Mattia Croci-Torti: «Trasformiamo l'AIL Arena in una bolgia per fare grandi cose»

Ne possedeva già le chiavi, e pure da parecchio tempo. Ma a settembre 2021, per prendere possesso di Cornaredo, era entrato da un accesso sul retro. Mattia Croci-Torti, oggi, si appresta invece a spalancare la porta principale della AIL Arena, prendendo per mano il Football Club Lugano e i suoi tifosi. Lo fa, anche lui, dopo aver contribuito a trasformare un nuovo cantiere in una delle realtà calcistiche più convincenti in Svizzera.
Crus, che cosa ti mancherà di Cornaredo e che cosa, al contrario, sei felice di lasciarti alle spalle?«Ho frequentato Cornaredo sia da giocatore, sia da allenatore. E se c’è una sensazione positiva che non ha mai smesso di accompagnarmi è quella legata all’erba. La migliore in Svizzera, a mio avviso. Ho l’abitudine di passeggiare sul campo prima di ogni partita casalinga, osservandone per l’appunto la qualità, accarezzandolo. E, puntualmente, mi dico: «Wow, che bello giocare a calcio anche oggi». Questo elemento, non c’è dubbio, mi mancherà. Non proverò invece alcuna nostalgia della pista di atletica che ha sempre allontanato i giocatori e l’allenatore del Lugano dal loro pubblico. Il che rappresenta quasi un unicum a livello nazionale».
Hai già scovato, durante le tue visite oramai regolari, un angolo dello stadio di cui ti sei innamorato, un luogo che senti saprà darti un’energia particolare?«Mi riallaccio alla precedente risposta. Ciò che mi ha colpito della AIL Arena, a differenza del vecchio Cornaredo, è la prossimità della prima fila alle panchine e al terreno di gioco. A questa disposizione, che ci pone davvero a ridosso degli spettatori, e alle dinamiche che potrà creare non siamo assolutamente abituati. Ma è anche la caratteristica dello stadio che ho voluto subito verificare in occasione del mio primo sopralluogo».
Papà Giorgio e mamma Tiziana, che non si perdono un match casalingo, saranno sempre lì, alle tue spalle, a portata di saluto prima del fischio d’inizio?«Non so ancora dove prenderanno esattamente posto. Di sicuro, come accennato, anche i miei familiari si ritroveranno più vicini al rettangolo verde. Significa che dovrò prestare maggiore attenzione al mio vocabolario (ride, ndr.)».
Pure il tuo rapporto con i tifosi è autentico. Vi alimentate a vicenda, come benzina. La domanda è quindi inevitabile: ha già sognato la tradizionale esultanza sotto la curva, scandita dal grido «Crus Crus Crus»?«Più che fantasticare sull’esultanza a fine partita, mi è capitato di immaginare e visualizzare già la AIL Arena riempita in ogni ordine di posto. Ecco, il semplice riflettere allo stadio tutto pieno mi provoca sin d’ora una certa emozione e le farfalle allo stomaco. Tornando ai festeggiamenti che sono solito condividere con i tifosi con una certa dose di carica, vale la pena ricordare quando nacque il tutto. E cioè all’epoca della mia prima stagione da allenatore del Lugano, la 2021-22, segnata ancora dalla pandemia: complice lo spostamento degli spogliatoi, per entrare e uscire dal campo era infatti necessario sbucare dalla pancia della tribuna Monte Brè. E, appunto, quell’esultanza prese vita in quelle condizioni, grazie a un sostegno particolare, prima di spostarsi sotto la tribuna provvisoria a nord».
Che cosa ha rappresentato, lungo la tua gestione da allenatore della prima squadra, il cantiere della AIL Arena. Uno stimolo? Un traguardo? Una tappa intermedia per qualcosa di più grande?«Innanzitutto, ha costituito un’enorme pressione sulle spalle del sottoscritto. Vincere, a ridosso della votazione popolare di novembre 2021, era diventata una questione di responsabilità non solo sportiva. E il fatto di esserci riuscito consecutivamente in cinque occasioni, con tanto di storica eliminazione dello Young Boys negli ottavi di Coppa Svizzera, ha assunto un valore non indifferente. A seguito del cambio di proprietà, d’altronde, si trattava di creare anche un nuovo entusiasmo. Ecco perché mi tengo strette quelle settimane fatte di successi ed euforia. Passando all’avvio del cantiere e alle varie tappe che l’hanno resa vieppiù tangibile, beh, è ovvio che l’arena è poi diventata un obiettivo da raggiungere. A maggior ragione in un mondo, quello del calcio, che fatica tremendamente ad accettare gestioni tecniche superiori a un anno. Figuriamoci a cinque. Anche per questa ragione non avrei mai pensato di riuscire a spingermi sin qui, trasformando un sogno individuale in una splendida realtà».
In cinque stagioni, la tua squadra ha sempre chiuso nella top4. Sarebbe dunque sbagliato, e persino ingeneroso, equiparare il passaggio della tua squadra nella AIL Arena alla fine di un periodo da lavori in corso. Sbagliamo?«Questi anni sono stati sì un cantiere, ma hanno soprattutto comportato una serie di sfide per noi dello staff, per i giocatori, per tutte le persone della grande famiglia bianconera. E credo che a emergere, a consuntivo di questo periodo interlocutorio, scandito dalla realizzazione del nuovo stadio, sia stata una notevole capacità di adattamento e di flessibilità. Bisogna riconoscerlo: non abbiamo sempre lavorato in condizioni ottimali, ma la visione – meravigliosa – di ciò che ci aspettava, ci ha permesso di affrontare ogni situazione in modo elastico e camaleontico. La AIL Arena dovrà invece fare rima con continuità, in termini operativi e, naturalmente, di risultati».
Sei un allenatore ambizioso, che non ha mai nascosto il suo forte desiderio di portare il Lugano al titolo. In che misura, secondo la tua visione e la tua conoscenza della materia, uno stadio nuovo dovrebbe costituire uno degli strumenti più importanti nella cassetta degli attrezzi di un club che punta al titolo?«Non ci sono proprio discussioni su questo argomento: disporre di uno stadio moderno e funzionale, voluto espressamente per il calcio, mancava tremendamente in Ticino. La AIL Arena dovrà dunque fungere da molla per creare grande entusiasmo. Se c’è entusiasmo, d’altronde, è più facile che possano arrivare determinati risultati. Non a caso si è solito parlare di dodicesimo uomo, e quindi di dinamiche in grado di trascinare un intero ambiente. C’è poi un altro aspetto da non sottovalutare: uno stadio del genere può favorire l’arrivo di nuovi attori, attori anche importanti, grazie ai quali alzare il livello del Lugano, rendendolo ancor più competitivo».
Sei anche stato giocatore, e quindi come credi debba essere percepito, sfruttato anche, il nuovo impianto da chi lo vivrà sul campo?«In realtà, le vibrazioni create da uno stadio e dalla sua gente finiscono per essere cavalcate in modo inconsapevole dai giocatori. Come menzionavo prima, sarà piuttosto una questione di feeling e nuove dinamiche, pure a livello emozionale. Sono sicuro che questo impianto potrà trasformarsi in una piccola bolgia. E quando si creano delle piccole bolge è anche possibile plasmare dei grandi sogni. Basti pensare alla semifinale di Coppa Svizzera, vinta contro il Lucerna ai rigori, la più bella partita vissuta dal mio Lugano a Cornaredo. Ecco, e ora immaginatevi un match del genere in una struttura come la AIL Arena».
Eppure, negli scorsi mesi hai accennato – anche con un certo disincanto – al rapporto tra i luganesi (e ticinesi in generale) e le partite del FC Lugano. Siamo alla questione delle abitudini di un pubblico spesso attirato dal grande evento – dalle partite decisive di Coppa, appunto – ma non dalle fatiche di una stagione intera. Come invertire la rotta? Quanto spetta a voi, e quanto, invece, la AIL Arena deve rappresentare una scossa, quasi un richiamo a una presa di coscienza collettiva?«Andare allo stadio, innanzitutto, diventerà bello; provocherà una sensazione ancor più piacevole. Con il meccanismo del «grande evento», per contro, bisognerà continuare a convivere, provando però a declinarlo in più modi possibili. Ieri e in futuro, la Coppa continuerà a esercitare la sua magia, mentre oggi – dopo tanti anni in esilio – è giusto fare leva su un preliminare di Conference League. Me lo hanno chiesto in molti nelle scorse settimane. Dopodiché, anche il campionato di Super League è in grado di generare appuntamenti di grido, quando in palio c’è il vertice della classifica. Eccolo l’obiettivo a cui dobbiamo tendere il più possibile, di stagione in stagione, senza mai scordarsi che vi sono anche degli avversari».
A proposito di avversari. Qual è la partita che Mattia Croci-Torti sogna di vivere, da allenatore del Lugano, alla AIL Arena?«Senza dubbio, una partita di Champions League. Poco importa il nome degli sfidanti. Sentire quella musichetta, a Lugano, sarebbe fantastico. Da brividi. Anche perché, se il ranking dei club svizzeri rimane questo, esserci significherebbe verosimilmente aver già messo in cassaforte il titolo».
E chi segnerà il primo gol del FC Lugano nel nuovo stadio?«A questo interrogativo, forse, è meglio che risponda il mio direttore sportivo Sebastian Pelzer…».
