L'evento

Mondiali 2026 al via, ma fuori dall'Azteca il Messico protesta: scomparsi, insegnanti e diritti negati

Il carrozzone dei Mondiali sbarca a Città del Messico, ma fuori dallo stadio madri, insegnanti e lavoratori chiedono giustizia
©Jose Mendez
Marcello Pelizzari
11.06.2026 12:45

Da un lato le proteste. Dall'altro il potere, ovattante, del calcio o, meglio, dei Mondiali. Un carrozzone, volendo riprendere le parole del collega Massimo Solari, in grado di sedare, se non cancellare, lo sconcerto e le critiche. Ne sa qualcosa Città del Messico, sede della partita inaugurale fra la nazionale padrona di casa, El Tri, e il Sudafrica. Come nel 2010, a proposito di edizioni discusse, discutibili e polemiche. La narrazione di Gianni Infantino e, a ruota, dei Paesi coinvolti nell'organizzazione della Coppa del Mondo 2026 fa a botte con quanto sta accadendo fuori dall'Azteca, lo stadio che incoronò Pelé nel 1970 e Diego Armando Maradona nel 1986.

Le proteste, perché?

Appunto, che cosa sta accadendo fuori? Il Los Angeles Times, al tema, ha dedicato un reportage. Da tempo, madri di persone scomparse in Messico affiggono volantini e protestano nei pressi del citato Azteca. Hanno alzato e alzano la voce, a immagine di Ana Laura Velásquez Delgado, che ha cercato suo figlio Jesús per nove mesi finché un gruppo indipendente non l'ha informata di aver ritrovato il suo corpo in una fossa insieme ad altre 12 persone. Di qui la protesta. Rumorosa. «Chiediamo giustizia da quattro anni» ha detto Velásquez Delgado, originaria di Toluca. «Se tutti i soldi che il Messico sta spendendo per questo evento venissero spesi per cercare i nostri figli come li cerchiamo noi, farebbe una grande differenza» ha ribadito la donna. I resti di suo figlio sono stati ritrovati a pochi chilometri dallo stadio di Toluca, dove il Messico ha disputato la sua ultima amichevole pre-Mondiale.

Velásquez Delgado è una delle migliaia di donne unitesi a vari gruppi di protesta. Ai familiari dei messicani scomparsi, ribadisce il quotidiano losangelino, si sono uniti insegnanti, contadini, lavoratori dei trasporti, attivisti per i diritti degli animali e lavoratrici e lavoratori del sesso, le cui rivendicazioni vanno da salari e pensioni migliori agli attacchi alla mancanza di servizi per i cittadini, passando per la denuncia degli sgomberi che hanno lasciato i lavoratori senza casa. «Vogliamo mettere in evidenza che il Messico sta affrontando una crisi delle sparizioni e anche una crisi dell'impunità» ha detto Jorge Verasteguí González, che dal 2009 cerca suo fratello Antonio e suo nipote Antonio Jr., scomparsi nello Stato di Coahuila. «Probabilmente, a causa del suo coinvolgimento con la criminalità organizzata, il governo non vuole indagare sui responsabili» ha aggiunto Verasteguí González, il quale sospetta che entrambi i parenti siano stati vittime del cartello Los Zetas.

Lo slogan reinterpretato

La campagna promozionale dei Mondiali di Città del Messico, «La palla torna a casa», è un chiaro riferimento allo sport praticato dagli Aztechi, dai Maya e da altre comunità indigene messicane, oltre che alle precedenti edizioni dei Mondiali ospitate nel 1970 e nel 1986. I gruppi di attivisti hanno fatto loro questo slogan, appendendo striscioni lungo l'affollato Paseo de La Reforma con la scritta: «La palla torna a casa, e i nostri figli quando?».

A Guadalajara, un'altra città dei Mondiali che, giovedì sera, ospiterà la sua prima partita tra Corea del Sud e Repubblica Ceca, sono arrivati gruppi come il «Collettivo Luce della Speranza» per insistere sul tema delle persone scomparse. Oltre a protestare per le strade, propongono una versione tristemente attuale delle figurine dei Mondiali. Invece di mostrare i volti dei giocatori della nazionale messicana, le figurine del gruppo riportano i volti dei parenti scomparsi sopra le maglie della nazionale messicana.

La presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, si è concentrata sulla distinzione tra le sparizioni commesse dalla criminalità organizzata e quelle imposte da agenti dello Stato. Sheinbaum ha dichiarato che la sua amministrazione ha incontrato le famiglie degli scomparsi e che è stata efficace nello sradicare la corruzione all'interno dello Stato. Corruzione che, appunto, aveva portato a migliaia di sparizioni due decenni fa. Parole, tuttavia, poco convincenti alle orecchie di molti: la questione, in realtà, non sarebbe stata risolta, tant'è che molte persone risultano ancora scomparse mentre altre rischiano di essere rapite.

La causa degli insegnanti

La protesta, dicevamo, ha fatto convogliare più categorie di persone e lavoratori. Gruppi di insegnanti e i loro sindacati, scrive sempre il Los Angeles Times, hanno bloccato autostrade, abbattuto simboli dei Mondiali e occupato lo Zócalo, la Piazza della Costituzione, la principale piazza di Città del Messico, per chiedere condizioni di lavoro migliori, tra cui aumenti salariali e il ripristino di un sistema pensionistico pubblico. Fausto Enríquez García, insegnante e segretario della Sezione 22 del Sindacato Nazionale dei Lavoratori dell'Istruzione, è arrivato da Oaxaca per dare il via al movimento iniziato nel suo Stato il 25 maggio e che rappresenta più di 16.000 insegnanti. «È una lotta tra la borghesia e i lavoratori, ma come esseri umani abbiamo il diritto di vivere con dignità» ha detto, aggiungendo che lui e tutti gli altri insegnanti non sono contrari al calcio, ma piuttosto si oppongono alle aziende che hanno «tolto il calcio alla gente».

La rabbia degli insegnanti è stata catturata da alcuni filmati circolati con forza sui social. Video che hanno spinto la presidente Sheinbaum a dichiarare: «Non sappiamo se siano insegnanti o un gruppo che cerca di provocare». Sheinbaum ha detto che verranno installate transenne per evitare scontri tra polizia e manifestanti in Piazza della Costituzione. Oggi, durante la partita del Messico, l'accesso allo stadio e ai suoi dintorni sarà limitato ai soli possessori di biglietto. Come da regolamento.

La protesta dei ricchi...

Infine, c'è chi si è lamentato per essere stato sbattuto fuori dall'Azteca. Parliamo dei proprietari dei palchi o, se preferite, delle lounge. Uno dei ricordi più vividi di Roberto Ruano Ortega con suo padre, ribadisce il Los Angeles Times, è stato guardare Pelé ai Mondiali del 1970 dagli spalti dello Stadio Azteca. Nel 1975, suo padre acquisì i diritti di un palco dello stadio per 99 anni. Da allora, la famiglia ha assistito ai concerti di Michael Jackson ed Elton John, a una visita di Papa Giovanni Paolo II, alla vittoria di Julio César Chávez su Greg Haugen, a partite della NFL e alla famosa «mano di Dio» di Diego Maradona ai Mondiali del 1986. Pochi giorni prima della partita inaugurale, Ruano Ortega è finalmente riuscito ad assicurarsi i suoi posti per i Mondiali 2026. In base all'attuale contratto con lo stadio, i proprietari dei palchi hanno il diritto di assistere a tutti gli eventi dello stadio, di affittare i propri posti e di portare cibo dall'esterno. Secondo Ruano Ortega, né lo stadio né la FIFA hanno però permesso loro di esercitare tali diritti. «È un abuso, una mancanza di rispetto» ha detto Ruano Ortega, portavoce dell'associazione dei proprietari dei palchi. «La FIFA, lo stadio e nessun altro è al di sopra della legge messicana. Pretenderemo che venga rispettata».

Quando la FIFA accettò lo Stadio Azteca come sede dei Mondiali, non fu informata delle restrizioni imposte dai contratti dei palchi e dei posti di ingresso generale. I contratti riguardano 15.000 posti privati: 9.000 nei palchi e 6.000 nei settori a ingresso generale. Ogni proprietario di palco dispone di circa 10 posti che possono essere trasferiti, affittati o lasciati in eredità. Negli ultimi due anni, i proprietari dei palchi sono stati in disputa con gli amministratori dello stadio sui diritti relativi ai posti durante i Mondiali. L'associazione ha intentato una causa presso un Tribunale federale per garantirsi l'accesso. Oggi, alcuni proprietari prevedono di entrare nello stadio accompagnati da un notaio e da un'ordinanza del tribunale per evitare arresti o multe.

Un evento in antitesi

Questa sera, sotto i riflettori dell'Azteca, sfileranno lustrini, star e una festa pensata per il mondo intero. Ma basterà uscire dal mondo dello stadio, ovattato e ovattante, per ritrovare un altro Messico: quello delle madri che cercano i loro figli, degli insegnanti accampati sotto la pioggia, di chi chiede solo di essere ascoltato. Dentro, la palla torna a casa. Fuori, un intero Paese aspetta ancora che lo facciano i suoi cari.

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