Calcio

L'UEFA non abbassa le armi: il boicottaggio resta in piedi

Nyon conferma la linea dura anche dopo il ritiro del piano sugli investitori privati nel Mondiale – Sullo sfondo, le rivelazioni sulla Superlega e la posizione sempre più fragile di Gianni Infantino
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Red. Online
06.08.2026 16:44

Il passo indietro della FIFA non è bastato. La Confederazione europea ha annunciato giovedì che il boicottaggio delle competizioni della Federazione mondiale, Coppa del mondo compresa, resta in vigore nonostante l'abbandono del progetto di apertura a investitori esterni. Un segnale netto: per Nyon il problema non era soltanto quel piano, ma chi lo ha concepito e il modo in cui è stato portato avanti. «Le Federazioni affiliate alla UEFA sono state molto chiare sulle condizioni relative alla loro mancata partecipazione alle competizioni della FIFA» ha spiegato l'organismo europeo in una dichiarazione trasmessa all'AFP. Oltre al ritiro del progetto della FIFA – una richiesta già accolta –, l'UEFA chiede «che vengano fornite garanzie affinché tentativi di questo tipo, volti a snaturare il calcio, non possano mai più ripetersi». E ancora: «Queste condizioni non sono state soddisfatte» ha affermato l’UEFA, che ribadisce «di aver perso fiducia nella presidenza di Gianni Infantino».

Come si è arrivati fin qui

La crisi è esplosa attorno all'idea di cedere a capitali privati una quota dei diritti commerciali del Mondiale. Un'ipotesi che ha rotto un tabù storico, il torneo per nazionali come bene della FIFA e delle sue affiliate, e che ha immediatamente compattato contro Zurigo buona parte del calcio europeo, con appelli sempre più espliciti alle dimissioni del presidente Gianni Infantino.

Infantino ha reagito muovendosi sul terreno che conosce meglio, quello diplomatico: una tournée fra le Federazioni rimaste fedeli e, mercoledì scorso, una riunione di crisi al complesso Mohammed VI vicino a Rabat, chiusa con un comunicato che ribadiva il sostegno pieno al presidente e annunciava che «la FIFA non tollererà attacchi alla propria integrità».

Quella contromossa è però durata poche ore. Il Guardian ha pubblicato documenti secondo cui, nel 2021, la FIFA guidata da Infantino aveva negoziato una bozza d'intesa con i promotori della Superlega europea: un partenariato di almeno dodici anni, una società comune, la gestione commerciale della nuova lega affidata a Zurigo e persino l'ipotesi di un Mondiale per club annuale agganciato al torneo. Il tutto mentre, al congresso UEFA di Montreux, lo stesso Infantino dichiarava davanti ai delegati che la federazione mondiale respingeva fermamente la Superlega.

Perché l'UEFA non molla

È questo, forse, il punto che spiega la rigidità di giovedì. Nel 2021 l'UEFA era stata la principale vittima designata del progetto Superlega, e aveva guidato la reazione che in settantadue ore lo fece implodere sotto la pressione dei tifosi, delle leghe nazionali e degli sponsor. Scoprire ora che la FIFA stava trattando dall'altra parte del tavolo trasforma una divergenza di strategia in una questione di fiducia.

Anche il ritiro del piano sugli investitori, in quest'ottica, viene letto a Nyon come una concessione tattica e non come un cambio di rotta. Da qui la decisione di mantenere in vigore il boicottaggio: uno strumento senza precedenti nei rapporti fra le due istituzioni, che in prospettiva mette in discussione la partecipazione europea alle competizioni FIFA e, con essa, il valore stesso del prodotto Mondiale.

Il filo rosso

Fra i due dossier c'è almeno un elemento comune: JP Morgan. La banca americana era pronta a immettere quattro miliardi di euro nei club fondatori della Superlega nel 2021 ed è tornata a comparire nell'operazione sui diritti del Mondiale. Un dettaglio che, agli occhi dei critici, descrive una traiettoria coerente più che una serie di iniziative isolate.

Un'ultima domanda, concludendo. Doppia: quanto potrà reggere l'isolamento la FIFA e fino a dove l'UEFA sarà disposta a spingersi? La Federazione mondiale ha annunciato che difenderà la propria reputazione «con tutte le misure necessarie». Nyon, dal canto suo, ha scelto di non concedere nulla.

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