Un pomeriggio indimenticabile

Mattia Bottani: «A un certo punto, ho creduto di non farcela»

Una vittoria travolgente, sinonimo di Europa, chiude la stagione del Lugano, l'epopea di Cornaredo e la carriera del Pibe in bianconero - Il tecnico Croci-Torti, invece, guarda già al futuro
©CdT/Gabriele Putzu
Massimo Solari
17.05.2026 23:49

Cornaredo si congeda. Fra le lacrime di Mattia Bottani. E le emozioni, fortissime, di chi applaude o si unisce al pianto del figlio della città. Finisce la stagione 2025-26 di Super League, con l’obiettivo Europa raggiunto in modo travolgente. Tramonta, appunto, la storia gloriosa di due istituzioni bianconere: quella del vecchio stadio da un lato, fiero, nonostante i 75 anni di vita; quella del capitano e simbolo di un’era. Il 4-0 rifilato a un Basilea senz’anima rende il doppio strappo decisamente più sopportabile. Ancorché inevitabile, complici la AIL Arena all’orizzonte e il mancato accordo tra Pibe e società, ufficializzato da settimane. Al pubblico, presente con oltre 5.000 cuori per una partita carica di significato, non resta che un esercizio di equilibrio, tra nostalgia e realismo. Sì, perché agli archivi ci va un altro campionato positivo per la squadra di Mattia Croci-Torti, terza e dunque meritevole del secondo turno di qualificazione di Conference League. Non solo. È già tempo di guardare a un futuro avvincente, sul piano infrastrutturale e si spera sportivo. Le parole dell’allenatore, al proposito, sono sia promessa, sia messaggio inequivocabile alla dirigenza. Non ci sarà Mattia Bottani, e con lui mancheranno altri protagonisti del recente passato. Ma il valore dell’annata alle porte esige scelte tanto forti, quanto lucide.

Un crescendo insostenibile

Per l’intero pomeriggio, suggerivamo, sono stati lucidi pure gli occhi del «Botta». Omaggiato, osannato, abbracciato da compagni e tifosi. Il capitano del Lugano ha vissuto un crescendo insostenibile di emozioni. «Al momento della premiazione da parte della società, a ridosso del fischio d’inizio, ero abbastanza tranquillo» spiega il 34.enne ticinese, riavvolgendo il nastro di una giornata indimenticabile, iniziata e finita con l’amore di moglie e figli. «Quando il mister mi ha chiamato in avvio di ripresa e ho capito che stavo per disputare la mia ultima gara in bianconero, nell’ultima di Cornaredo, ho per contro rischiato di crollare». Mattia, al momento del cambio con Renato Steffen, si è portato le mani al volto. Ha esitato. «Ma ho tenuto duro». E quindi via, verso la mezz’ora più difficile di sempre con addosso la maglia di sempre. «Sono in ogni caso felice che la mia avventura con questo club e quella dello stadio di Cornaredo si siano concluse con una vittoria importante, sinonimo di Europa. La squadra, per quanto mostrato in questi mesi, meritava un epilogo del genere».

Un ultimo tiro da scagliare

Contro i renani, come detto, non c’è stata partita. Behrens ha tramortito l’avversario con due testate, mentre nella ripresa c’è stato spazio per le gioie di Steffen e Koutsias, con il greco dunque ultimo marcatore a Cornaredo nella storia del massimo campionato svizzero. A Bottani, invece, i dei del pallone hanno concesso l’ultima conclusione, attorno al novantesimo. «Purtroppo è finita alta, ed è un peccato: la mia testa, evidentemente, era altrove, anche se ho cercato sino all’ultimo di chiudere con un gol». In anticipo su un destino segnato, sarebbe venuto giù Cornaredo. Poco importa. Il tributo al campione è stato commovente. E a giusta ragione. «Ho dato tutto per questa maglia - osserva Bottani - e credo di aver lasciato un’impronta anche sul piano umano. Lo dimostrano l’affetto della gente e dei miei compagni, che mi hanno sostenuto in queste ore difficili a livello personale. Al proposito, ho apprezzato molto il discorso fatto da Steffen negli spogliatoi, prima della sfida. Sono dunque fiero dell’immagine di Mattia Bottani che resterà a tutto l’ambiente». In curva, a urlare il nome di un compagno di vita, c’era pure Jonathan Sabbatini: «Che effetto. Sabba mi è stato molto vicino in questo periodo. D’altronde si è ritrovato a gestire la stessa situazione». L’ex capitano, oggi, milita in Prima Lega. Che cosa attende, invece, il suo erede? «Ci sono stati dei contatti, più con squadre estere, che svizzere. Dovrò fare diverse valutazioni. Di certo, e lo ribadisco, penso di meritare un’occasione per riscattarmi».

Non solo Lustrinelli ha mercato

Il Lugano, da parte sua, si è riscattato alla grande a fronte di un inizio di stagione da brividi. Da formazione alla deriva a unica realtà della Super League in grado di accedere per cinque stagioni consecutive alle competizioni UEFA. «E il record di punti, da quando sono alla guida, mi spinge ad affermare che il nostro lavoro lo abbiamo fatto» sottolinea Croci-Torti. Per poi aggiungere: «Anche l’ultima prestazione è stata importante, di sicuro all’altezza di una domenica particolare per tanti motivi. Vedere Bottani così emozionato, per chi, come me, lo accompagna da anni, è stato un momento molto intenso. E poi ci sono state tante piccole storie individuali nel racconto finale di Cornaredo». Già. Una di queste narra proprio del Crus, che la prima partita sulla panchina bianconera - a Cornaredo e da allenatore ad interim - la visse guarda caso al cospetto dei renani. Un altro cerchio che si potrebbe chiudere oltre a quelli di stadio e Diez bianconero? Il tecnico momò fa un lungo respiro. Poi dosa attentamente le parole: «Essere allenatore del Lugano è qualcosa a cui tengo particolarmente. Qualcosa che mi rende felice. Qualcosa che, con l’avvento della AIL Arena, si trasformerà in un privilegio assoluto». Okay. Ma? «Come ogni giocatore, poi, le vie del mercato sono infinite anche per gli allenatori. E, no, vi assicuro che non occorre vincere il titolo per ricevere delle offerte. Basta arrivare terzo». Una dichiarazione esplosiva e un riferimento alle insistenti avances dell’Union Berlin per Mauro Lustrinelli, artefice del miracolo Thun. E a proposito. «Troppe volte, lungo la stagione, abbiamo fatto i complimenti ai bernesi» rileva sempre Croci-Torti: «Ora tocca a noi arrivare davanti a tutti. Dobbiamo farlo. Provare a farlo. In vista della prossima stagione, quindi, non possiamo permetterci di fare errori. A maggior ragione in estate, come accaduto quest’anno, con troppe dinamiche in grado d’influenzare quanto succedeva in campo. Sono grato alla società che, malgrado le turbolenze di allora, mi ha dato fiducia. A Lugano regna una stabilità preziosa che non andrà smarrita, e ciò nel quadro di un ricambio di giocatori comunque importante. Io sono già focalizzato sul prossimo campionato. Ma, nei prossimi giorni, il nome più importante dell’FC Lugano sarà quello del direttore sportivo Sebastian Pelzer». Lo faremo presente al diretto interessato, nell’odierna conferenza stampa di bilancio stagione. Dopodiché sarà tempo di voltare pagina. Senza Cornaredo. E senza Mattia Bottani. 

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