Mondiali 2026

Murat Yakin: «Il viaggio continua, guarderemo l'Argentina dritta negli occhi»

Il commissario tecnico della nazionale rossocrociata, artefice di un pezzo di storia, ripercorre emozioni e tensioni del match contro la Colombia e lancia con coraggio i quarti di finale - «Manzambi? La speranza di recuperalo rimane»
©KEYSTONE/PETER KLAUNZER
Massimo Solari
08.07.2026 06:00

La domanda è provocatoria e allo stesso tempo lecita. Come abbiamo fatto? Come ha fatto Murat Yakin a forgiare, nell'emergenza più totale, una Svizzera in grado di riscrivere la storia? Il commissario tecnico rossocrociato è visibilmente emozionato quando si presenta davanti ai giornalisti. Dalle farfalle nello stomaco alla pancia del BC Place di Vancouver il passo è breve. A non mutare, invece, sono orgoglio e soddisfazione. È anche la prima volta che la selezione elvetica, in un grande torneo, supera due turni nella fase a eliminazione diretta. Pazzesco. 

«Abbiamo lavorato per meritarci questo obiettivo» sottolinea Yakin in entrata. «Siamo cresciuti con il passare del torneo, correggendo i dettagli, compattandoci. E, alla fine, allargando lo sguardo, a spingerci ai quarti di finale di questi Mondiali è pure un processo che parte da lontano, con diverse tappe e progressi oggettivi». 

Sul più bello, però, il castello di buone intenzioni e il piano partita per superare la Colombia sono stati scossi violentemente. Yakin non fatica a riconoscerlo: «La defezione di Manzambi è stato uno choc. Ci ha fatto malissimo. Così come non sono stati d'aiuto i fastidi fisici di Vargas. Ma a emergere nelle avversità, ancora di più, è dunque stata la squadra. Non è stato facile modificare in extremis la nostra strategia. Penso per esempio a Jashari, gettato nell'acqua gelida, praticamente senza preavviso. Anche Ardon, però, ha fatto la sua parte, con grande dedizione, come avvenuto pure con i giocatori subentrati a partita in corso».

Restiamo su Manzambi. Sulla nostra stella. E veniamo alla domanda delle domande. Potrebbe essere recuperato contro l'Argentina, nei quarti di finale a Kansas City? «Difficile affermarlo ora. Ha subito un infortunio che necessita di un paio di giorni per essere inquadrato in modo definitivo. Johan non avverte particolari dolori, ed è una piccola, buona notizia. La speranza, insomma, rimane. Senza tuttavia poter fornire qualsivoglia garanzia».

Ad assicurarle, suggerivamo, è stato il collettivo. «Volevamo vivere il migliore Mondiale di tutti i tempi e abbiamo mantenuto la promessa» sottolinea Yakin: «Ogni duello vinto, nella battaglia con la Colombia, è stato cruciale. Dal primo minuto ho visto cuore e attenzione. E anche sul finale, in un momento delicato come i calci di rigore, nervi e freddezza non sono venuti meno. Anche a fronte delle provocazioni avversarie». Vero, Mina?

Ora ci attende l'Argentina. Una sfida tanto affascinante, quanto complicata. «È giusto assaporare il momento, ma il viaggio continua e vogliamo guardare dritto negli occhi anche i campioni del mondo in carica» conclude Yakin. L'artefice di una storia immensa.

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