Calcio

Murat Yakin: «Sì, abbiamo perso il controllo»

Il ct della nazionale rossocrociata mastica amaro: «È un pareggio che fa malissimo, ma non deve rimettere in questione il nostro gioco: siamo stati dominanti e però, ahinoi, anche tanto inefficaci»
©KEYSTONE/PETER KLAUNZER
Massimo Solari
14.06.2026 00:47

Smarrimento. In casa Svizzera regna lo smarrimento. E anche l'analisi, a margine del tremendo pareggio contro il Qatar, al debutto ai Mondiali 2026, non brilla per lucidità. Inevitabilmente. Si cerca di spiegare l'inspiegabile. Anche se, a ben guardare, così inaspettato il pareggio non è.

«Ma non si tratta di rimettere in questione l'impostazione della nostra partita, il modo in cui abbiamo giocato» premette Murat Yakin nella pancia della San Francisco Bay Arena. «Purtroppo, negli ultimi dieci minuti abbiamo perso il controllo. E fa male, malissimo. Anche perché siamo stati sostanzialmente noi a regalare palloni e fiducia all'avversario».

Sulla questione si esprime, con tono grave, pure capitan Granit Xhaka. Il tutto suggerendo concause e colpevoli della «Katarstrofe». «Le occasioni, è evidente, non ci sono mancate. Ma abbiamo vieppiù perso il ritmo, e questo non può succedere a questo livello. Tutti correvano senza meta, quando invece occorreva rispettare le proprie posizioni e fare solo quello che chiede l'allenatore. Occorreva pazienza, non per forza ricercare a tutti i costi il 2-0». Un attacco, dunque, indirizzato in particolare ai subentranti. Xhaka insiste: «Non so, non bisogna fare gli showman e fare tutto da soli. È un peccato. Che amarezza. Avrei voluto una giornata diversa. Ripeto: è una questione di disciplina. Se manca la disciplina, tutto diventa più difficile». 

Oddio, anche il numero 10 rossocrociato non esce benissimo dall'esordio nel Mondiale americano. Mai, lungo il match, Xhaka è stato in grado di vestire i panni del trascinatore. «Ma non sono assolutamente deluso dalla sua prestazione» replica il ct Murat Yakin. «Granit è il mio capitano, ha diretto gioco e compagni. Essere il leader, oltretutto, non rende per forza le cose più facili. Si è un osservato speciale. E, non a caso, abbiamo cercato a più riprese di renderci pericolosi passando da altri giocatori». 

Sulle scelte a partita in corso, il selezionatore invece prova a non scomporsi: «Siamo una squadra. E non mi metterò di certo ad attribuire la colpa di questo pareggio a chi è subentrato nella ripresa. Per altro, si è trattato di sostituzioni finalizzare a vivacizzare la squadra. Semplicemente dovevamo difendere meglio allo scadere. Va da sé, valuteremo se queste scelte e pure i cambiamenti nell'undici iniziale abbiano in qualche modo inciso sulla stabilità della squadra».

Yakin, in ogni caso, non dispera: «Abbiamo mostrato un calcio dominante. Ho visto buone combinazioni e soluzioni interessanti. Purtroppo, e i 27 tiri scagliati verso la porta del Qatar sono lì a testimoniarlo, non siamo stati efficaci e sufficientemente precisi. Non abbiamo ammazzato la partita. Di più: è mancata pure un pizzico di furbizia». 

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