Il confronto

Michele Foletti e Martin Blaser, una partita vinta insieme

Il CEO bianconero e il sindaco di Lugano ripercorrono le tappe salienti del progetto, affrontato con sensibilità differenti, ma portato a termine con soddisfazione e orgoglio
©Samuel Golay
Massimo Solari
30.05.2026 06:00

Michele Foletti e Martin Blaser passeggiano sul prato della AIL Arena. La giornata è calda e soleggiata. E al nuovo stadio di Lugano non resta che scintillare. Di colpo si accendono anche gli impianti d’irrigazione: sì, è tempo di battesimi. Ci siamo. Prima di concedersi un pranzo con vista su un futuro sportivo ambizioso e, finalmente, all’avanguardia a livello infrastrutturale, il sindaco della Città e il CEO del club bianconero si godono ancora un po’ la superficie di gioco. Quando si accenderanno i riflettori, toccherà alla prima squadra e alle nazionali prendersi la scena. Michele Foletti e Martin Blaser, però, alcune partite decisive – ai fini della realizzazione e del completamento dell’opera – le hanno già disputate. Fianco a fianco. In qualità di proprietario e inquilino esclusivo dell’impianto. E il terreno sul quale i due, oggi, passeggiano e conversano affabilmente, a ben guardare, simboleggia alla perfezione la sfida intrapresa, portata avanti e infine vinta, da Lugano e dal Football Club Lugano, naturalmente in collaborazione con l’impresa generale HRS. Il manto della AIL Arena, infatti, è un ibrido cucito, composto per buona parte da erba naturale, e però rinforzato con fibre sintetiche al fine di garantire maggiore resistenza e, di riflesso, risposte migliori. Ebbene, allo stadio che prenderà il posto di Cornaredo, in fondo, è accaduto lo stesso. Ci è innanzitutto voluta la spinta delle autorità politiche e della popolazione, autentica e dal basso, per far germogliare un progetto tanto necessario, quanto atteso. Al suo perfezionamento, sinonimo di funzionalità, modernità e bellezza, ha poi contribuito in modo significativo il vertice della società bianconera: Joe Mansueto. 

Soddisfatti e orgogliosi, sindaco e CEO possono dunque accomodarsi allo stesso tavolo. È tempo di ripercorrere le tappe fondamentali di questa storia, e – appunto – di farlo insieme. La nostra mente, in tal senso, corre subito a una frase pronunciata da Blaser, il pomeriggio del 28 novembre 2021, con l’approvazione dei cittadini al PSE formalizzata solo da pochi minuti: «Adesso inizia il vero lavoro». Sono trascorsi quattro anni e mezzo. Il lavoro, adesso, è da ritenersi terminato? «Mi piace ricordare spesso quella dichiarazione» riconosce il massimo dirigente del FC Lugano: «La rivolsi al municipale Roberto Badaracco, con l’intento di far passare un messaggio: si trattava di capire, concretamente, in che modo si potesse ancora intervenire sul progetto accolto alle urne. Eccola, la grande sfida da affrontare. I margini esistevano e, a consuntivo, si sono tradotti in 146 migliorie. E quindi sì, la parte più consistente del lavoro è stata completata. «Se a maggio 2022, a ridosso della finale di Coppa Svizzera, affermai che la società aveva realizzato appena il 10% dei suoi piani, in questo momento direi che abbiamo toccato quota 70-75%. Ma sono certo che dal 5 giugno, quando la AIL Arena verrà inaugurata dalla Nazionale femminile, capiremo progressivamente che cosa potrebbe essere ancora utile fare. Insomma, ragioneremo in termini conseguenti. Perché uno stadio, dopo averlo costruito, bisogna farlo funzionare. Non vediamo l’ora, e siamo al contempo consapevoli che in vetrina – d’ora in avanti – ci sarà il club. Che cosa significa? Beh, che un indirizzo di posta elettronica denominato [email protected] va già messa in conto. È inevitabile, persino comprensibile. L’importante è assumersene la responsabilità». 

Ad assumersela, prima del passaggio di consegne avvenuto a marzo, era stata la Città. «Ed è chiaro che a fronte di un progetto del genere, dalla portata enorme, gli interessi tra partner non sono sempre stati identici» riconosce Foletti. «HRS, al proposito, rappresentava il terzo attore, e per alcuni aspetti i vincoli erano con la Città, mentre per altri l’interlocutore era unicamente FCL. Momenti di tensione, ad ogni modo, non ne abbiamo vissuti. Il dialogo è stato trasparente, talvolta anche franco, ma sempre nel rispetto dei ruoli e degli obiettivi. Per quanto concerne il Municipio, è evidente che la AIL Arena definitiva – la cui gestione è stata affidata al club bianconero – non presenta lo stesso volto del progetto che nel 2013 vinse il concorso internazionale d’architettura. Sarebbe stato uno stadio completamente diverso. Sulla questione vi sono state parecchie polemiche, ma non ci siamo mai nascosti, fornendo chiarimenti laddove richiesti dal Consiglio comunale o dalla popolazione. Il fatto che si trattasse di un partenariato pubblico-privato, in ogni caso, ha reso gli investimenti di Mansueto meno problematici. Da uno, i partner privati della Città sono diventati due. E ciò che conta, alla fine, è la soddisfazione per aver messo a disposizione della cittadinanza, e del Ticino tutto, uno degli stadi più avanzati d’Europa». Blaser annuisce e completa il discorso: «Proteggere i propri interessi, e come detto eravamo in tre ad averne, non è per forza negativo. Il ruolo del FC Lugano al tavolo delle trattative, evidentemente, è un po’ cambiato grazie agli ingenti investimenti prospettati per migliorare lo stadio. Avere più voce in capitolo, tuttavia, non equivale a rinunciare all’equilibrio, e cioè a un principio rivelatosi fondamentale nella gestione del triangolo Città-HRS-FCL». Foletti fa un esempio calzante: «Il contratto di locazione della AIL Arena ha richiesto intense negoziazioni con il club. E riuscire a partorire un accordo misurato è stato cruciale ai fini del successivo passaggio in Consiglio comunale. Far accettare il documento, così com’era, senza modificarne uno o più punti, era tutto fuorché scontato, poiché in questo tipo di operazioni il Legislativo tende a sentirsi scavalcato. Ma ce l’abbiamo fatta, evitando di ritornare ai piedi della scala, non da ultimo grazie alla bravura e all’opera di persuasione del collega Roberto Badaracco». 

A fare la differenza, nel calcio, sono i risultati. E quindi la capacità di conquistare - ancora e ancora - i 3 punti. Ironia della sorte, 3 sono anche i punti percentuali del moltiplicatore d’imposta comunale che – con il beneplacito del Legislativo e a partire dal 2026 - si è reso necessario aumentare per finanziare il PSE. «Ma alla fine del primo tempo stiamo già vincendo» commenta sempre il sindaco. «Le prime porte aperte organizzate al cantiere della AIL Arena e, di recente, al Palazzetto dello sport hanno registrato una grande affluenza. L’interesse e il desiderio di veder realizzate queste opere, da parte dei cittadini, sono tangibili. A maggior ragione a fronte di una comunicazione che, in merito all’incremento del moltiplicatore, è sempre stata chiara, pure in fase referendaria». Per Michele Foletti, i rischi più importanti, la Città se li è presi in precedenza. «Non dimentichiamo che la Swiss Football League era pronta a ritirare la licenza di gioco al FC Lugano, qualora il progetto non fosse partito. E in quel periodo, oltretutto, l’ex presidente Angelo Renzetti non sapeva quasi più dove sbattere la testa nel tentativo di cedere la società. I sedicenti investitori italo-brasiliani a cui erano state consegnate le chiavi del club, a giugno 2021, ce li ricordiamo tutti. Ci tremavano i polsi. Con lucidità e un ultimo, cruciale colpo di coda, Angelo ha però evitato il peggio, creando i presupposti per l’avvento di Joe Mansueto». 

L’imprenditore americano e proprietario del FC Lugano ha investito 18,4 milioni di franchi per portare la AIL Arena a un gradino superiore. E ciò senza mai perdere di vista la squadra di Mattia Croci-Torti, capace di vivere cinque stagioni da protagonista. «Per entrare in un nuovo stadio, d’altronde, è essenziale disporre di una formazione competitiva e all’altezza» sottolinea Blaser, alludendo a quanto avvenuto a Berna a inizio millennio, con la costruzione del nuovo Wankdorf accompagnata dalle ingenti spese, in seno allo Young Boys, di Bruno Marazzi. L’impatto dei ritocchi favoriti dal numero uno dei Chicago Fire, di certo, è eclatante nel settore hospitality. Il doppio livello di lounge dello stadio è stato curato nei minimi dettagli. Basta alzare lo sguardo, tra una domanda e l’altra posta ai nostri interlocutori. Tutti i 354 posti disponibili, non a caso, sono andati a ruba. Bene. Ma dalle tribune, in quanti si stringeranno attorno a Steffen e compagni? «Molto dipenderà dalla capacità di trasformare le partite del Lugano in un’esperienza per l’intera famiglia» rileva Michele Foletti. Per poi aggiungere con grande realismo: «Occorre creare una fame che vada oltre al campo, anche perché i nostri bianconeri – che ci auguriamo possano continuare a lottare per il vertice – non potranno mai contare sui campioni che militano nei top campionati europei. Ben vengano dunque gli ottomila posti, la misura corretta – a mio avviso – per alimentare un ambiente speciale». Martin Blaser conferma: «I numeri registrati da HC Lugano e HC Ambrì Piotta costituiscono un parametro sincero. In termini ideali, una media spettatori alla AIL Arena attorno alle 6.000 unità è dunque attendibile». 

A fare la differenza, e lo suggeriva bene il sindaco, saranno le emozioni. Quelle che, col tempo, si tramutano in ricordi indimenticabili. E allora, se dovessero citare un momento, o anche una sensazione, attraverso cui riassumere il valore dello stadio, a che cosa si aggrapperebbero Michele Foletti e Martin Blaser? «Io penso a un posto dove andare a urlare “Forza Lugano!” e lasciarsi trasportare dall’entusiasmo, riuscendo persino a slogarsi una spalla» afferma ridendo il municipale, rammentando l’infortunio subito in occasione della trionfale finale di Coppa del 2022. «Penso però anche a un teatro di incontri e di amicizia. Un luogo di socializzazione». Blaser, da parte sua, scava nella memoria. «Da ragazzo ero un tifoso del Grasshopper, ma non scorderò mai la finale di Coppa Svizzera del 1980, quando – insieme a un amico vallesano – assistemmo al successo del Sion ai danni dello Young Boys. Più che il match, mi rivedo ancora preparare con euforia e grande impegno uno stendardo da dedicare ai vallesani. Riallacciandomi alle parole di Michele, ritengo quindi che il valore di un’arena vada misurato soprattutto sul piano sociale. E in primis a favore delle giovani generazioni, che non possiamo permetterci di perdere, ragionando sul lungo termine. Le responsabilità delle società di calcio, su questo fronte, non vanno trascurate. Anzi». «E le iniziative del club nelle scuole e per i nuovi nati della regione, in questo senso, meritano senz’altro un plauso» affermaFoletti. 

Il presente, intanto, è inebriante. Le porte della AIL Arena si stanno spalancando. Il popolo bianconero è su di giri. «E omaggiare la popolazione con un weekend di porte aperte ci è da subito parsa la soluzione più giusta» rileva il CEO bianconero. «Senza i luganesi, non ci troveremmo qui oggi. Tributarli, appunto, era doveroso. La speranza, poi, è che si possa replicare l’effetto avvertito con la AIL Arena Experience Center, in piazza Cioccaro. E cioè approfittare dell’evento per dare ulteriore slancio alla vendita degli abbonamenti. Per comprendere il potenziale dello stadio, in effetti, occorre toccarlo con mano, viverlo da dentro. Siamo perciò felici di poter offrire questa esperienza a un pubblico vasto, e non per forza appassionato di calcio». Il 5 giugno, poi, toccherà alla Svizzera femminile rompere il ghiaccio. «Ed è un’ottima notizia» evidenzia il sindaco della Città: «A Lugano, da tanto, troppo tempo, mancava una partita di caratura internazionale. E ospitando il match delle rossocrociate, valido per la qualificazione ai Mondiali 2027, viene subito lanciato un segnale forte. Quello di uno stadio e di una città aperti sul mondo». 

E a proposito di aspirazioni. La chiacchierata con Michele Foletti e Martin Blaser si era aperta con una frase simbolica, pronunciata dal CEO del FC Lugano a margine del sì al Polo sportivo e degli eventi. Sempre Blaser, in giorni non sospetti, aveva sostenuto – palleggiando provocazione e buonsenso – che la conquista della Coppa era arrivata troppo presto e che il titolo, nel migliore degli scenari, sarebbe stato benvenuto a maggio 2026. I tempi, detto altrimenti, sono infine maturi per fare il prossimo passo. «Per quanto concerne la Coppa vinta nel 2022, la mia riflessione era motivata dall’impossibilità – considerate le contingenze – di cavalcare il successo. Ma ora è diverso. Sì, ora mi sento di confermare che disponiamo di ulteriori risorse grazie alle quali lottare per dei titoli. Senza, naturalmente, voler mettere pressione a tutto l’ambiente». Per diventare il sindaco del titolo, facciamo notare, Foletti dovrà però ricandidarsi alle elezioni comunali del prossimo anno. «Ho comunque avuto l’onore di essere stato il sindaco della Coppa» rileva il diretto interessato sorridendo. Alle sue spalle, la AIL Arena non smette di scintillare. Ci siamo. È tempo di battesimi. E di sogni da realizzare. 

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