dire, nessuno degli ottomila presenti avrebbe avuto da ridire».

Come Mourinho

Il 2-1 firmato da Krunic, quindi, ha rischiato di mandare tutto all’aria, facendo tramontare i sogni di gloria e assumendo i contorni della prima sconfitta stagionale. «Ma chi ha visto Roma-Real Madrid sa quanto può incidere la panchina» rilancia Croci-Torti, che come l’idolo José Mourinho è riuscito a plasmare una remuntada incredibile. «In Europa non servono solo 11 giocatori, occorre una squadra che ci crede» osserva il tecnico. E chi, una volta di più, ci ha creduto come un matto è Moncada, autore del pareggio che al 84’ ha fatto venire giù l’AIL Arena. «Con Dereck puoi pensare di cambiare in corsa ogni partita, ma è importante che lui si senta comunque titolare, perché solo così continuerà a fare la differenza» rileva il Crus, che fra le mani - come accaduto a Murat Yakin al Mondiale - si ritrova una sorta di Manzambi. Un lusso clamoroso. «È un calciatore speciale» affermano, non a caso, Cimignani e Bislimi nel post-partita.

Ultras ospiti: il club precisa

Già. È stato tutto speciale. Anche per Uran, sangue albanese come Albian Ajeti, l’autore del primo gol di serata. «I cori dei tifosi serbi che rivendicavano il Kosovo come loro territorio? Nella calcio, come nella vita, tutto torna indietro. Ed è accaduto anche a questo giro» afferma, gonfiando il petto, uno dei migliori in campo. E a proposito del numerosissimo pubblico ospite: alla faccia della squalifica decisa da Nyon, a seguito del tributo al criminale di guerra serbo-bosniaco Ratko Mladic nella partita contro il Viktoria Plzen, la frangia più calda dei sostenitori della Stella Rossa si è impossessata di un settore dell’AIL Arena. Ma come è stato possibile? Questa la spiegazione del club bianconero: «In conformità al regolamento UEFA, il club ospitante è tenuto a mettere a disposizione del club ospite 50 biglietti di categoria 1 in tribuna principale (...). Il club ospite ha inoltre diritto ad acquistare fino a 150 biglietti supplementari. La Stella Rossa si è avvalso di questa possibilità e ha rivenduto autonomamente i biglietti ai propri tifosi. Stando a informazioni comunicateci dalle autorità, un centinaio di questi appartengono alla frangia ultras dei supporter serbi, ai quali la UEFA ha vietato la trasferta a Lugano». A farne le spese sono stati circa 50 tifosi, ricollocati in altre aree per lo stadio. Poco male: il 15 ottobre 2026, anche per loro, rimarrà una data per l’eternità.

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