Mondiali 2026, «gli iraniani possono entrare negli USA solo il giorno della partita»

Non si placa la polemica attorno alla partecipazione dell'Iran ai Mondiali. Ieri, il Paese ha denunciato un «trattamento discriminatorio». Nello specifico, le autorità americane hanno negato il visto a diversi membri della delegazione iraniana. E oggi si è espresso il presidente della federazione del calcio, Mehdi Taj: «Gli Stati Uniti hanno permesso alla nazionale iraniana di entrare nel Paese appena un giorno prima delle partite».
«Sabotaggio statunitense»
«I governanti americani sono così disprezzati che nessuno vuole andare in quel Paese – ha aggiunto il presidente della federazione del calcio iraniana, citato da Tasnim News –, ma i Mondiali si tengono lì e dobbiamo andarci. Non sappiamo fino a che punto continuerà il sabotaggio americano».
Per l'agenzia Fars, l'ambasciatore iraniano in Messico ha dichiarato che la nazionale iraniana è tenuta a entrare negli Stati Uniti il giorno stesso della partita per le tre gare della fase a gironi dei Mondiali che si disputeranno negli Stati Uniti per poi tornare in Messico – dove si trova il suo campo base – immediatamente dopo il match.
«Come facciamo?»
Secondo diversi media iraniani, Mehdi Taj figura fra le 15 persone cui (almeno fino a ieri) non è stato concesso il visto. Ci sarebbero pure il segretario generale e il vice-presidente della Federazione, il responsabile degli affari internazionali, quello della sicurezza, l'addetto stampa e persino l'analista e il responsabile della logistica. In altre parole, la spina dorsale della delegazione. «Il signor Trump dovrebbe rispondere a questa domanda: se l'allenatore e l'addetto stampa della squadra non sono presenti, chi dovrebbe partecipare alla riunione di coordinamento pre-partita?», ha chiesto Amir Mahdi Alavi, portavoce della Federcalcio iraniana, in un'intervista televisiva, precisando che è stata inviata una lettera alla FIFA.
Già ieri l'ambasciatore iraniano in Messico aveva spiegato che la nazionale iraniana dovrà entrare e uscire dagli Stati Uniti il giorno stesso delle partite. «Possiamo entrare in mattinata e dobbiamo ripartire lo stesso giorno», ha affermato davanti ai media a Tijuana prima dell'arrivo della squadra. Il portavoce della federazione aveva tuttavia indicato in precedenza che i giocatori, che hanno ricevuto visti per ingressi multipli, dovranno arrivare negli Stati Uniti un giorno prima della prima partita e due giorni prima per gli incontri successivi.
L'Iran è stato uno dei primi paesi a qualificarsi per i Mondiali, ma la sua partecipazione è stata messa in discussione dopo l'avvio degli attacchi israelo-statunitensi contro il Paese, il 28 febbraio. Le incertezze relative all'ottenimento dei visti hanno costretto la squadra a spostare il campo base da Tucson (Arizona) a Tijuana, in Messico. L'Iran disputerà la sua prima partita dei Mondiali il 15 giugno contro la Nuova Zelanda a Los Angeles, per poi affrontare il Belgio (il 21 a Los Angeles) e l'Egitto (il 26 a Seattle).

Il Messico intensifica la lotta ai falsari
Intanto, si moltiplicano i sequestri di magliette false in vista dei mondiali, mentre nelle strade di Città del Messico spuntano come funghi banchetti dove è possibile comprarle per pochi soldi. Decine di pacchi pieni di magliette da calcio ancora avvolte nel cellophane si sono accumulati in un magazzino di Città del Messico, ognuno con un'etichetta che recita «merce sequestrata».
Negli ultimi tre mesi, le autorità locali hanno sequestrato merce falsa per un valore di 1,3 milioni di dollari nella capitale messicana. Malgrado ciò, le vendite di merce contraffatta continuano a crescere vertiginosamente: l'aumento enorme dei prezzi dei biglietti e dei prodotti ufficiali ha infatti alimentato la domanda di soluzioni più economiche. Nel centro di Città del Messico, i venditori ambulanti offrono merce contraffatta sui marciapiedi, soprattutto magliette false delle squadre di Messico, Argentina e Colombia vendute a 10-20 dollari, circa un decimo del prezzo di una maglia ufficiale.
«I Mondiali sono quasi arrivati e vorrei tanto avere la mia maglia per quando il Messico vincerà», ha detto all'AFP Jorge Ruiz, ingegnere 27.enne, dopo aver acquistato due magliette contraffatte della nazionale del suo Paese per circa 40 dollari, una bianca e una verde. Ruiz ha evitato di andare in negozio, dove una maglia ufficiale realizzata in uno speciale tessuto antitraspirante costa quasi 200 dollari. Ruiz dice che la maglia ufficiale potrebbe valere la spesa per «qualcuno che è un grande tifoso», ma per lui è troppo cara. «La voglio solo per i Mondiali, per divertirmi».


