«Mister AIL Arena? No, sono il suo diplomatico»

Di cognome fa Siffert. E Friburgo è il suo cantone di provenienza. Ma, no, di legami famigliari con il mitico Jo, indimenticato pilota svizzero di Formula Uno che segnò gli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, non ve ne sono. La sua corsa contro il tempo, tra accelerazioni e frenate, insidiose chicane e – infine – l’agognata e sventolante bandiera a scacchi, Philippe Siffert l’ha però vissuta sul cantiere del nuovo stadio. Con pieno trasporto. «E senza che fosse previsto» afferma il Project Owner AIL Arena per il Football Club Lugano. «A fine 2021, dopo cinque anni trascorsi alle dipendenze del Basilea, avevo deciso di mettermi in proprio. Quattro giorni dopo l’avvio dell’attività, ho ricevuto la telefonata di Martin Blaser (CEO bianconero, ndr.)». Eccolo il tornante improvviso. «Avrei dovuto dare una mano in via provvisoria, giusto un paio di settimane per ragionare su un potenziale protocollo operativo» rileva Philippe Siffert. «Dopo tre riunioni con la Città e HRS, ci siamo però resi conto dell’ampiezza e della complessità del tema. A maggior ragione poiché l’impresa generale ha confermato l’esistenza di margini per intervenire sui piani originali. La mia breve consulenza si è così trasformata nella presa a carico permanente del progetto. Mai, tuttavia, avrei pensato di ritrovarmi qui quattro anni più tardi».
Qui, oramai, fa rima con un’opera compiuta. «Ma non chiamatemi Mister AIL Arena» tiene subito a precisare Siffert. «Allo sviluppo di questo stadio, e soprattutto ai suoi dettagli, hanno lavorato tantissime persone. Per quanto mi concerne, ho agito al piano più alto, coordinando le diverse anime del progetto e facendo tesoro non di un’unica competenza, ma delle conoscenze affinate in più settori. E se proprio si volesse appiccicarmi un’etichetta, direi che potrebbe funzionare quella di «diplomatico». Ho infatti cercato di mettere d’accordo e rendere soddisfatti i vari stakeholder, trovando il giusto incastro alle rispettive esigenze. In gioco, d’altronde, c’erano diverse sensibilità e interessi non per forza collimanti al 100%: quelli di HRS, della Città e, naturalmente, del FC Lugano. Un triangolo, sì, e il sottoscritto al centro con l’obiettivo di mantenere la rotta corretta».
Siffert non usa giri di parole. «Alla fine, molto, se non tutto, ruota attorno ai soldi. E, in questo senso, siamo stati felicissimi di poter contare sugli incredibili investimenti di Joe Mansueto. In Svizzera, un’iniezione così importante di fondi, finalizzata al miglioramento di uno stadio, rappresenta e rappresenterà per molto tempo un’eccezione. Non solo. Come sottolineato a più riprese dal CEO Blaser, beneficiare di questi contributi supplementari, e valorizzarli, ha costituito una responsabilità enorme». Il proprietario americano del FC Lugano, per la precisione, ha reso possibili oltre 140 migliorie. «E dovete immaginare questi correttivi nel quadro di uno sviluppo costante» osserva Siffert, suggerendo la camaleonticità del suo ruolo. «Non basta analizzare dei piani e le loro modifiche per capire dove condurranno veramente. Anche ora, a consuntivo di quattro anni di lavori, mi capita di scorgere dei particolari rimasti nell’ombra sino a qui. E il discorso non cambia in prospettiva. Una volta inaugurata, la AIL Arena ci darà sicuramente modo di riflettere su tutta una serie di aggiustamenti supplementari».
E a proposito di riflessioni. D’immaginazione, anche. L’evoluzione del cantiere, a ridosso di Cornaredo, ha conosciuto fasi differenti. E a mutare, di riflesso, è stato pure il grado di pressione subito da Siffert e dai suoi collaboratori. Una pressione perenne, a volte educata, a volte asfissiante. «I primi due anni hanno richiesto uno sforzo soprattutto in termini pianificatori. Un esercizio e un lasso di tempo che ci hanno anche permesso di sognare un po’. La musica, invece, è cambiata una volta iniziato il cantiere. Da una piccola decisione, presa o meno, ne dipendono molte altre. Per esempio: se costruisco quel piccolo muro, poi, tornare indietro non sarà più permesso. E, appunto, l’avvicinarsi dell’inaugurazione ha comportato giornate sempre più intense. La mia flessibilità e moderazione, in questi frangenti, sono state senz’altro d’aiuto». Così come si sono rivelati preziosi i pareri di molteplici consulenti, forti di esperienze consolidate in altri stadi. «Peraltro, ne abbiamo visitati parecchi, e non solo in Svizzera. Si trattava di capire che cosa si fa bene altrove e che cosa, al contrario, andava evitato». E c’è un’arena per cui Philippe Siffert ha un debole? «C’è, eccome: il Vélodrome di Marsiglia. Non per la sua funzionalità, che non conosco, ma per il suo fascino estetico. Il suo impatto scenografico».
Bella, bellissima, è anche la AIL Arena. Il più moderno e attraente stadio del Paese. Siffert spiega perché: «Sono tutte le peculiarità dell’impianto, combinate fra loro, a renderlo speciale. Per quanto riguarda il design, ci muoviamo a un livello davvero altissimo. E però, di nuovo, non mi limiterei a citare i maxi-schermi più grandi in Svizzera per esaltare il prodotto finale. Abbiamo trovato il giusto equilibrio tra molteplici componenti alle quali, grazie anche al citato contributo di Joe Mansueto, è stata prestata la massima cura». Il Project Owner bianconero, come chi vi scrive, è tuttavia rimasto stregato dalla scalinata che porta al rettangolo verde. «Quei venti metri e le tribune subito lì, pronte ad abbracciarti, smuovono qualcosa». Riempirle, dopo aver trascinato il progetto, non sarà ad ogni modo compito di Philippe Siffert. «Ma a fronte di un’opera di perfezionamento di questa portata, e dei progressi che saprà favorire sul piano sportivo, mi auguro che la risposta del pubblico possa essere significativa».
Ad aprire le danze, il 5 giugno, non saranno in ogni caso i bianconeri. Toccherà alla Nazionale femminile, nell’ambito delle qualificazioni al Mondiale 2027, battezzare la AIL Arena. «Se m’intrufolerò tra i tifosi per cogliere le prime impressioni sullo stadio? Mi piacerebbe, ma non dipende solo da me» indica Siffert con il sorriso. Per poi svelare la lieta notizia. «A inizio giugno nascerà il mio primo figlio. Una bimba. Sarà lei, insomma, a stabilire quale delle mie due «creature» avrà la precedenza». Una splendida vittoria, in entrambi i casi.
