Thun sconfitto, il paradiso può attendere

No, non è ancora il momento di stappare lo champagne nell’Oberland. Il St. Jakob-Park, che doveva essere il teatro dell’apoteosi biancorossa, si è trasformato in un crocevia di rimpianti e attese nervose. Il Basilea si è imposto per 3–1 sul Thun, grazie alle reti di Metinho, Ajeti e Koindredi, rendendo vano il gol di Valmir Matoshi. Per il Thun si tratta della seconda occasione sprecata per chiudere i conti, dopo il kappaò contro il Lugano: ora gli sguardi si spostano forzatamente su domani, quando il risultato del San Gallo deciderà se la corona potrà finalmente essere indossata o se il verdetto sarà ulteriormente rimandato.
C’è un sottile filo rosso che lega la sconfitta odierna a quella, ancora più bruciante, subita lo scorso turno contro il Lugano alla Stockhorn Arena. Sabato scorso sembrava tutto scritto, prima che il rigore di Alioski al 97’ gelasse i tifosi bernesi. Due match point, zero punti. Se la cavalcata stagionale del Thun è stata fin qui un inno alla solidità, questi ultimi metri verso il traguardo stanno assumendo i contorni di un piccolo calvario psicologico. La pressione, quella paura di vincere che spesso colpisce chi non è abituato a sollevare trofei, sembra aver bussato alla porta di Lustrinelli proprio sul più bello.
Sarebbe però ingeneroso lasciare che queste ultime due battute d’arresto offuschino quanto costruito in nove mesi di calcio d'altissima scuola. Il Thun rimane la capolista legittima, la squadra che ha saputo dare scacco matto alle grandi con un gioco coraggioso e una rosa profonda. Il vantaggio sul San Gallo resta importante, e il titolo rimane saldamente nelle mani dei biancorossi, anche se il destino ha deciso di giocare con i loro nervi. La celebrazione non è annullata, è solo posticipata: un esercizio di pazienza per una piazza che aspetta questo momento da una vita.
La notte sarà lunga tra le vie di Thun. Domani, il verdetto passerà dal campo del San Gallo: una mancata vittoria degli inseguitori regalerebbe matematicamente il titolo ai bernesi senza nemmeno bisogno di scendere in campo. È un modo meno romantico di vincere rispetto a un successo ottenuto sul rettangolo verde, ma in questo momento, dopo due sliding doors sfavorevoli contro Lugano e Basilea, ciò che conta nell’Oberland è solo una parola: certezza. La matematica non ha sentimenti, ma sa essere dolcissima quando mette fine a un’attesa diventata ormai spasmodica.
