Calcio

«Lugano, Lugano!»: caro Cornaredo, urlalo un'ultima volta

La sfida tra bianconeri e Basilea, domani, chiuderà la stagione 2025-26 e, soprattutto, l’epopea dello stadio inaugurato nel 1951 - A segnare la vita dell’impianto cittadino non sono stati solo momenti indimenticabili di sport, ma anche la Storia - Ecco alcuni ricordi
La tribuna principale vibrerà un'ultima volta. ©Zocchetti/Chiara Zocchetti
Massimo Solari
16.05.2026 06:00

Settantacinque anni di vita. Quante ne ha viste Cornaredo. Uno stadio di calcio, teatro per la storia sportiva. Ma anche per la Storia. Domani pomeriggio, baciata dal sole, la casa del Football Club Lugano vibrerà per l’ultima volta. Si chiude la stagione 2025-26 di Super League. A concludersi, però, è anche la parabola di un luogo fatto di incontri, emozioni e ricordi. Quante ne ha viste Cornaredo, dal 25 novembre 1951 a oggi. Un lungo abbraccio, con cui cingere l’amichevole di grido tra Svizzera e Italia, davanti a 35mila persone, e l’imminente sfida tra gli uomini di Mattia Croci-Torti e il Basilea, crocevia decisivo per regalare l’Europa a chi - poco più in là - è pronto a prendersi la scena.

Il sipario, insomma, sta per calare e la memoria di ciascuno di noi corre in una o nell’altra direzione. Partite, Mondiali, Coppe, gol memorabili da calcio d’angolo, il calore della Lega Nazionale A e l’aridità della Challenge League. Notti indimenticabili, fallimenti e rinascite. E poi, suggerivamo, pure snodi cruciali di vita comunitaria. Dalla visita del Papa al doloroso addio a un sindaco amatissimo. Dopo la Monte Brè, costruita nel 1980 e abbattuta nel 2023, per lasciare spazio al cantiere della nuova arena, scatta il conto alla rovescia per la vetusta tribuna principale. Applausi e calcinacci convivranno per altri 90 minuti più recupero. Poi, claudicante e al contempo fiero, Cornaredo si concederà a un destino ineluttabile. Un destino fatto di macerie e però anche di memorie infrangibili.

Non solo calcio, anche persone

Roberto Mazza, direttore della divisione Sport cittadina, affronta il commiato dal vecchio stadio bianconero con sensazioni contrastanti. Sollievo e nostalgia. «In me - racconta al CdT - prevalgono sentimenti di diversa natura. Innanzitutto, quelli del privato cittadino, che lungo il suo percorso di crescita - proprio a Cornaredo - ha vissuto alcune tappe significative. Da bambino, per esempio, non vedevo l’ora di recarmi in curva, per tifare Lugano. E lo stadio, in questo senso, ha rappresentato un luogo di socializzazione e amicizia. Indelebile, poi, rimane la visita di papa Giovanni Paolo II, nel 1984: in particolare, rammento l’attesa sotto il sole di noi chierichetti delle parrocchie luganesi. Ci sono poi i ricordi e le sfide professionali. E, purtroppo, un angolo di memoria è tutt’ora colmo di tristezza, per le esequie del compianto sindaco Marco Borradori, per le quali fui chiamato a ricoprire il ruolo di cerimoniere con il grande supporto di polizia e servizi comunali. Un momento molto difficile, e però anche gratificante, considerata appunto la fiducia ottenuta dall’autorità per un evento così delicato. Tornando allo sport, Cornaredo, a differenza della Resega, non mi ha purtroppo regalato i festeggiamenti per la vittoria di un titolo. La gioia più grande dell’FC Lugano sul campo, perciò, resta la promozione in Super League del 2015, sotto la presidenza di Angelo Renzetti».

Sin qui i fotogrammi della personalissima pellicola di Roberto Mazza. «Vorrei però altresì porre l’accento sul valore umano dei collaboratori che, in questi anni, hanno lavorato a Cornaredo. Persone che in un periodo intenso, sotto il dicastero Sport guidato da Sandro Rovelli prima e la divisione Sport diretta dal sottoscritto poi, hanno gestito molto bene lo stadio. Con il Lugano nel massimo campionato svizzero, soprattutto, si è stati in grado di mettere a disposizione un terreno di gioco più volte ritenuto fra i migliori del Paese. E ciò nonostante i suoi acciacchi. Un nome su tutti, al proposito, mi permetto di farlo: quello di Cesare Lotti. Si è preso cura per tanti anni dei campi del centro sportivo e senza l’improvvisa scomparsa dell’agosto 2022, oggi sarebbe qui, insieme a noi, a rendere omaggio al suo e al nostro stadio».

Non proprio l’epilogo

L’addio a Cornaredo si consumerà in più frangenti. Detto dell’apice, in programma domani, con Lugano-Basilea, si proseguirà martedì 19, quando si disputerà la finale di Coppa Ticino Seniori 30+ tra Lugano e Atletico. Il giorno dopo, toccherà invece agli amici di sempre del Rapid calcare il prestigioso palcoscenico, per la precisione sfidando il Basso Ceresio 2 nel campionato di 4. Lega. Sabato 23, poi, spazio al calcio femminile, con Lugano-Étoile Carouge (LNB). Infine, giovedì 4 giugno, dalle 17, è in agenda il picnic sull’erba che permetterà ai luganesi di congedarsi in festa dallo stadio. Prima del momento conviviale, tra le 17 e le 18, i bambini dai 5 ai 14 anni avranno la possibilità di allenarsi con tre bandiere: Mattia Bottani, Mijat Maric, e - playoff permettendo - Jonathan Sabbatini.

Anche a quest’ultimo, al capitano dei record dell’era moderna, abbiamo chiesto di dedicare una carezza al vecchio stadio bianconero: «Anche se verrà demolito, Cornaredo è e rimarrà per sempre un luogo speciale per me. I momenti più belli della mia carriera li ho vissuti lì; in quegli spogliatoi si sono creati i gruppi e la magia alla base della promozione in Super League del 2015 e della conquista della Coppa Svizzera nel 2022. Non c’è però solo l’aspetto sportivo. Cornaredo mi ha permesso di conoscere diverse figure decisive per la mia crescita. Per la mia vita, anche. Perciò ci penso spesso. Mi è mancato dal primo momento che l’ho lasciato e, va da sé, mi mancherà. Se assisterò al match conclusivo con il Basilea? Sì, sarò in curva, invitato dalla tifoseria».

Angelo Renzetti: «Un travaglio»

A prendere per mano «Sabba» nell’estate 2012, accompagnandolo sino alle porte dell’immortalità sportiva, è stato Angelo Renzetti. L’ex numero uno dell’FC Lugano si appresta a prendere posto ancora una volta sulla tribuna principale. E, guardandosi alle spalle, lascia che la prosa prenda il sopravvento sulla poesia. «Cornaredo, per me, ha costituito un travaglio. Penso alle continue richieste di deroga alla SFL e alle modine posate per progetti inesistenti, al fine di restare aggrappati a un futuro diverso, sul piano infrastrutturale. Questo iter, fatto di licenze staccate ripetutamente in prima istanza, è naturalmente dipeso dal percorso sportivo. Un percorso purtroppo castrato, se penso all’impossibilità di sublimare determinati risultati e sacrifici con l’Europa a Lugano. Nonostante questo calvario, non mi sono mai dato per vinto e, anzi, sono orgoglioso di essere stato fra i promotori più convinti e credo influenti - anche verso la politica - del nuovo stadio». L’AIL Arena, già. Bella, bellissima, attende di poter vibrare. Ma non prima di un ultimo, coinvolgente sussulto da condividere a Cornaredo. Tra un mare di ricordi e, forse, qualche lacrima.

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