Calcio

Magliette, pubblicità, premi: quanti milioni di euro mancheranno all'Italia?

La mancata qualificazione degli Azzurri avrà un impatto non soltanto sportivo, a cominciare da 9,5 milioni di «malus» di Adidas e passando per DAZN e RAI
©Fabio Ferrari
Marcello Pelizzari
01.04.2026 17:30

Uno, due, tre. Riformuliamo: 2018, 2022 e 2026. Sono i Mondiali di calcio, maschili, ai quali l'Italia non è riuscita a qualificarsi. Un disastro, per un Paese che fa del calcio (quasi) una religione. Un disastro sportivo e calcistico, innanzitutto, ma anche economico. Alla Federazione italiana giuoco calcio, meglio nota come Federcalcio o FIGC, mancheranno decine di milioni di incassi fra sponsor, premi di partecipazione e merchandising, con Adidas fra le altre che, in particolare con la maglia away, contava di sfruttare l'onda lunga della Coppa del Mondo per aumentare la cifra d'affari. Non finisce qui: l'Italia, ancora una volta, lontana dal palcoscenico più importante potrebbe provocare una riduzione degli introiti pubblicitari in seno a RAI e DAZN, i due colossi televisivi che avevano investito nei diritti TV dell'evento. 

Qualcuno vuole una maglietta?

La FIGC, scrive il Corriere della Sera, a suo tempo aveva sottoscritto un contratto da 30 milioni di euro con Adidas per la sponsorizzazione tecnica. Una cifra messa nero su bianco, d'accordo. Con un grosso «ma», legato alle prestazioni: un malus di 9,5 milioni di euro per il 2026 in caso di assenza dal Mondiale. Un malus, purtroppo per l'Italia, realizzatosi nella tragica notte di Zenica. Non solo, la mancata vendita di magliette potrebbe costare un'altra decina di milioni, stando al Corriere, mentre potrebbero venir meno altri accordi commerciali. 

Sistema a rischio

E ancora: la Federcalcio internazionale, la FIFA, riconosce circa 9 milioni di euro quale premio di qualificazione a ogni nazionale che accede alla fase finale. Un premio che l'Italia, evidentemente, non incasserà. Come non incasserà gli assegni che la FIFA stacca a ogni passaggio di turno, fino ad arrivare a un massimo di 45 milioni per chi vince il Mondiale. La FIGC, come del resto fa l'Associazione svizzera di football, utilizza gli introiti delle nazionali per finanziare l'intero sistema. Non qualificarsi ai Mondiali, oltre a danneggiare gli Azzurri nell'immediato, potrebbe avere conseguenze sul movimento e sugli anni a venire.

DAZN e RAI a secco

E le televisioni? DAZN, piattaforma streaming, si è garantita l'esclusiva dei Mondiali 2026, in programma fra Canada, Messico e Stati Uniti. RAI, a ruota, trasmetterà una buona fetta di partite (35). La domanda, come nel 2018 e nel 2022, è sempre quella: chi, nel Belpaese, avrà voglia di guardare una competizione senza gli Azzurri? Il Corriere della Sera, al riguardo, riferisce che DAZN avrebbe speso fra i 35 e i 50 milioni di euro per trasmettere le 104 partite del maxi-Mondiale a 48 squadre in streaming, mentre la RAI avrebbe sborsato addirittura 100 milioni per la sua fetta, con una clausola in caso di eliminazione dell'Italia: uno sconto di 30 milioni. 

Un conto che supera i 50 milioni

Quindi, a quanto ammonta il conto finale? Il danno diretto, leggiamo, supera i 50 milioni di euro. Senza contare il danno per televisioni, portali e giornali, fra abbonamenti, vendite e pubblicità che evaporano, per tacere di bar e ristoranti. Uno, due, tre: il triplo suicidio sportivo degli Azzurri non fa male soltanto sul piano sportivo.

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