L'halftime show dei Mondiali 2026: passo storico o da dimenticare?

Miliardi di persone, con gli occhi rivolti allo schermo, ieri si sono goduti la finale dei Mondiali 2026 fra Spagna e Argentina, ospitata al MetLife Stadium a New York. Per la prima volta nella storia, l'ultimo atto ha interessato anche gli appassionati di musica. Sì, perché la FIFA ha previsto – in perfetto stile americano – un halftime show stile Super Bowl coinvolgendo alcuni fra gli artisti internazionali più amati e apprezzati. Nobile il fine, ovvero un'iniziativa per ampliare l'accesso all'istruzione e ai programmi sportivi per i bambini delle comunità più svantaggiate. Lo scopo? Raccogliere 100 milioni di dollari.
Lo spettacolo
D'accordo, ma come è andata? Il cantante dei Coldplay, Chris Martin, era il responsabile artistico dello spettacolo. A lui si devono gli inviti di cantanti di primo piano come BTS, Madonna, Justin Bieber, Shakira e Burna Boy. Eppure, nonostante la qualità del parterre, lo show ha ricevuto molte critiche negative. In primis, perché l'intervallo fra un tempo e l'altro della partita è durato 27 minuti, di cui 11 di spettacolo, a fronte dei 15 previsti dal regolamento FIFA. È stato stabilito un record: mai una pausa, nella storia del calcio, era stata così lunga.
Ma chi c'era?
Madonna ha dato il via alla performance, accompagnata da Ronaldo e Ronaldinho a bordo di una dune buggy. Quindi, la scena è passata ai Muppet, che hanno proposto una loro reinterpretazione di Seven Nation Army dei White Stripes, diretta dal celebre direttore d'orchestra venezuelano Gustavo Dudamel. Una canzone, questa, divenuta celebre grazie ai tifosi italiani a Germania 2006 (avete presente il «po po po po po po po»? Ecco). Il microfono, in seguito, è passato ai BTS, gruppo sudcoreano che ha conquistato il pubblico con Dynamite: una performance impeccabile, come sempre, nella quale la band ha dimostrato ancora una volta precisione coreografica e coordinazione. E ancora: Justin Bieber, con la sua Everything Hallelujah, in una versione dedicata ai Mondiali con il ritornello «it’s the World Cup, Hallelujah», introdotto dal cast di Ted Lasso; Shakira e Burna Boy con Dai Dai, accompagnati dai Ghetto Kids, un gruppo di giovani ballerini provenienti dall'Uganda.
Uno show non privo di critiche
Lo show, invero, non è stato del tutto negativo, ma le transizioni tra i vari artisti hanno dato la sensazione, per chi guardava da casa, che gli organizzatori volessero stipare il maggior numero possibile di nomi in un unico spettacolo, a scapito della coerenza e della fluidità. Pure la durata ha attirato l'attenzione dei tifosi. In più occasioni, durante questo Mondiale, sembra che gli interessi economici siano stati messi davanti al gioco, lasciando il pubblico frustrato. La pausa, in effetti, è stata lunga. È andata ben oltre i limiti consentiti dal regolamento FIFA.
Nonostante l'ambizione di replicare la magia del Super Bowl, l'halftime show della Coppa del Mondo 2026 non ha saputo raggiungere lo stesso impatto emotivo di performance iconiche come quella di Bad Bunny o del memorabile duetto tra JLo e Shakira.